
Qualche mese fa un pescatore ha catturato un esemplare insolito lungo la costa di Nardò, in Puglia, nelle acque dello Ionio vicino all'Area Marina Protetta di Porto Cesareo. Il pesce somigliava a una ricciola comune (Seriola dumerili), specie ben nota ai pescatori del Mediterraneo, ma con alcune differenze morfologiche abbastanza evidenti da insospettire chi la conosce bene. Il pescatore ha contattato i ricercatori, che dopo le analisi hanno identificato l'esemplare come Seriola quinqueradiata, la cosiddetta ricciola giapponese: una specie nativa del Pacifico nord-occidentale che non era mai stata registrata nel Mediterraneo. Lo studio che documenta la scoperta è stato pubblicato nel 2026 sulla rivista scientifica Acta Adriatica da un team guidato dall'Università di Catania. Poche settimane dopo, lo stesso pescatore nella stessa zona ne ha catturata una seconda, più grande. Due individui pescati in meno di due mesi nella stessa area rappresentano un dato sufficiente per pensare a un evento di introduzione, per quanto sia ancora prematuro parlare di una popolazione stabile. D'altronde, i nostri mari non sono nuovi all'arrivo di specie aliene: basti pensare al granchio blu o al pesce scorpione, avvistato di recente proprio nelle stesse acque pugliesi.
Cos'è la ricciola giapponese e dove vive normalmente
Seriola quinqueradiata appartiene alla famiglia dei Carangidi, la stessa a cui appartiene la ricciola comune. Nel Mediterraneo sono già presenti quattro specie del genere Seriola: S. dumerili, S. rivoliana, S. fasciata e S. carpenteri. La ricciola giapponese sarebbe la quinta, e l'unica di origine pacifica. Il suo areale naturale si estende lungo le coste del Pacifico nord-occidentale: dal Mare della Cina Orientale e dal Mar del Giappone fino alle acque costiere giapponesi e coreane, con movimenti stagionali legati principalmente alla temperatura superficiale del mare e alle correnti oceaniche.

Gli adulti sono predatori pelagici (cioè vivono in acque aperte, non sul fondo) capaci di percorrere lunghe distanze in modo stagionale. I giovani, invece, trascorrono le prime settimane di vita associati ad alghe galleggianti alla deriva, che fungono da rifugio e da vettore di trasporto passivo.
Come si distingue dalla ricciola comune e come è stata identificata
Le specie del genere Seriola si assomigliano moltissimo, al punto che negli ambienti di pesca vengono spesso confuse. Per distinguere con certezza la ricciola giapponese (S. quinqueradiata) dalle "cugine" mediterranee, i ricercatori analizzano specifici caratteri diagnostici che riguardano le proporzioni fisiche, i colori e la morfologia di precise strutture anatomiche.
Uno dei tratti chiave per l'identificazione è la sopramascella: in S. quinqueradiata quest'osso, che delimita la parte posteriore della bocca, è particolarmente largo, presenta un angolo postero-dorsale quasi retto e si estende all'indietro fino a raggiungere circa la metà dell'orbita oculare. Nelle specie mediterranee, al contrario, assume una forma molto più affusolata.

A livello fisico, la specie pacifica presenta un corpo allungato e moderatamente compresso, con branchiospine lunghe e appiattite e una pinna caudale profondamente biforcuta. Anche il conteggio esatto delle spine e dei raggi (sia della pinna dorsale che di quella anale) risulta determinante per confermare la diagnosi. Infine, da viva, questa ricciola ha una tipica striscia longitudinale gialla che corre dal muso fino alla coda attraversando l'occhio (che sbiadisce con il tempo).

L'identificazione definitiva dell'esemplare catturato a Nardò è avvenuta combinando l'analisi morfologica con il DNA barcoding: un metodo che consiste nell'isolare e sequenziare un breve frammento del gene mitocondriale COI (citocromo c ossidasi, subunità I), la cui sequenza è specifica per ogni specie e funziona come un identificatore molecolare. Il frammento sequenziato (644 paia di basi) è stato confrontato con il database internazionale GenBank: la corrispondenza con sequenze di S. quinqueradiata era del 99,84%, con copertura del 100%. L'analisi è stata ulteriormente confermata costruendo un albero filogenetico con le sequenze di tutte le specie congeneri disponibili nel database, nel quale il campione pugliese si raggruppa chiaramente con le ricciole giapponesi.
Il primo esemplare aveva un peso eviscerato di 587 grammi e una lunghezza alla forca di 35,5 cm, dimensioni compatibili con un individuo giovane (la specie può superare i 100 cm). Il secondo, catturato il 23 marzo 2026 nella stessa area, misurava 60 cm per 2.580 grammi, ed è stato consumato dal pescatore prima di poter essere analizzato, l'identificazione in questo caso si è basata sulle fotografie, che mostravano caratteristiche morfologiche esterne coerenti con quelle del primo esemplare.
Un business miliardario: acquacoltura e mercato
Dal punto di vista economico, parliamo di una delle specie ittiche d'allevamento più importanti al mondo. In Giappone è un'autentica istituzione gastronomica: conosciuta come hamachi da giovane e buri da adulta, è un prodotto di altissimo pregio consumato rigorosamente crudo, ingrediente fondamentale per sushi e sashimi. L'acquacoltura, come spiega il Ministero della Salute, consiste in una vera e propria produzione controllata di organismi acquatici, come pesci, molluschi e crostacei. Questa pratica si sviluppa secondo due modalità principali. La prima è l'acquacoltura estensiva, che si limita a sfruttare la produttività naturale dell'ambiente in cui gli animali crescono. Al contrario, l'acquacoltura intensiva spinge la produzione oltre i limiti naturali del bacino: aumentando in modo massiccio la densità degli animali allevati, si rende indispensabile un'integrazione artificiale dell'alimentazione, fornendo regolarmente dall'esterno mangimi formulati o cibo naturale.
Come riportato dai dati FAO, l'allevamento di questa specie ha radici storiche negli anni '30, ma ha conosciuto un vero boom commerciale negli anni '60 grazie all'invenzione delle gabbie di rete galleggianti. Oggi il mercato è quasi totalmente assorbito dalla domanda interna e il Giappone detiene di fatto il monopolio assoluto della produzione mondiale, affiancato solo da una piccolissima quota in Corea del Sud. Tuttavia, dopo il picco storico di quasi 170.000 tonnellate toccato nel 1995, oggi i volumi si sono stabilizzati tra le 130.000 e le 160.000 tonnellate annue. Il valore globale dell'allevamento di ricciola giapponese nel 2004 è stato di 1.276 miliardi di dollari, ma attualmente la redditività è minacciata dall'aumento dei costi operativi.
Come potrebbe essere arrivata nel Mediterraneo
Non esistono prove dirette sul percorso seguito dagli esemplari catturati, ma i ricercatori hanno identificato tre scenari plausibili sulla base di quanto noto sulla biologia della specie e sui vettori di introduzione già documentati per altre specie aliene nel Mediterraneo.
Il primo è il trasporto tramite acque di zavorra. Le grandi navi da carico imbarcano acqua marina per stabilizzarsi durante la navigazione e la rilasciano nel porto di destinazione. Nelle acque di zavorra possono trovarsi uova, larve e organismi microscopici di qualsiasi specie. Poiché S. quinqueradiata depone uova pelagiche nelle acque costiere, l'introduzione involontaria attraverso questo vettore non è da escludere. Il secondo scenario riguarda le attività di acquacoltura. La specie, come abbiamo visto tramite i dati FAO, è intensivamente allevata in Giappone e in altri paesi dell'Asia orientale. La globalizzazione del settore ha aumentato i casi di traslocazione accidentale o non dichiarata di specie vive tra bacini diversi. Non risulta che S. quinqueradiata venga allevata nel Mediterraneo, ma non si possono escludere introduzioni sperimentali su piccola scala o impianti privati. Il terzo scenario, considerato meno probabile, è il rilascio deliberato o accidentale legato al commercio di animali vivi o al trasporto in acquari. Date le dimensioni della specie e il suo utilizzo prevalentemente commerciale, questo percorso è ritenuto marginale rispetto ai primi due. La dispersione naturale transoceaniaca dal Pacifico al Mediterraneo è considerata praticamente impossibile. Non esistono connessioni dirette tra i due bacini, e nessuna osservazione storica suggerisce movimenti spontanei di questa specie in direzione dell'Atlantico o del Mediterraneo.
Questo avvistamento resterà un caso isolato o la ricciola giapponese è destinata a riapparire in modo più strutturato? Per capirlo, i ricercatori sottolineano la necessità di ulteriori monitoraggi. La scoperta, infatti, è l'ennesima prova di come la biodiversità del Mediterraneo si stia rimodellando rapidamente, sotto la spinta delle attività umane e del cambiamento climatico. Ecco perché la citizen science e le segnalazioni dirette dei pescatori saranno sempre più fondamentali.