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20 Marzo 2024
15:30

Il test del QI è uno strumento attendibile per misurare la nostra intelligenza?

Almeno una volta nella vita, tutti abbiamo pensato di fare un test per valutare il nostro QI, ma quanto è affidabile? Secondo gli scienziati questo tipo di test offrirebbe una visione riduttiva dell'intelligenza di un individuo.

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Il test del QI è uno strumento attendibile per misurare la nostra intelligenza?
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Il test del quoziente intellettivo è un indicatore che misura il livello di intelligenza generale sulla base delle risposte fornite a una serie di domande che valutano le abilità verbali, logiche e analitiche, matematiche, mnemoniche e di visualizzazione spaziale di un individuo. Ma è uno strumento affidabile per valutare l'intelligenza di una persona? Secondo gli studi degli ultimi anni questo metodo in realtà sarebbe alquanto superato, visto che non tiene in conto numerosi fattori ambientali e sociali come il grado di istruzione, il benessere economico e l'assistenza sanitaria, oltre all'età. Al contrario, la teoria delle intelligenze multiple – la più diffusa tra psicologi e i neuropsichiatri – sostiene che l'intelligenza abbia in realtà svariate dimensioni e i test per i QI ne “catturerebbero” soltanto una porzione ridotta.

Come è fatto un test del QI

A oggi non esiste un test univoco di valutazione del QI, ma nonostante le differenze fra i tanti test esistenti, quasi tutti hanno alcuni elementi in comune: oltre al punteggio totale, offrono un punteggio relativo alle singole parti del test, che si possono rifare alle seguenti abilità: logica verbale, memoria di lavoro e abilità visuo-spaziali. In questo modo la persona a cui è stato somministrato il test può vedere quali sono le abilità in cui è più forte.

Durante la somministrazione del test c’è quasi sempre un numero prestabilito di quesiti (tipicamente qualche decina), una persona che supervisiona chi lo sta facendo (se si svolge il test in presenza) e un tempo prestabilito in cui si può rispondere ai quesiti, mentre in altri c’è un tempo massimo totale o un tempo preciso (e brevissimo!) a seconda del gruppo di problemi. Ci sono addirittura alcuni test che non hanno un limite di tempo e nemmeno la supervisione, ma in genere questa modalità vale solo per la misurazione di alti valori di QI.

Qui sotto per esempio potete vedere una matrice di Raven, tipico esempio di quesito nei test del QI. Lo scopo è capire quale tra gli item proposti completa la matrice in modo da testare l'intelligenza non verbale. Nell'esempio qui sotto, la soluzione è C. Notiamo infatti che lungo la diagonale che va da in alto a sinistra a in basso a destra si ripetono i quadrati neri pieni: questo esclude le opzioni D, E e F. Notiamo poi che gli elementi nelle colonne alternano, nell'ordine, quadrato, circonferenza e croce: l'elemento mancante dovrà quindi avere un cerchio. L'unica opzione con un quadrato nero pieno e un cerchio e una circonferenza è la C, che dunque sarà la soluzione del quesito.

test QI esempio

Come si calcola il QI: la storia del test

Agli inizi del Novecento, lo psicologo francese Alfred Binet e Theodore Simon si chiesero come identificare in maniera precoce gli alunni che avevano più bisogno di aiuto a livello scolastico, così inventarono la Scala Binet-Simon, un test che misurava l'età mentale del bambino. Fu però lo psicologo tedesco William Louis Stern a coniare il termine “quoziente intellettivo”, che si poteva calcolare con una semplice formula:

QI = (età mentale : età biologica) · 100.

Per esempio: un bambino di 10 anni che riuscisse a risolvere problemi che il bambino medio di 10 anni sapeva risolvere aveva un punteggio di 100. Un bambino di 10 anni che sapeva risolvere i problemi che sapeva risolvere un dodicenne, aveva un punteggio di 120 (= 12/10 · 100). Pochi anni dopo Binet stesso ammise che il test era riduttivo e che non valutava interamente l'intelligenza dei bambini: così come era stato concepito non teneva in conto della creatività, anch'essa manifestazione di intelligenza.

Questo metodo fu la base su cui studiò David Wechsler per elaborare il primo test d’intelligenza per adulti (WAIS) nel 1939, poi esteso anche ai bambini (WISC).

David Wechsler
David Wechsler.

Il test di Wechsler era diverso da quello di Binet-Simon: anziché basarsi su un quoziente relativo all’età, basava il punteggio del QI sul fatto che tale punteggio segue una particolare distribuzione statistica chiamata curva gaussiana, a cui si assegna un valore medio di 100, con deviazioni standard di 15 punti. Secondo questa distribuzione, il 68% della popolazione ha un punteggio che si aggira tra l’85 e il 115; solo il 2,2% arriva a un punteggio di 130 e oltre (plusdotati) o sotto il 70. Tendenzialmente viene considerato basso un QI inferiore a 70-75 e alto sopra a 130. Pertanto, se una persona ottiene in un test una performance superiore a quella del 90% degli altri individui che hanno svolto il test, il suo punteggio sarà 115. Non c'è un limite massimo per il QI, ma persone che arrivano (o superano) il 180 sono rare da trovare.

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Distribuzione gaussiana del QI nella popolazione generale. Nell’asse orizzontale troviamo i valori del QI, in quello verticale la densità di probabilità di trovare quel singolo valore.

Inoltre, se nel test Binet-Simon c’era un solo punteggio totale, nelle scale Wechsler si valutavano anche i punteggi di ogni categoria. La terza edizione del test, uscita nel 1997 e in uso ancora oggi, si divide in due macro-categorie che comprendono vari tipi di esercizi: verbali (comprensione del testo, conoscenza dei vocaboli, ordinamento di numeri e lettere), e abilità (ragionamento aritmetico, codificazione di simboli, completamento di immagini, matrici di Raven, memoria a breve termine ecc).

I ricercatori ipotizzarono che il punteggio del test riflettesse l'intelligenza generale (chiamata “g-factor”), che si basava principalmente sui tre aspetti valutati ancora oggi: logica verbale, memoria di lavoro e abilità visuo-spaziali.

Quanto è affidabile il test del QI per misurare l'intelligenza

Ma quanto è affidabile il test del QI per determinare quanto effettivamente una persona è intelligente? A oggi la comunità scientifica lo ritiene uno strumento obsoleto e dunque non del tutto attendibile.

Per esempio, durante la seconda metà del Novecento gli scienziati notarono che le nuove generazioni ottenevano punteggi molto più alti ai test del QI rispetto alle generazioni precedenti. Questo fenomeno, chiamato Effetto Flynn dal cognome dello psicologo che lo descrisse, avvenne così in fretta che i ricercatori capirono che il QI non poteva di certo attribuirsi solamente a fattori evolutivi ed ereditari come si era creduto per decenni, ma si poteva attribuire a fattori ambientali e sociali. L’accesso ad altri gradi di istruzione e a una migliore assistenza sanitaria, assieme a una nutrizione adeguata e una famiglia presente che riesce a soddisfare i bisogni del bambino sono fattori estremamente importanti per lo sviluppo di un certo livello di QI.

Test quoziente intellettivo

Dai risultati ottenuti si è scoperto inoltre che l’intelligenza aumenta nel corso dello sviluppo, si stabilizza tra i 20 e i 24 anni e tende a calare con l’avanzare dell’età. Questo anche perché la materia grigia, che è coinvolta nei processi del linguaggio, dell’attenzione e della memoria a breve e lungo termine diminuisce irrimediabilmente in età avanzata.

Insomma, il QI non misura soltanto l'intelligenza ma è il risultato di molti altri fattori. C'è poi da tenere conto che a oggi non esiste una definizione condivisa di cosa sia esattamente l'“intelligenza generale” (ossia il g-factor); piuttosto, è in voga tra gli psicologi la cosiddetta teoria delle intelligenze multiple elaborata alla fine degli anni ’70 dallo psicologo americano Howard Gardner.

La teoria di Gardner si basava su anni di ricerche in campo neurologico con bambini che presentavano lesioni al cervello in cui alcune aree deputate a determinate abilità cognitive (linguistica, mnemonica, ecc) erano parzialmente o completamente rovinate. Lo psicologo lavorò anche con i "gifted children", ossia i bambini prodigio che sin dalla tenera età avevano dimostrato straordinarie abilità cognitive.

Fu grazie agli studi su questi bambini che comprese una cosa molto importante: l’intelligenza non può basarsi solo su un punteggio dato da domande che si riproporrebbero a più individui, ma bisogna tenere in conto delle loro diversità.

Lo psicologo teorizzò che esistono più tipi di intelligenze: intrapersonale, interpersonale, linguistico-verbale, logico-matematica, musicale, naturalistica, visivo-spaziale, corporeo-cinestetica e filosofico-esistenziale.

Tutti noi abbiamo una (o più) tra queste intelligenze: c’è chi è più portato per la musica e per i rapporti interpersonali, chi per la scrittura e l’arte, o chi ha doti filosofiche e interpersonali elevate.

Secondo questa visione, quindi, il test del QI è utile per valutare le performance verbali e logiche di un individuo, ma è riduttivo pensare che l'intelligenza si possa dedurre solo da questo. Da molti anni la teoria di Gardner è la più accreditata dagli psicologi e dai neuropsichiatri perché prende in considerazione il fatto che gli esseri umani abbiano abilità molto diverse che li caratterizzano, e quindi intelligenze che spiccano più di altre.

Chi è stata la persona col QI più alto della storia? 

Parlando di QI alti si tende subito a pensare a personalità come Albert Einstein (160) o Nikola Tesla (180), ma si tratta di stime fatte dagli scienziati senza una misurazione effettiva. Eppure, la persona con il QI misurato più alto di sempre non è famosa: fu William Sidis, bambino prodigio di New York nato sul finire dell’Ottocento, con un punteggio di ben 254. C'è da tenere in conto che il punteggio venne calcolato sulla base di una deviazione standard di 24 punti, anziché 15 come oggi, quindi negli ultimi anni il suo record è stato oggetto di dibattito. Se il punteggio venisse calcolato oggi (con deviazione di 15 punti), arriverebbe a un punteggio di 196 circa, comunque estremamente alto.

Eccentrico e con doti matematiche fuori dal comune, Sidis fu ammesso all’Università di Harvard all’età di 11 anni e sapeva parlare fluentemente 25 lingue.

William Sidis
William Sidis.

Attualmente, l’uomo vivente con il QI più alto sarebbe Terence Tao, matematico di origini cinesi e americane con un punteggio di 230, mentre la donna con il QI più elevato è la saggista statunitense Marylin Von Savant (228). Entrambi i punteggi sono da considerare anch'essi con la deviazione utilizzata per Sidis.

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Veronica Miglio
Storyteller
Innamorata delle parole sin da bambina, ho scelto il corso di lingue straniere per poter parlare quante più lingue possibili, e ho dato sfogo alla mia vena loquace grazie alla radio universitaria. Amo raccontare curiosità randomiche, la storia, l’entomologia e la musica, soprattutto grunge e anni ‘60. Vivo di corsa ma trovo sempre il tempo per scattare una fotografia!
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