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15 Luglio 2026
9:42

Incendi Italia 2026, +26% di aree bruciate rispetto alla media: la situazione oggi e le aree più colpite

I dati EFFIS mostrano un 2026 peggiore degli altri anni, mentre il report ISPRA sul 2025 conferma Sicilia, Calabria e Campania come aree più colpite dai roghi – mentre in questi giorni si aggrava anche la situazione in Umbria.

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Incendi Italia 2026, +26% di aree bruciate rispetto alla media: la situazione oggi e le aree più colpite
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In Italia sono bruciati 12.590 ettari di superficie, il 26% in più della media registrata nello stesso periodo tra il 2006 e il 2025: tra il 1° gennaio e l'8 luglio 2026 gli incendi boschivi rilevati sono stati 112, contro una media storica di 65. Sono i dati del Burnt Areas database di EFFIS, il sistema europeo di monitoraggio satellitare degli incendi, e segnalano che la stagione 2026 si è aperta con settimane di anticipo rispetto alla norma. Dietro l'anticipo climatico, però, c'è anche un fattore che il satellite non vede: le cause principali sono antropiche e il clima agevola solamente la propagazione dell'incendio.

Quanti incendi boschivi ci sono stati in l'Italia nel 2026 secondo i dati EFFIS

Il segnale più netto arriva dalla settimana del 6 maggio 2026, quando sono bruciati in un solo giorno 820 ettari in Italia: il valore più alto mai registrato per quella settimana dal 2006 a oggi, contro un massimo storico di 321 ettari. Da fine marzo a giugno la superficie bruciata settimanale è rimasta quasi sempre sopra la media storica, un andamento che normalmente non si osserva prima di luglio.

I roghi sono il quasi il doppio del 2024: il triangolo Sicilia, Calabria e Campania

Per capire se il 2026 sia un episodio isolato o la conferma di una tendenza, il punto di riferimento è il rapporto ISPRA sugli incendi boschivi 2025, l'ultimo anno censito integralmente. Nel 2025 sono stati percorsi da incendio 965 km² di superficie in Italia, quasi il doppio rispetto al 2024. È il quinto valore più alto dal 2006, superato solo dal 2007, dal 2017, dal 2021 e dal 2023.

Il dato geografico conferma un pattern stabile: Sicilia, Calabria e Campania insieme rappresentano il 71% di tutta la superficie forestale bruciata in Italia nel 2025. La Sicilia guida la classifica per il quarto anno consecutivo, con oltre 500 km² di superficie complessiva percorsa dal fuoco. Un altro dato rilevante riguarda le aree naturali protette: oltre il 30% della superficie totale bruciata, e il 38% di quella forestale, ricade dentro parchi e riserve che sono il polmone verde del nostro Paese.

Cosenza ed Enna, le province con più superficie bruciata

Se stringiamo il focus sul dato provinciale, Cosenza è la provincia con più ettari bruciati in Italia, 15,04 km², ma il dato nasce dalla somma di 165 incendi diversi, oltre il 70% dei quali sotto i 10 ettari. Enna, seconda con 12,19 km², arriva allo stesso ordine di grandezza con appena 26 eventi: pochi incendi, ma in media molto più distruttivi.

Sul piano del trend, ISPRA non rileva, a livello nazionale, un aumento statisticamente significativo tra il 2018 e il 2025. Tre regioni fanno eccezione: Basilicata, Calabria e Puglia con un incremento certo della superficie forestale bruciata ogni anno, rispettivamente di 0,83, 4,79 e 1,34 km².

Un fenomeno che non si ferma al confine italiano

Lo stesso anticipo di stagione si osserva a scala europea. Nello stesso periodo del 2026, tra il 1° gennaio e l'8 luglio, l'intera Unione Europea ha registrato 1.079 incendi contro una media di 476 nello stesso periodo degli ultimi vent'anni: il 127% in più.

Il Mediterraneo resta la regione europea più esposta al fenomeno, e gli incendi di interfaccia, quelli che coinvolgono zone di confine tra bosco e abitazioni, hanno già causato vittime in Portogallo nel 2017 e in Grecia nel 2018. Ma per capire davvero da dove parte un incendio, il dato più importante non è meteorologico.

Dolosi, colposi o naturali: cosa dicono i dati sulle cause dei fuochi

Il report ISPRA stima che in Italia le cause naturali – fulmini, autocombustione – valgano circa l'1% degli incendi; in Europa circa il 4%. Tutto il resto ha origine antropica, e si divide in due categorie che il Dipartimento della Protezione Civile definisce con precisione: gli incendi colposi, legati a mozziconi di sigaretta, fuochi non spenti, residui di attività agricole o cattiva manutenzione di elettrodotti; e quelli dolosi, appiccati volontariamente per interessi di speculazione edilizia, per vendetta verso provvedimenti come l'istituzione di aree protette, o per piromania.

A quantificare il fenomeno è il Rapporto Ecomafia di Legambiente, basato sul monitoraggio dei Carabinieri Forestali: il primo dato consolidato è del 2024 ma aiuta a inquadrare il tema. Sono stati contestati 3.239 reati legati a incendi boschivi e di vegetazione, in calo del 12,2% rispetto al 2023, con 459 persone denunciate e 14 arrestate. Guardando ai soli incendi boschivi, quelli di natura dolosa sono 1.197 su 2.612 notizie di reato, quasi la metà, e nel 95% dei casi restano contro ignoti: il responsabile, cioè, non viene quasi mai identificato. Legambiente segnala anche due fattori strutturali che amplificano il rischio a monte del singolo innesco – l'abbandono delle aree rurali, che fa accumulare biomassa non gestita, e la crescita delle zone di interfaccia tra bosco e abitazioni – mentre la crisi climatica, con ondate di calore e siccità prolungata, agisce da moltiplicatore più che da causa diretta.

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