
Immaginiamo come si potrebbe svolgere una giornata nell'Antico Egitto, dal mattino in cui ci si alza e si fa colazione con pane e birra, passando per i passatempi della vita quotidiana, come i banchetti e gli svaghi, fino alla sera in cui Nut, la dea della notte, inghiottisce il Sole. Quando parliamo di Antico Egitto ci riferiamo alla civiltà che si sviluppa lungo il fiume Nilo, tra il delta del fiume sul Mar Mediterraneo fino al confine con l’attuale Sudan.
Gli albori della civiltà sono intorno al 3900 a.C., con il cosiddetto periodo predinastico, per poi evolversi fino al periodo più recente dell’antica civiltà, che si conclude con il periodo romano bizantino circa 600 anni dopo la nascita di Cristo. Un'evoluzione che ha visto l'Antico Egitto fiorire e trasformarsi, attraversando le epoche dell'Antico e del Nuovo Regno.
Le abitazioni nell’Antico Egitto
Il sole sorge, e l’antico Egitto si sveglia. A seconda del ceto sociale si può vivere in una casa a più piani – in cui abitano, per esempio, funzionari, ricchi lavoratori e commercianti, e personalità vicino ai ceti dei faraoni, come gli scriba – o in una casa a un piano solo, che solitamente è riservata a lavoratori di classe più umile.
In generale, le abitazioni sia del popolo che di ceti aristocratici nel periodo egizio non sono ammobiliate in modo ricco: dai documenti iconografici e scritti a noi pervenuti – i geroglifici, fortunatamente, sono stati decifrati grazie alla Stele di Rosetta! – sappiamo che l’arredamento e le suppellettili sono semplici e di natura essenziale.
La maggioranza delle case, probabilmente, dispone di una zona cucina con utensili, vasi di terracotta e metallo, canestri e altri oggetti dedicati sia alla conservazione che alla cottura delle vivande. C’è poi una zona che potrebbe essere simile al nostro salotto, con sedute e piccoli arredi, e poi quella che potrebbe essere la zona notte, con stanze da letto separate per gli uomini e poi per le donne e i bambini.
Fare colazione, vestirsi e truccarsi al tempo delle Piramidi
Ciascuno, quindi, inizia la giornata nel tipo di casa e di zona della città che si confà al proprio ruolo nella società e al proprio lavoro, ed è pronto a fare colazione. Come? Con un pasto che potrebbe essere a base di pane, magari farcito con frutta: sappiamo che gli antichi abitanti dell’Egitto consumavano il pane e i cereali sia grazie alla documentazione pervenuta sia basandosi sullo studio della dentatura e del tipo di masticazione.
Inoltre, un progetto sviluppato dal Museo Egizio di Torino racconta di come gli Egizi preparassero dolci con frutta, uva passa, miele, fichi, datteri e carrube, usate proprio come dolcificante. Un altro alimento consumato nelle prime ore del giorno dagli Egizi è la birra, ricavata dall’orzo, che insieme al vino d’uva e di datteri accompagnano le pietanze.
È il momento di vestirsi: ciò che sappiamo riguardo alla “moda” in questo periodo storico è che grande importanza è data dalle classi abbienti ai gioielli ma molto meno, in tutti i ceti sociali, all’abito in sé. Generalmente i vestiti sono simili per entrambi i sessi e il loro obiettivo è coprire, ma rimanendo freschi e leggeri. Gli uomini in particolare indossano il chendjit, una sorta di perizoma, con una sciarpa avvolta intorno ai fianchi e stretta vita da una cintura, che nel periodo del 1400 a.C. circa viene integrata da una leggera tunica o camicia. L'abito femminile è di mussola finissima, che rimane pressoché invariato per tutto il periodo egizio. Grande importanza è poi data al trucco e alla cosmesi, che ha una valenza culturale e religiosa più che puramente estetica.

Andare al lavoro nel 3000 a.C.
La società è ricca di ruoli: contadini, cacciatori, pescatori, commercianti, artigiani, orafi, vasai, ma anche architetti, imbalsamatori, medici, astronomi, grandi studiosi. E poi ovviamente gli scriba, i funzionari, la comunità religiosa, e tutto l’entourage che gravita intorno al re, il Faraone, e alle sue donne e figli. L’antico Egitto è un mondo ricchissimo di conoscenze e competenze, e la declinazione dei mestieri è molto articolata in tutto il periodo della dinastia. È molto importante considerare che le classi sociali, nell’antico Egitto, non sono organizzate per condizioni di nascita, ma a seconda del percorso lavorativo intrapreso e quindi del servizio svolto nella società.
I lavoratori egizi, a seconda del loro operato, potevano risiedere nelle grandi città – Menfi, Luxor, Assuan, Alessandria, Tebe, Abido solo per citarne alcune –, ma anche in qualcosa che può somigliare a quelli che sono poi stati i "villaggi operai”, ovvero siti nei pressi della città dove lavoratori, operai e progettisti risiedevano per il periodo necessario a portare avanti il lavoro. Una testimonianza di questo tipo ci arriva dal villaggio di Deir-el-Medina, nei pressi di Luxor, dove intorno al 1500 a.C. vivono artigiani e operai: l’archeologo che ha rinvenuto le prime tracce di questa area è stato Ernesto Schiaparelli, egittologo che ha diretto anche il Museo Egizio di Torino. Documento prezioso emerso dal villaggio di Deir-el-Medina è anche un papiro dove si parla di una sorta di sciopero dei lavoratori, dovuto alla sospensione delle razioni di cibo a causa delle difficoltà economiche e politiche di quel periodo.
Altro elemento interessante da considerare è che nell’antico Egitto non esiste una moneta, ma il lavoro viene retribuito con donazioni, scambi e rifornimenti: le prime monete compaiono infatti dal 400 a. C.

Nell’antico Egitto si va anche a scuola (ma solo dopo il 2000 a.C.)
La formazione dei giovani è ritenuta molto importante: la scuola, fondata per formare gli scriba, la classe intellettuale del paese, nasce intorno al 2000 a.C e, a oggi, possiamo considerare che l'alfabetizzazione nell’Egitto di un tempo fosse molto diffusa. Abbiamo testimonianza di un testo – La satira dei mestieri, papiro conservato in parte al British Museum di Londra – in cui un padre accompagna a scuola il figlio e, passeggiando, commenta in modo ironico i diversi mestieri che vede svolgere. Alla fine conclude che lo scriba è il mestiere considerato in assoluto migliore: studiando e intraprendendo una carriera di profonda cultura si può, infatti, arrivare fino al cuore del palazzo reale, e vivere e lavorare al cospetto del Faraone.
Al mattino, quindi, gli studenti vanno a scuola, portando con sé del pane per merenda, e imparano la scrittura geroglifica classica e ieratica, in versione corsiva, leggono testi e antologie, e si preparano in modo completo su temi e aspetti storici, scientifici e culturali di ampio spettro.
Giochi e festeggiamenti degli Egizi
Nel tempo libero gli egizi si dedicano molto volentieri al divertimento, al gioco e alle arti. Durante i banchetti aristocratici c’è intrattenimento musicale e danze, ma tutte le classi sociali hanno i loro divertissement: giochi da tavolo (tra cui il senet, una specie di dama, a cui si gioca ancora oggi) tornei di tiro alla fune, corsa, nuoto, atletica, ma anche lotta e giocoleria. Ci giunge traccia anche di giochi per bambini, come bambole e giochi meccanici con parti mobili. Un’attività molto praticata dai piccolo è poi il gioco dell’astragalo (bastoncini concavi da lanciare in aria) che si contrappone a quello dei dadi, riservati solo dagli adulti.
Le festività erano frequenti: ad esempio quella di Heb-Sed in cui si celebra il trentesimo anno di età di un Re, o la festa di Opet, in cui si adora Amon, il dio ariete di Tebe, a cui si aggiungono le festività astronomiche, tra cui lo stesso Capodanno, che corrisponde al levarsi di una stella presa come riferimento.

Come poteva concludersi, una giornata nell’antico Egitto? Rientrando nella propria abitazione, nel palazzo reale, o nell’harem delle mogli del faraone, o nella propria umile dimora da schiavo e aspettando che Nut, la dea della notte, inghiottisse il Sole ogni tramonto per poi generarlo di nuovo all’ alba.