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15 Maggio 2026
8:00

Il “mistero” del passo Dyatlov, l’incidente fu causato da una valanga a lastroni: lo studio scientifico

Nel 1959, nove escursionisti morirono al Passo Dyatlov negli Urali in circostanze apparentemente misteriose. Dopo decenni di teorie complottistiche, uno studio del 2021 ha accertato che una valanga a lastroni, causata da pendenze critiche e vento, provocò la tragedia.

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Il “mistero” del passo Dyatlov, l’incidente fu causato da una valanga a lastroni: lo studio scientifico
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Immagine realizzata con AI.

Immaginate nove escursionisti, una notte gelida con temperature inferiori –25°C, una tenda squarciata dall'interno e corpi ritrovati sparsi nella neve, seminudi, con ferite inspiegabili, privi di occhi o lingua e con tracce di radioattività. Sembrano gli elementi perfetti per un film dell'orrore ma questa, purtroppo, è vera storia dell'incidente del Passo Dyatlov avvenuto il 2 febbraio 1959 nei monti Urali, un apparente mistero che per oltre 60 anni ha nutrito teorie di ogni tipo, passando per esperimenti militari segreti fino ad arrivare agli alieni. La vicenda ha anche ispirato il film horror Il passo del diavolo. Recentemente, però, grazie a moderni modelli scientifici e a un inaspettato "aiuto" dal film d'animazione Disney Frozen, uno studio scientifico pubblicato su Communications Earth & Environment ha finalmente fornito una risposta razionale a questo enigma.

Cos’è accaduto: il caso del passo Dyatlov e la spedizione verso l'ignoto

Tra la fine di gennaio e i primi di febbraio del 1959, dieci giovani ed esperti scialpinisti, perlopiù studenti o neolaureati del Politecnico degli Urali, intrapresero una spedizione per raggiungere il monte Otorten, sotto la guida del ventitreenne Igor Dyatlov. Un membro del gruppo, Yuri Yudin, si ammalò però nei primi giorni e decise di tornare indietro – una scelta che, inconsapevolmente, gli salverà la vita. Gli altri nove proseguirono ma il 1 febbraio una forte tempesta di neve li mandò inavvertitamente fuori strada, facendogli deviare percorso e costringendoli a montare il campo base alle pendici del Kholat Syakhl, che nella lingua della tribù locale dei Mansi significa "Montagna della Morte".

Per montare la tenda su una superficie piana e proteggerla dal vento, i ragazzi scavano una trincea direttamente nel pendio innevato. Qualche ora dopo la mezzanotte, però, accadde qualcosa di terribile.
Passarono i giorni, e dei giovani escursionisti nessuna notizia: l'allarme venne lanciato il 20 febbraio dal loro istituto e ciò diede il via alle spedizioni di soccorso.

Il ritrovamento delle vittime dell’incidente del 1959

Il 26 febbraio i soccorritori fecero la prima drammatica scoperta: la tenda era stata abbandonata, mezza sepolta dalla neve, tagliata dall'interno e contenente ancora tutta l'attrezzatura e le scorte di cibo intatte. Seguendo le impronte dei piedi nudi che si allontanano, a circa un chilometro e mezzo di distanza vicino a un grande pino e ai resti di un falò, vengono rinvenuti i primi corpi, morti per ipotermia e vestiti solo con la biancheria intima.

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Resti delle tende rinvenuti durante le ricerche.

Ma il vero orrore emerge nel mese di maggio, quando i quattro corpi mancanti vengono scoperti in un burrone, sepolti sotto quattro metri di neve. Questi ultimi cadaveri presentano lesioni fisiche devastanti: costole e crani risultano frantumati, con traumi paragonabili a quelli di chi è vittima di violenti incidenti stradali ad alta velocità. Alla giovane Lyudmila Dubinina, ad esempio, mancano gli occhi, la lingua e i tessuti molli del viso e sui vestiti di due vittime si riscontrano persino tracce di radioattività.

Le prime ipotesi tra complotti e paranormale

Vista la natura così surreale della scena, negli anni sono spuntate decine e decine di teorie diverse. Le ipotesi più verosimili suggerivano un attacco da parte di orsi o della popolazione locale dei Mansi, oppure la cosiddetta "paranoia da valanga", secondo cui un forte rumore notturno avrebbe indotto i ragazzi a fuggire inutilmente in preda al panico. In piena Guerra Fredda poi, presero piede spiegazioni legate a cospirazioni militari: i giovani avrebbero inavvertitamente assistito a test di armi sovietiche segrete, oppure sarebbero stati investiti dall'esplosione accidentale di missili R-7 o uccisi dal KGB per coprire un incontro di spionaggio fallito. Non sono mancate, ovviamente, le piste più fantascientifiche o ai limiti dell'assurdo, come improvvise letali fluttuazioni della gravità, attacchi da parte dello Yeti, fulmini globulari, o persino interventi alieni, una teoria fomentata dal fatto che alcuni residenti e soccorritori affermarono di aver visto misteriose sfere luminose arancioni attraversare il cielo di quelle notti.

La possibile spiegazione scientifica: lo studio

Oggi la risposta è arrivata attraverso uno studio del 2021 pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Communications Earth & Environment dai ricercatori Johan Gaume dell'EPFL e Alexander Puzrin dell'ETH di Zurigo, confermando l'ipotesi della valanga a lastroni ritardata. Per lungo tempo questa tesi era stata scartata perché il pendio non sembrava abbastanza ripido e perché la valanga non è caduta subito dopo lo scavo della trincea per la tenda.

I nuovi modelli digitali, tuttavia, hanno evidenziato che in quel punto il pendio aveva un'inclinazione di ben 28°, un valore più che sufficiente a generare una valanga se si considera il preesistente e instabile strato di "neve da zucchero" – cioè di cristalli a bassissima coesione presente in quella zona. Il "ritardo" è stato invece innescato da fortissime raffiche di vento che per ore hanno continuato a trasportare e accumulare masse di neve al di sopra della tenda finché, raggiunto un peso critico, il lastrone di colpo ha ceduto.

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Rappresentazione schematica della valanga.

Per ricostruire le esatte dinamiche delle lesioni fisiche al torace e al cranio, il ricercatore Gaume si è spinto fino agli uffici di Hollywood per farsi prestare dagli studi animati Disney il simulatore algoritmico della neve creato per il celebre cartone animato Frozen. Inserendo nei modelli i dati dei crash test automobilistici della General Motors degli anni '70, la simulazione ha dimostrato che un pesante e compatto blocco di neve, precipitando a circa 2 metri al secondo, sarebbe perfettamente in grado di causare gravi fratture a persone sdraiate supine col torace schiacciato tra la neve e il pavimento rigido della tenda (dove avevano appoggiato i loro sci per isolarsi), pur senza ucciderle sul colpo. Questo spiega perché i ragazzi fuggirono in preda allo shock e al dolore, trascinando i compagni feriti prima di cedere al freddo estremo.

E per i dettagli più macabri? L'assenza degli occhi e della lingua di una delle escursioniste, trovata faccia in giù dentro un ruscello sotto la neve mesi dopo, è solo l'effetto combinato dell'esposizione prolungata agli elementi atmosferici e all'attività di animali spazzini dell'ecosistema locale. Anche la radioattività, dettaglio molto controverso ma spiegabile razionalmente, proveniva con ogni probabilità dalle reticelle al torio delle vecchie lanterne da campeggio o dai residui sulle giacche di due dei ragazzi che lavoravano in impianti nucleari dell'Unione Sovietica.

In conclusione, anche se l'incidente continuerà ad affascinare con i suoi toni sinistri e irrisolti, non sono serviti extraterrestri o complotti internazionali. È stata "solo" una brutale e fatale combinazione tra elementi topografici e meteorologici.

Sono un geologo appassionato di scrittura e, in particolare, mi piace raccontare il funzionamento delle cose e tutte quelle storie assurde (ma vere) che accadono nel mondo ogni giorno. Credo che uno degli elementi chiave per creare un buon contenuto sia mescolare scienza e cultura “pop”: proprio per questo motivo amo guardare film, andare ai concerti e collezionare dischi in vinile.
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