
Un frammento dell'Odissea di Omero, risalente al 300 d.C., identificato come Utrecht Gr. Ms. B6.39a, è appena stato ritrovato: si tratta di un fatto rarissimo, ne esistono solo una trentina di simili in tutto il mondo. Questa porzione di manoscritto è emersa per caso nella Biblioteca dell'Università di Utrecht, nei Paesi Bassi: il Dott. Mark de Kreij ha infatti trovato un piccolo frammento di un codice in pergamena risalente al III o IV secolo d.C. Su questo lembo di pergamena sono trascritti alcuni versi del Libro XII dell'Odissea, in particolare l'episodio in cui il dio del sole Helios, o Elio, scopre che la flotta di Ulisse ha mangiato i suoi buoi sacri, compiendo un sacrilegio.
Il successo dell'Odissea di Christopher Nolan, l'epopea cinematografica in IMAX uscita durante l'estate, ha riportato all'attenzione mondiale il capolavoro di Omero, una delle opere letterarie più antiche del mondo giunte fino a noi, che narra il rocambolesco ritorno del re greco sull'isola di Itaca. L'interesse per questa grande opera letteraria, però, non è nuovo: come l'Iliade, l'Odissea è sempre stata molto apprezzata: è considerata dei capolavori del Canone occidentale, e già gli antichi la consideravano preziosa e la replicavano su manoscritto per conservarla.
Come l'Iliade, l'Odissea è divisa in 24 libri. Il dodicesimo è l'ultimo della narrazione interna di Ulisse, cioè quello che precede immediatamente il suo effettivo ritorno a Itaca. La narrazione dell'eroe inizia nel sesto libro, quando giunge sull'isola di Scheria, nella terra dei Feaci, dopo che una tempesta ha distrutto la sua nave e causato la morte dei suoi compagni. Una volta arrivato, nei libri dal nono al dodicesimo Ulisse racconta ai suoi ospiti il viaggio che lo ha condotto fino a lì, spiegando quindi gli incontri con i Lotofagi, il ciclope Polifemo, Circe e Calipso, per concludere con la perdita della sua nave. Questa era a sua volta causata dal fatto che i suoi compagni avessero mangiato i buoi del dio Sole, Elio, scatenando su di sé una tempesta terribile.

I versi presenti nel manoscritto Utrecht Gr. Ms. B6.39a descrivono proprio il momento in cui Elio scopre ciò che i compagni di Ulisse hanno commesso. Questo evento segna il punto più critico del viaggio ormai decennale verso casa, così come l'inizio della missione di vendetta del re di Itaca contro gli uomini che tentano di impadronirsi del trono sposando sua moglie Penelope. È un vero momento di svolta nell'Odissea, non a caso posto a metà dei ventiquattro libri che compongono l'opera.
Dalla metà del Novecento, l'Università di Utrecht ha raccolto una collezione di manoscritti paleocristiani dagli eredi dello studioso tedesco Carl Schmidt. La maggior parte di questi testi era redatta su pergamena in lingua copta – l'egiziano scritto utilizzando l'alfabeto greco -, ma la raccolta comprendeva anche alcuni papiri egizi e greci. È proprio tra questi materiali che si trovava un frammento scolorito e danneggiato, inizialmente considerato un frammento di scarso interesse, caratterizzato da una scrittura minuta e ordinata. De Kreij lo ha trovato e ha riconosciuto subito alcune parole tipiche dell'epica omerica: a una nuova ricerca, è arrivata la conferma che quei versi appartenevano davvero dell'Odissea. "È davvero notevole che un simile frammento si trovasse semplicemente da qualche parte a Utrecht, senza che nessuno ne fosse a conoscenza", ha dichiarato De Kreij a RTV Utrecht.
Ma di che edizione dell'Odissea? La pagina, scritta su entrambi i lati, faceva parte di un'edizione tascabile dell'Odissea completa delle dimensioni di un circa 15 x 10 centimetri (più o meno come un e-reader di libri attuale), appartenuta probabilmente a un appassionato di Omero residente nell'oasi del Fayyum (cioè nel deserto Libico-Nubiano, in Egitto) intorno al 300 d.C.

Questo non è però il più antico frammento dell'Odissea giunto fino a noi: il Metropolitan Museum of Art di New York possiede un frammento di papiro egizio risalente al periodo compreso tra il 285 e il 250 a.C. che contiene versi del ventesimo libro, inclusi tre che non compaiono nel testo standard (cosa che dimostra come nell'antichità circolassero diverse versioni dell'Odissea). Donato al museo nel 1909 dall'Egypt Exploration Fund, il frammento è oggi esposto al Met non lontano da altri sei oggetti legati all'Odissea, tra cui una coppa e un affresco.