
Il pesce balestra (Balistes capriscus) è uno dei protagonisti della famiglia Balistidae, riconoscibile per una particolarità anatomica che gli ha regalato il nome: la prima pinna dorsale, formata da 3 raggi spinosi, si blocca in posizione eretta come il grilletto di un'arma medievale. Negli ultimi giorni se ne sente parlare sempre più spesso lungo le coste italiane, in particolare a causa di diverse notizie di cronaca relative a bagnanti morsi a pochi metri dalla riva, con un caso registrato a Pioppi (Cilento). Ma è davvero questa specie la responsabile? Per fare chiarezza su questi episodi e capire come comportarsi, ci siamo avvalsi del contributo tecnico del Prof. Francesco Tiralongo, esperto ittiologo dell'Università di Catania. Il pesce balestra, infatti, sta risalendo il Mediterraneo verso nord ed è noto per la sua spiccata territorialità a difesa del nido (non è in alcun modo tossico o velenoso). Capire la sua biologia è il modo migliore per condividere il mare con lui senza allarmismi.
Perché si chiama così? L'anatomia e il "grilletto" dorsale
Il pesce balestra ha un corpo ovaliforme, compresso lateralmente, con una testa proporzionalmente grande rispetto al resto e una bocca piccola ma armata di una serie di denti molto robusti e appuntiti. È proprio questa combinazione di caratteristiche anatomiche uno dei tratti che lo rendono subito riconoscibile in acqua.

Il vero segno distintivo, però, è la prima pinna dorsale, composta da tre raggi spinosi. Il primo raggio è molto più lungo e robusto degli altri due e funziona come una leva: in condizioni normali resta ripiegato in una sorta di tasca lungo il dorso, ma quando il pesce si sente minacciato lo erige di scatto. A quel punto il secondo raggio, più piccolo, si comporta esattamente come il grilletto di una balestra, bloccandosi contro il primo lo tiene rigido e impossibile da abbassare finché non viene "disinnescato". Questo meccanismo, come spiega il Museo di Zoologia Adriatica Giuseppe Olivi, ha due funzioni molto pratiche: permette al pesce di incastrarsi saldamente in una fessura tra le rocce per sfuggire a un predatore, e rende la sua sagoma troppo ingombrante e spinosa per essere ingoiata. Non a caso, in inglese, l'animale si chiama semplicemente triggerfish, "pesce grilletto".
L'habitat naturale: dalle barriere coralline al Mar Mediterraneo
I pesci balestra sono, in generale, animali di acque calde tropicali e subtropicali, spesso associati alle barriere coralline e ai fondali rocciosi fino a 50-100 metri di profondità. L’unica specie nativa dei nostri mari è il pesce balestra grigio (Balistes capriscus), quindi non è una specie aliena. È considerata autoctona del Mediterraneo, ma storicamente la sua presenza era comune solamente nelle zone più calde del bacino, tra Nord Africa, Sicilia e Mediterraneo orientale.

Quello che sta cambiando è la sua distribuzione. Con l'aumento delle temperature marine, il pesce balestra sta risalendo verso acque un tempo troppo fredde per lui, un fenomeno che gli esperti chiamano meridionalizzazione del Mediterraneo (diverso dalla "tropicalizzazione", che riguarda invece l'arrivo di specie realmente aliene). Negli ultimi anni le segnalazioni si sono moltiplicate lungo l'Adriatico, comprese le acque del Gargano, oltre che sulle coste centro-settentrionali italiane, dove un tempo l'incontro con questo pesce era occasionale.
A livello europeo la specie è inserita dalla IUCN Red List nella categoria Data Deficient (carente di dati), a conferma del fatto che l'espansione locale che osserviamo oggi nel Mediterraneo è un fenomeno in piena evoluzione e ancora da quantificare con esattezza.
L'aggressività e il morso: è pericoloso per l'uomo?
La possente dentatura del pesce balestra è fatta per rompere gusci di molluschi, crostacei e ricci di mare, di cui si nutre abitualmente sui fondali sabbiosi e rocciosi. È la stessa attrezzatura che, se applicata a una mano o un piede umano, può causare ferite. Detto questo, non si tratta di un animale che attacca l'uomo per predare o per pura aggressività: il suo è quasi sempre un comportamento difensivo. Il momento critico coincide con il periodo riproduttivo, tra la primavera e l'estate, quando l'animale difende il nido scavato nella sabbia. Entrambi i genitori partecipano alla sorveglianza: mentre la femmina presidia le uova da vicino, il maschio pattuglia il territorio a più ampio raggio. Questo significa che l'eventuale morso difensivo può provenire indifferentemente da entrambi i sessi.
In Italia, negli ultimi tempi, sono aumentate le segnalazioni di morsi ai bagnanti, con un caso di una certa gravità registrato a Pioppi, nel Cilento. Episodi come questo non raccontano di un pesce diventato improvvisamente "pericoloso", ma di un animale che protegge il proprio territorio e la prole in acque affollate da bagnanti e sub.
Tuttavia, prima di "puntare il dito" esclusivamente contro il pesce balestra, occorre cautela. Come precisa il Prof. Tiralongo, in assenza di osservazioni dirette dell’animale o di una documentazione fotografica dettagliata delle ferite, l’identificazione della specie responsabile va sempre formulata con molta prudenza. Ricerche recenti, documentate dallo stesso ittiologo e pubblicate in letteratura scientifica, hanno infatti dimostrato con certezza che molti dei morsi registrati a riva durante la stagione calda sono da attribuire a un'altra specie ben più comune: il sarago maggiore (Diplodus sargus), caratterizzata anch'essa da una robusta dentatura.

Che si tratti dell'uno o dell'altro, se il morso è già avvenuto, la prima cosa da fare è uscire dall'acqua. La ferita va poi lavata con acqua dolce pulita, disinfettata e coperta; vista la profondità che queste lesioni possono raggiungere, in caso di sanguinamento abbondante o segni di infezione è opportuno rivolgersi a un pronto soccorso.