21 Gennaio 2024
8:00

Islanda, al via un progetto per ricavare energia geotermica da una caldera vulcanica

Il progetto Krafla Magma Testbed mira a perforare due pozzi all’interno della camera magmatica della caldera di Krafla, in Islanda, a partire dal 2026. L’obbiettivo è valutare la fattibilità di estrazione di fluidi supercritici per la produzione di energia geotermica.

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Islanda, al via un progetto per ricavare energia geotermica da una caldera vulcanica
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Perforare pozzi all'interno della camera magmatica di una caldera vulcanica attiva per produrre energia geotermica potenzialmente infinita. Sembra quasi fantascienza, ma non lo è. Questo è l'obiettivo ultimo del progetto Krafla Magma Testbed che l'Islanda intende avviare a partire dal 2026, al fine di valutare la fattibilità di produrre energia sfruttando i fluidi presenti nella caldera di Krafla, nel nord dell'isola. Il progetto potrebbe aiutarci a superare i limiti della geotermia applicata ai vulcani e, se arrivasse in porto, sarebbe il primo impianto geotermico al mondo a estrarre direttamente da una camera magmatica.

Se e quando completato, questo progetto potrebbe rappresentare un notevole passo avanti nella produzione di energia geotermica in Islanda, uno dei Paesi più all’avanguardia nello sfruttamento di questa risorsa, attualmente posizionato al 9° posto nella top 10 dei Paesi produttori a livello mondiale. Oggi, sull’isola, oltre il 70% dell’energia è di origine geotermica e oltre il 90% delle abitazioni e strutture sono riscaldate sfruttando il calore geotermico.

In cosa consiste il progetto Krafla Magma Testbed

Il KMT, abbreviazione di Krafla Magma Testbed, è un progetto estremamente ambizioso che mira a sfruttare i fluidi supercritici – fluidi a temperature e pressioni talmente elevate da occupare uno stato intermedio tra vapore e liquido – presenti nella camera magmatica di Krafla per estrarre energia. La fattibilità di questo progetto è principalmente legata alle relative basse profondità a cui si trova l’attuale camera magmatica del vulcano attivo, situata tra 1,6 e 3,2 km, che rendono la perforazione dei pozzi tecnicamente fattibile in linea di principio. In questa porzione del sottosuolo le temperature superano anche i 1100°C.

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Il cratere Viti nella caldera di Krafla.

Il progetto prevede la perforazione di due pozzi. Il primo, il cui inizio delle operazioni è pianificato per il 2026, avrà uno scopo primariamente scientifico, ovvero quello di studiare le condizioni di pressione e temperatura all’interno della camera magmatica, e caratterizzare le proprietà chimico-fisiche dei fluidi al suo interno. L’obbiettivo è creare il primo impianto di ricerca sul magma al mondo per studi e esperimenti avanzati. Infatti, l’accesso diretto alla camera magmatica non solo permetterà agli scienziati di migliorare le attuali conoscenze sull’evoluzione e trasformazione dei magmi nella crosta terrestre, ma rappresenterà anche un’occazione unica per lo sviluppo di nuovi strumenti per il monitoraggio dell’attività vulcanica e la predizione di eruzioni.

Il secondo pozzo, la cui data di perforazione verrà definita successivamente, avrà lo scopo di valutare la fattibilità del progetto e, eventualmente, avviare lo sfruttamento si questa risorsa geotermica potenzialmente illimitata.

Credits: G.Ó. Friðleifsson, The Iceland Deep Drilling Project | National Energy Authority of Iceland.
Credits: G.Ó. Friðleifsson, The Iceland Deep Drilling Project | National Energy Authority of Iceland.

Gli impianti già esistenti, anche nella regione del vulcano Krafla, attingono da acquiferi con acque ad alte temperature riscaldate dal magma sottostante. Tuttavia, un singolo impianto geotermico che sfrutta i fluidi nella camera magmatica potrebbe generare fino a 10 volte più energia rispetto a un impianto convenzionale.

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Schema di un impianto tradizionale per l’energia geotermica.

Lo stato attuale del progetto

Il progetto KMT, supervisionato dal Geothermal Research Cluster (GEORG), un’organizzazione internazionale con sede a Reykjavík (Islanda) che mira a promuovere la ricerca e lo sviluppo delle risorse geotermiche,  è attualmente ancora in fase di pianificazione avanzata. L’impresa è alla ricerca di 91 milioni di euro in finanziamenti per dare inizio alle attività. Il focus principale in questa fase è l’identificazione e sperimentazione di materiali capaci di resistere alle elevate condizioni di temperatura e pressione all'interno della camera magmatica.

Ci sono rischi?

Il vulcano Krafla consiste in una caldera larga 15 km e lunga 100 km, situata nel nord dell’Islanda. Datazioni suggeriscono che il vulcano sia attivo da oltre 300.000 anni. Negli ultimi 3000 anni, tuttavia, sono state documentate 6 eruzioni, con le ultime due avvenute nel 1975 e nel 1984.

Ad oggi, nella regione orientale della caldera si trova un'area geotermica che copre circa una superficie di 15 km². In questa zona, una centrale geotermica convenzionale sfrutta acque ad alte temperature, presenti nel sottosuolo, per la produzione di energia. Nel 2009, durante la perforazione di un pozzo della compagnia energetica islandese Landsvirkjun, si è inaspettatamente penetrato all’interno della camera magmatica del vulcano. L’incidente non ha provocato effetti collaterali come, ad esempio, l’innesco di una risalita del magma a seguito della depressurizzazione. Tuttavia, gli strumenti di perforazione e il casing, ovvero la protezione in metallo all'interno del pozzo, furono distrutti. Ciononostante, l'intrusione all'interno della camera magmatica ha rivelato, già in quell'occasione, importanti informazioni sullo stato del magma e altri fluidi presenti, aprendo la strada all'eventualità di sfruttarli per la produzione di energia geotermica su ampia scala.

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