
Con 416 voti a favore, 169 contrari e 22 astensioni, il Parlamento Europeo ha dato il via libera all'apertura di negoziati tra istituzioni UE per introdurre l'euro digitale, con l'obiettivo di raggiungere un accordo condiviso entro il 2026. In concreto, il voto del Parlamento ha confermato la decisione presa il 23 giugno dalla commissione per gli Affari economici e monetari (ECON), respingendo le obiezioni presentate dai gruppi conservatori (ECR), sovranisti (PfE) e dall'ESN, che si opponevano all'avvio delle trattative.
Le prime discussioni con il Consiglio dell'UE e la Commissione Europea inizieranno già il 13 luglio: il processo per raggiungere un accordo definitivo inizierà quindi subito, con i rappresentanti delle tre istituzioni che si concentreranno su tre provvedimenti legislativi: l'euro digitale, gli appalti pubblici e i fornitori extra-UE.
In questo modo, l'euro digitale potrebbe diventare operativo a partire dal 2029, senza sostituire il contante: tra gli obiettivi di questo nuovo strumento c'è anche quello di ridurre la dipendenza dai circuiti di pagamento extra-UE, controllati per la maggior parte da aziende statunitensi.
Cosa succede adesso: al via i negoziati tra istituzioni per un accordo
Come anticipato, il 13 luglio si terrà la prima riunione fra le tre istituzioni, il cosiddetto “trilogo”: a guidare la delegazione del Parlamento europeo sarà lo spagnolo Fernando Navarrete Rojas (PPE), relatore del provvedimento, che dovrà negoziare con la presidenza irlandese del Consiglio dell'UE, che rappresenterà gli interessi degli Stati Membri. Come riportato sul sito ufficiale, i punti su cui il Parlamento UE intende negoziare sono:
- L'euro digitale sarebbe una nuova forma di moneta elettronica emessa dalla Banca Centrale Europea (BCE) e funzionerebbe sia online che offline;
- Nell'euro digitale sarebbero integrate delle garanzie per la privacy. Le transazioni verrebbero verificate senza esporre dati personali, che sarebbero trattati solo nella misura strettamente necessaria al funzionamento del sistema;
- La maggior parte delle aziende sarebbe tenuta ad accettare l'euro digitale. Farebbero eccezione i lavoratori autonomi e le piccole e microimprese che non accettano altri metodi di pagamento digitali;
- I servizi di base, come l'apertura di un conto, la detenzione e la gestione dei fondi e l'accesso ad almeno uno strumento di pagamento, sarebbero gratuiti;
- Per proteggere il sistema finanziario, verrebbe imposto un limite alla quantità di euro digitali che ogni individuo potrebbe detenere;
- Alle banche e ai fornitori di servizi di pagamento (PSP) dei Paesi dell'UE non aderenti all'euro sarebbe consentito di distribuire l'euro digitale;
- I paesi dell'area euro sarebbero obbligati a mantenere accessibile il contante, le imprese non potrebbero vietarne l'uso e gli Stati membri dovrebbero monitorare regolarmente la disponibilità di contante, con particolare attenzione ai gruppi vulnerabili, come gli anziani, le persone a basso reddito e coloro che non hanno accesso al sistema bancario tradizionale.
L'obiettivo istituzionale è quello di completare l'intero iter legislativo entro la fine del 2026, arrivando quindi a un accordo condiviso dalle 3 istituzioni.
Come riportato anche dalla Banca d'Italia, parallelamente alle discussioni tra le istituzioni europee, l'Eurosistema proseguirà il suo lavoro di progettazione e sperimentazione. In questo ambito, la Banca d'Italia sarà attivamente coinvolta, insieme alla BCE e alle altre banche centrali dell'area euro, nella preparazione tecnica del progetto.
Cosa cambierebbe con l'euro digitale
L'euro digitale sarebbe una nuova forma di moneta elettronica emessa direttamente dalla Banca Centrale Europea. Per capire come funzionerebbe, il meccanismo è più semplice di quanto si possa pensare: allo stesso modo in cui oggi si prelevano contanti da un bancomat (con il saldo del conto che scende e si ricevono banconote cartacee), con l'euro digitale si convertirebbe il denaro del conto corrente in moneta digitale, da conservare in un portafoglio digitale (i cosiddetti wallet).
Non si tratta, però, di una sostituzione del contante. L'euro digitale si affiancherebbe ai mezzi di pagamento già esistenti, offrendo un'opzione in più.
Nella pratica quotidiana, l'euro digitale potrebbe essere utilizzato per i pagamenti nei negozi, online e per i trasferimenti di denaro da persona a persona, sia in modalità online che offline. Sarebbe utilizzabile in tutto il territorio dell'eurozona, senza costi aggiuntivi per i pagamenti transfrontalieri.
Questo significherebbe un vantaggio concreto, ad esempio, per chi viaggia in un altro Paese dell'area euro e deve spesso affidarsi al contante per evitare commissioni bancarie. Tra le funzionalità aggiuntive previste dalla BCE ci sono anche i pagamenti ricorrenti (come l'affitto mensile) e quelli condizionali, in cui il pagamento si conclude solo al verificarsi di determinate condizioni (ad esempio, la consegna di un prodotto ordinato online).
L'introduzione dell'euro digitale è discussa da tempo all'interno dell'UE: tra gli obiettivi c'è sicuramente quello di permettere una maggiore autonomia e ridurre la dipendenza dai fornitori extra-UE di servizi di pagamento. Oggi, infatti, i circuiti bancari che utilizziamo per pagare i nostri acquisti con carte di credito o bancomat sono riconducibili a compagnie statunitensi: con l'introduzione dell'euro digitale, l'Unione punta quindi a ottenere maggiore autonomia internalizzando il sistema, esattamente come sta succedendo per i motori di ricerca alternativi a Google.
Va detto, però, che sono numerosi gli scettici dell'euro digitale, che temono che lo strumento possa essere utilizzato per tracciare tutti i pagamenti all'interno dell'Unione, limitando di fatto l'utilizzo di contanti, causando al tempo stesso risvolti negativi per la concorrenza con banche e istituti finanziari.
Non a caso, uno dei punti centrali della posizione del Parlamento UE riguarda la privacy: le transazioni verrebbero verificate senza esporre i dati personali degli utenti, che sarebbero trattati solo nella misura strettamente necessaria al funzionamento del sistema.
Per tutelare la stabilità finanziaria ed evitare deflussi eccessivi di depositi dalle banche, verrebbe poi fissato un tetto massimo alla quantità di euro digitali detenibili da ciascun individuo (anche se l'importo esatto è ancora da negoziare). Infine, anche le banche e i fornitori di servizi di pagamento dei Paesi UE fuori dall'eurozona (come Svezia, Polonia e Repubblica Ceca) sarebbero autorizzati a distribuire l'euro digitale, con l'obiettivo di creare un sistema di pagamento paneuropeo e ridurre la dipendenza da circuiti extra-UE.