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9 Giugno 2022
12:30

Il terremoto più grande della storia è quello di Valdivia del 1960

Il terremoto più forte della storia è quello di Valdivia, in Cile, del 22 maggio 1960. La scossa fece registrare una magnitudo di 9.5 e durò per 13 minuti.

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Il terremoto più grande della storia è quello di Valdivia del 1960
cile-terremoto

Era il 22 maggio 1960 quando il Cile venne improvvisamente colpito da un violentissimo sisma, passato alla Storia come terremoto di Valdivia o di Bío Bío (rispettivamente la città e la regione maggiormente colpite). Il sisma fu così violento da raggiungere una magnitudo 9.5, facendo tremare la terra per 13 interminabili minuti – e proprio per questo motivo è considerato non solo il terremoto più forte ma anche quello più duraturo mai registrato. In realtà, anche se viene chiamato "di Valdivia", non dobbiamo immaginarlo come un sisma localizzato solo in quell'area: il grande terremoto del Cile distrusse centri abitati per centinaia di km lungo tutta la costa cilena, colpendo anche diversi comuni nell'entroterra. In più, nelle ore successive al terremoto, le coste del Pacifico vennero anche colpite da un violento tsunami, aggiungendo altri danni ad una situazione già catastrofica.
In termini di danni, si stimano più di 1600 vittime e circa 3000 feriti nel solo Cile meridionale.

Caratteristiche del terremoto di Valdivia

Come riportato dall'USGS, il sisma si verificò alle ore 23:11 del 22 maggio 1960 con un epicentro in prossimità della città di Valdivia (coordinate 38.143°S, 73.407°O). Si trattò di un sisma superficiale, dal momento che l'ipocentro è stimato a circa 25 km di profondità. La zona di rottura del sisma si snoda per oltre 800 km lungo la costa cilena, andando da Arauco (latitudine 37°S) fino all’arcipelago di Chiloé (latitudine 45°S).
Questa rottura della faglia si è verificata principalmente in direzione Nord-Sud, a una velocità stimata attorno ai 3,5 km/s. L'intero processo di rottura è durato all'incirca 4 minuti mentre il sisma è proseguito ininterrottamente per 13 minuti.

Valdivia terremoto satelite
Credit: USGS.

Lo tsunami di Valdivia

Circa 20 minuti dopo il termine del terremoto, un violento tsunami colpì le coste cilene più vicine all'epicentro con onde alte fino a 25 metri. Lo tsunami in realtà si propagò anche lungo il resto delle coste pacifiche, raggiungendo le Hawaii dopo circa 15 ore con onde alte una decina di metri e la Nuova Zelanda con onde tra i 5 e 10 metri. Pensate che proprio nelle Hawaii, a Waiakea, lo tsunami causò ben 61 vittime e la distruzione di diversi centri abitati.
Dopo questo evento si decise quindi di realizzare un sistema di allerta rapido che coinvolgesse l'intero Oceano Pacifico: questo entrò in funzione nel 1965 e da allora non solo è ancora attivo, ma anche in costante evoluzione.

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Tsunami cileno nel 1960 (credit: INGV).

Le conseguenze del terremoto in Cile

Come intuibile, le conseguenze del terremoto e dello tsunami in Cile furono devastanti. Le stime dell'USGS riportano 1655 vittime, 3000 feriti, 2 milioni si sfollati e 550 milioni di dollari di danni nel solo Cile meridionale. A questi vanno aggiunti i danni causati dallo tsunami lungo le coste del Pacifico:

  • Hawaii – 61 morti e 75 milioni di dollari di danni;
  • Giappone – 138 morti e 50 milioni di dollari di danni;
  • Filippine – 32 morti e dispersi;
  • USA – 500 mila dollari di danni.

Cosa ha causato il terremoto di Valdivia?

Il terremoto di Valdivia, come spesso accade per i terremoti che si verificano nella zona, fu causato dalla subduzione della placca tettonica di Nazca al di sotto di quella Sudamericana. Si stima che, mediamente, la velocità di convergenza tra le due placche sia nell'ordine dei 7-9 centimetri all'anno. Il problema è che l'attrito tra le placche gli impedisce di scorrere, facendole "incastrare" e iniziando ad accumulare una grandissima quantità di energia che viene poi sprigionata attraverso i terremoti.
In questo caso, lo scorrimento tra placche ha avuto origine in prossimità della città di Valdivia e ha presto iniziato a propagarsi verso sud, interessando una porzione di placca in subduzione lunga oltre 800 km.

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Stefano Gandelli
Redattore
Sono un geologo appassionato di scrittura e, in particolare, mi piace raccontare il funzionamento delle cose e tutte quelle storie assurde (ma vere) che accadono nel mondo ogni giorno. Credo che uno degli elementi chiave per creare un buon contenuto sia mescolare scienza e cultura “pop”: proprio per questo motivo amo guardare film, andare ai concerti e collezionare dischi in vinile.
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