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9 Agosto 2022
18:30

La Città Perduta della Colombia: trekking nella giungla verso Teyuna

Nel Parco Nazionale Sierra Nevada de Santa Marta, in Colombia, sorgono i resti di Teyuna, un'antica città precolombiana riscoperta solo negli anni '70. L'abbiamo visitata e vi raccontiamo la sua storia.

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La Città Perduta della Colombia: trekking nella giungla verso Teyuna
Teyuna, città perduta Colombia
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Cosa vi viene in mente se vi diciamo queste tre parole: giungla, oro e Sudamerica? Qualcuno ha detto El Dorado? Qualcun altro Machu Picchu? Ecco, ci siamo quasi. In questo articolo e nel video presente qui sopra vi raccontiamo la storia di Teyuna (o Tayuna), un'antica città della Colombia perduta nella giungla e definita per l'appunto Ciudad Perdida (in italiano "Città Perduta"). Ma non è tutto: vi spiegheremo anche com'è possibile raggiungere e visitare il sito archeologico all'interno del Parco Sierra Nevada de Santa Marta.

La storia di Teyuna

I resti archeologici di Teyuna sorgono in mezzo alla giungla colombiana all'interno del Parco Nazionale Sierra Nevada de Santa Marta, a circa 40 km dal centro storico di Santa Marta, la prima città che gli spagnoli fondarono in America (1525). In particolare, il centro abitato è situato vicino al corso del fiume Buritaca e spazia su più di 3 km2 tra 900 e 1300 m di altitudine, distribuendosi su più di 170 terrazze ricavate su versanti e crinali.

Il fulcro della città è la sua parte alta che un tempo era sede di alcune strutture militari di avvistamento e degli edifici cerimoniali e politici più importanti, come le dimore del capo religioso e di quello politico dell'abitato. Oggi non c’è più traccia delle antiche case in paglia e legno: restano solo le pietre perimetrali disposte in cerchio.

Il nucleo del centro urbano fu costruito dal popolo Tayrona probabilmente tra il 700 e il 900 d.C., anche se l'apice dello sviluppo urbano fu raggiunto solamente secoli dopo. I Tayrona, infatti, erano solo uno dei tanti popoli che abitavano l'area, ma pian piano si espansero e divennero dominanti, un po' come accadde con gli inca in quello che oggi è il Perù. Tutto sembrava procedere al meglio per i Tayrona, tanto che intorno a Teyuna sono stati trovati i resti di almeno altri 300 insediamenti e di una rete di sentieri che li collegava tutti, ma a cavallo del ‘500 gli spagnoli raggiunsero le Americhe.

Gli spagnoli, attratti dalle ricchezze dei Tayrona e in particolare dall'abbondanza di manufatti realizzati in oro e pietre preziose (soprattutto smeraldi, di cui la Colombia è tutt'ora il primo esportatore al mondo), cominciarono a decimare gli indigeni e a depredarne le ricchezze. Lo sterminio dei Tayrona avvenne in parte in via diretta, con l'uso delle armi, e in parte in via indiretta. Gli spagnoli, infatti, portarono in Sudamerica delle malattie contro cui i locali non presentavano delle difese immunitarie solide e quindi generarono delle vere e proprie epidemie.

Teyuna, la città dei Tayrona

Per paura che gli spagnoli raggiungessero anche la loro capitale (cosa che in realtà non avvenne mai), i Tayrona abbandonarono la città tra il 1580 e il 1650, lasciando che la giungla si riappropriasse nei secoli successivi del territorio che le era stato sottratto e che inglobasse le strutture urbane.

Fu solo negli anni '70 del ‘900 (ufficialmente nel 1976) che Teyuna fu riscoperta, dopo alcune segnalazioni di contadini locali e cercatori di tesori. L'interesse nei confronti del sito archeologico crebbe improvvisamente e interi gruppi di persone, interessati alle potenziali ricchezze contenute ancora all'interno della città, entrarono in conflitto per raggiungerla e saccheggiarla. Fu così che, tra i pericoli contenuti nella foresta e vari scontri armati, si verificarono numerosi decessi e sparizioni, tanto che l'area prese il nome di Infierno Verde.

Teyuna Inferno Verde

Fortunatamente l'intervento del governo colombiano fece terminare questa corsa criminale e pose il sito archeologico sotto tutela statale. Furono necessari notevoli lavori di restauro e consolidamento per restituire alla città un volto simile a quello che doveva avere prima dell'arrivo degli spagnoli e, per mancanza di fondi, molte strutture rimangono tutt'ora ricoperte dalla vegetazione. In ogni caso, nel 1981 Teyuna fu pronta per essere visitata con finalità di turismo o studio.

Come raggiungere la Ciudad Perdida

Attualmente la Ciudad Perdida è raggiungibile solo a piedi o, per emergenze e rifornimenti urgenti, in elicottero. Per arrivarci bisogna quindi addentrarsi nel Parco Nazionale Sierra Nevada de Santa Marta che, essendo considerata una riserva sia naturale sia indigena, è sotto la protezione del governo colombiano.

Quest'ultimo ha dato il permesso di attraversare il Parco solo a una mezza dozzina di agenzie turistiche specializzate e attente alla tutela della natura e al sostentamento delle tribù che ancora abitano nella giungla. Nella zona, infatti, sorgono alcuni piccoli insediamenti di 4 popoli discendenti dei Tayrona: Kogui, Arhuaco, Wiwa e Kankuamo.

Tayrona Colombia

Questo significa che non si può visitare il Parco da soli, ma bisogna affidarsi a un'agenzia turistica. Quest'ultima, di solito, vi proporrà un pacchetto che prevede 3/4 giorni di trekking nella giungla e si occuperà di tutte le vostre esigenze nel corso del cammino. A seconda del gruppo di cui farete parte vi accompagneranno una o più guide e, se serve, uno o più traduttori dallo spagnolo.

Il costo del trekking include quasi tutto, a partire dal vitto e l'alloggio (tranne eventuali merendine e bevande supplementari) ed è abbastanza variabile in base all’agenzia, al periodo e al numero dei membri del gruppo. Nel nostro caso eravamo in 6 e a fine luglio abbiamo pagato poco più di 300€ a testa per tre giorni.

Trekking Teyuna Ciudad Perdida

È un trekking che vi consigliamo? Dipende: sicuramente è un'esperienza unica nel suo genere e per gli amanti dell'avventura è come tuffarsi all'interno di un film di Indiana Jones. Tuttavia il trekking è impegnativo come dislivello e condizioni climatiche (è sempre molto alta l'umidità) e si snoda su sentieri che, se piove, diventano scivolosissimi. Inoltre è necessario guadare più volte il fiume Buritaca e qualche suo affluente.

Infine gli accampamenti dove vi fermerete a mangiare e a dormire all'interno della giungla sono molto rustici: si dorme in amaca o su materassi coperti da zanzariere e bisogna adattarsi a non avere l'acqua calda, a non riuscire a fare asciugare i propri vestiti, a non godere degli stessi livelli di pulizia a cui comunemente si è abituati. Insomma, per tre/quattro giorni si vive un'avventura in tutto e per tutto che però può aiutare a mettersi alla prova.

Classe ‘88, sono laureato in Scienze Geografiche e prima di Geopop ho lavorato per lo sviluppo di progetti socio-ambientali, scritto un romanzo di viaggio, insegnato Geografia, Storia e Lettere alle superiori e fatto divulgazione su YouTube e RaiGulp. Viaggiare e raccontare il mondo è la mia passione: geopolitica, luoghi, usi e costumi, storie… Da bambino adoravo Piero Angela e Indiana Jones.
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