
Un parassita microscopico è la causa di un esteso focolaio di infezioni intestinali che sta colpendo decine di migliaia di persone negli Stati Uniti, rendendo il 2026 l'anno peggiore mai registrato per questa malattia. Si chiama Cyclospora cayetanensis ed è l'organismo responsabile della ciclosporiasi, un'infezione che colpisce l'intestino scatenando grave diarrea acquosa, nausea e crampi addominali. A differenza delle prime fasi dell'epidemia, le autorità sanitarie hanno confermato due decessi. Le indagini della FDA (Food and Drug Administration) hanno inoltre permesso di individuare la fonte del massiccio focolaio: si tratta di lattuga iceberg fornita dall'azienda Taylor Farms. Solo in Michigan, epicentro della crisi, si è passati da una media storica abituale di 40-50 contagi all'anno a oltre 11.200 casi confermati dal Dipartimento della Salute nel giro di pochi mesi.
L’epidemia di diarrea acuta negli USA e i dati del contagio
Secondo gli ultimi aggiornamenti del CDC (Centers for Disease Control and Prevention), l'epidemia ha assunto proporzioni inedite. Dal 1° maggio 2026, l'agenzia ha confermato in laboratorio 6.707 casi ed è "a conoscenza" di altri 11.500 in fase di verifica, per un totale che supera ormai i 18.000 casi distribuiti in 45 stati, con 423 ricoveri ospedalieri a livello nazionale.
L'epicentro assoluto resta il Michigan. Il Michigan Department of Health and Human Services (MDHHS) ha registrato 11.234 casi totali e 193 ricoveri. Considerando che, in un anno "normale", lo stato conta appena una cinquantina di contagi, l'impatto di quest'anno è devastante. Ora c'è anche un dato più grave: le autorità sanitarie hanno confermato le prime due morti collegate all'epidemia, entrambe persone con patologie pregresse significative aggravate da ciclosporiasi e disidratazione.

A tenere sotto la lente CDC e FDA è soprattutto un focolaio legato alla lattuga iceberg tritata proveniente dal Messico centrale, distribuita da Taylor Farms de Mexico e già ritirata dal mercato. Questo cluster si è allargato da 5 a 9 stati (Illinois, Indiana, Kansas, Kentucky, Michigan, Ohio, Oklahoma, Pennsylvania e West Virginia) e contava – al 24 luglio – 1.947 persone contagiate con sintomi comparsi tra il 22 giugno e il 20 luglio 2026, 98 ricoveri e nessun decesso.
Che cos'è la Cyclospora cayetanensis: l'identikit del parassita
Al centro di tutto c'è un protozoo, cioè un organismo unicellulare (una singola cellula capace di vivere e riprodursi in autonomia), appartenente al gruppo dei coccidi, parenti di altri parassiti intestinali come Cryptosporidium. Come spiega l'OMS, la sua forma di resistenza, chiamata oocisti (una sorta di "guscio" sferico a doppia parete che protegge il parassita nell'ambiente esterno), ha un diametro di appena 8-10 micrometri.
A differenza di molti batteri responsabili di intossicazioni alimentari, che possono contagiare nel giro di poche ore, la Cyclospora ha bisogno di "maturare". Secondo il documento dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, le oocisti espulse con le feci non sono subito infettive: devono prima sporulare nell'ambiente esterno, un processo che richiede in genere almeno una settimana, ed è favorito da temperature calde comprese tra 23 e 32 °C (da qui la stagionalità estiva). Solo dopo la sporulazione, che porta alla formazione di due sporocisti contenenti ciascuna due sporozoiti, l'oocisti diventa in grado di infettare un nuovo ospite.

L'uomo è l'unico ospite conosciuto e, a differenza di molte zoonosi (le malattie che saltano dagli animali all'uomo), qui non ci sono serbatoi animali accertati. Questo però non semplifica la diagnosi: le tecniche a disposizione (microscopia e analisi molecolari) sono complesse, richiedono personale specializzato e comunque non permettono sempre di distinguere tra oocisti vive e morte. Anche per questo motivo un tampone o un'analisi delle feci "di routine" può non intercettare il parassita ma serve una ricerca specifica, che il medico deve richiedere in modo mirato quando il sospetto clinico lo giustifica.
Come avviene la contaminazione di cibo e acqua: le cause
La ciclosporiasi si trasmette per via oro-fecale, ovvero attraverso l'ingestione di tracce di feci contaminate finite, per lo più involontariamente, su cibo o acqua. Il veicolo più frequentemente chiamato in causa è il comparto ortofrutticolo, in particolare i prodotti che si consumano crudi e che sono più difficili da lavare a fondo: lamponi, coriandolo, basilico, lattuga in busta e insalate miste sono tra i protagonisti ricorrenti dei focolai passati, insieme a piselli e cipollotti. Uno dei canali possibili, spiega l'OMS, è la contaminazione dell'acqua di irrigazione o di lavaggio con feci umane, che poi deposita le oocisti sulla superficie di frutta e verdura durante la coltivazione o la lavorazione.
Anche l'acqua in sé, non solo quella usata per irrigare i campi, può essere un veicolo: sono stati documentati episodi legati ad acqua potabile non filtrata, ad acqua di pozzo e persino ad acqua di fiume miscelata con quella dell'acquedotto. Le oocisti, del resto, sono organismi piuttosto resistenti e possono sopravvivere per mesi in acque superficiali a basse temperature.
Proprio perché le oocisti appena espulse non sono ancora infettive, il CDC riporta che il contagio diretto da persona a persona è considerato altamente improbabile. Non basta essere a contatto con una persona malata per ammalarsi: serve che il parassita, nel frattempo, abbia "maturato" nell'ambiente esterno per giorni o settimane, per poi essere ingerito attraverso cibo o acqua contaminati. È una caratteristica che distingue nettamente la ciclosporiasi da malattie come l'influenza intestinale virale, molto più contagiose da individuo a individuo.
I sintomi dell'infezione intestinale e come prevenirla
Il quadro clinico descritto dal CDC è quello di una gastroenterite piuttosto marcata: diarrea acquosa con scariche frequenti e intense, accompagnata da crampi addominali, gonfiore, perdita di appetito, calo di peso, stanchezza e dolori muscolari; più raramente compaiono febbre e vomito. Un elemento distintivo è l'andamento altalenante: i sintomi possono attenuarsi per poi ripresentarsi a ondate, e nei casi non trattati l'infezione può protrarsi per settimane, in alcuni casi fino a sei settimane.
La terapia standard prevede un antibiotico specifico, la combinazione trimetoprim-sulfametossazolo, da assumere per 7-10 giorni, insieme a un'adeguata reidratazione nei casi più severi. Il CDC invita chi presenta diarrea persistente per più di qualche giorno a rivolgersi a un medico e a segnalare esplicitamente il sospetto di ciclosporiasi, soprattutto se residente o di passaggio nelle aree colpite dal focolaio in corso.
Visto che il veicolo principale resta l'ortofrutta cruda, il MDHHS ha diffuso alcune raccomandazioni pratiche per ridurre il rischio, valide più in generale per tutta la stagione della ciclosporiasi. Il dipartimento sanitario del Michigan consiglia di preferire cespi di lattuga interi invece delle insalate già lavate e confezionate in busta, eliminare le foglie esterne e lavare accuratamente quelle rimanenti sotto acqua corrente, e quando possibile cuocere le verdure a foglia verde. Stesso trattamento per basilico e coriandolo, da separare foglia per foglia e sciacquare bene (anche qui la cottura resta l'opzione più sicura); i cipollotti vanno spuntati, privati dello strato esterno e lavati con cura. Il CDC aggiunge un consiglio generale valido per qualsiasi prodotto fresco: eliminare le parti ammaccate o danneggiate, refrigerare la frutta e verdura già tagliata e lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone prima di maneggiare i prodotti crudi.