
Il vombato comune (Vombatus Ursinus) – wombat in inglese – è un marsupiale originario dell'Australia. Sono animali robusti, con le gambe corte e muscolose che raggiungono il metro di lunghezza e anche 20 o 30 kg di peso. Con la pelliccia marrone, denti forti e artigli affilati, sono degli ottimi scavatori. I vombati sono pieni di curiosità: hanno la sacca marsupiale che si apre nel posteriore, un sedere rinforzato da cartilagine per resistere ai morsi dei predatori e… fanno la cacca a forma di cubetti.
Dove vive il vombato e cosa mangia
Avvistati per la prima volta dai coloni britannici approdati in Australia, i vombati devono il loro nome alla lingua Darug, l'idioma aborigeno australiano parlato nella zona di Sydney. Appartenenti alla famiglia dei Vombatidi ed endemici dell'Australia (vivono esclusivamente lì), si dividono in tre specie. Il vombato comune (Vombatus ursinus), il vombato dal naso peloso meridionale (Lasiorhinus latifrons) e il vombato dal naso peloso settentrionale (Lasiorhinus krefftii) – classificato come Critically Endangered (pericolo critico) nelle liste IUCN.

Abitano una grande varietà di ambienti australiani, dalle foreste umide alle savane e boscaglie aride, dove si nutrono principalmente di erba, radici e arbusti essendo erbivori e brucatori. Caratterizzati da un'attività crepuscolare e notturna, hanno un metabolismo lentissimo: impiegano infatti dagli 8 ai 14 giorni per digerire un pasto. Si tratta di un adattamento evolutivo agli ambienti aridi, grazie al quale riescono a estrarre e assimilare ogni singola goccia d'acqua dal cibo.
La cacca di forma cubica del vombato
Senza dubbio, la caratteristica più curiosa dei vombati sono le loro feci. A differenza della forma allungata o a palline tipica di molti animali, questi marsupiali fanno la cacca a forma di cubetto.

Per molto tempo la scienza ne ha indagato i motivi. Inizialmente, alcune teorie ipotizzavano che questa forma servisse per comunicare e "marchiare" il territorio impilandole una sull'altra, infatti, le feci non rotolano via nemmeno in zone in pendenza. Un'altra teoria suggeriva che la forma fosse semplicemente dovuta all'estrema disidratazione, che rende gli escrementi molto compatti e secchi. O ancora che la forma fosse data da uno sfintere (ano) di forma quadrata.
Secondo gli studi più recenti e accreditati – valsi un premio Ig Nobel per la fisica nel 2019 alla ricercatrice Patricia Yang (specializzata in fluidi corporei animali presso il Georgia Institute of Technology) e David Hu– questa forma così particolare è data in realtà dalle caratteristiche dell'intestino. Analizzando il tratto digestivo di alcuni esemplari deceduti, i ricercatori hanno infatti notato, oltre ad una sorprendente lunghezza di circa 10 metri, la presenza di zone con un'elasticità variabile ovvero un'alternanza di zone rigide e molli che, contraendosi, modellano le feci prima dell'espulsione.
Il marsupio posteriore e come si difende
I vombati, che dormano anche per 16 ore al giorno, vivono in complesse tane sotterranee che scavano grazie ai loro artigli e alle forti zampe, arrivando a ospitare fino a 10 esemplari nello stesso rifugio. Ma sorge spontanea una domanda: se sono marsupiali e scavano la terra, non rischiano di buttarla nel marsupio addosso al piccolo? No, un altro geniale adattamento del vombato è l'apertura della sacca marsupiale rivolta verso il posteriore, a differenza per esempio dei canguri, ma in modo analogo a quanto avveniva nel tilacino (un marsupiale ormai estinto). In questo modo, il cucciolo – che quando nasce pesa solo 1 grammo – resta al sicuro e pulito mentre la madre scava.

Le loro tane offrono una protezione essenziale contro predatori come i dingo e i diavoli della Tasmania. Funzionano sicuramente come eccellente nascondiglio, ma potrebbero trasformasi anche in una tecnica di difesa decisamente singolare. Il vombato, infatti, ha un'altra sorpresa: la pelle del suo sedere è estremamente spessa e rinforzata da cartilagine, creando una vera e propria corazza che lo protegge dai morsi e "tappare" la tana.
Esistono delle teorie, senza alcuna prova certa, secondo cui quando un predatore infila il muso nella tana, il vombato usa il suo potente posteriore non solo come scudo, ma come una vera e propria arma schiacciando la testa dell'aggressore contro la parte superiore del tunnel. Tuttavia, come già accennato questa tecnica di difesa non è confermata da nessuno studio scientifico e potrebbe essere un invenzione del web.