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Perché la Statua della Libertà è verde-blu mentre in origine era rosso rame e cosa c’entra lo zolfo

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Chimico
statua della libertà evoluzione cromatica
Generata con AI a scopo illustrativo.
La Statua della Libertà era, in origine, color rame. Il suo rivestimento si è prima scurito per la formazione di cuprite e poi si è ricoperto di brochantite verde grazie allo zolfo presente nell’aria. Questa patina protegge il metallo, tanto che in quasi un secolo la statua ha perso appena un decimo di millimetro di rame.

Chi ha visto almeno in foto la Statua della Libertà la ricorda verde-azzurra. Eppure, quando fu inaugurata nel 1886, aveva tutt’altro aspetto: un colore rosso-arancio tipico del rame. Ma perché è cambiata così tanto negli anni? Come al solito, la risposta sta nella chimica. La “pelle” della statua è fatta di lastre di rame, un metallo che a contatto con l’aria prima scurisce, coprendosi di un sottile strato di ossido chiamato cuprite, e poi, tra pioggia, salsedine e smog, si ricopre lentamente di una patina verde: a New York questo processo ha impiegato quasi 25 anni. E qui viene il bello: è proprio questa patina a proteggere il metallo e a tenere in salute la statua da 140 anni.

Dal marrone rossastro del rame al verde: cosa è successo alla Statua della Libertà

La statua è rivestita da lastre di rame spesse appena 2,4 mm, più o meno quanto due monetine sovrapposte. Appena esposto all’aria, il rame reagisce con l’ossigeno e si copre di un velo sottilissimo di ossido, chiamato cuprite, che lo fa diventare prima bruno e poi quasi nero. E quanto è spesso questo velo? Secondo uno studio pubblicato su Corrosion Science, per scurire il metallo basta uno strato di circa un millesimo di millimetro.

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Una cartolina fotocromatica pubblicata dalla Detroit Photographic Company. Credit: See page for author, Public domain, via Wikimedia Commons

Il verde, invece, arriva con lo zolfo. Nell’aria delle città, l’anidride solforosa (SO2) prodotta bruciando carbone e altri combustibili finisce sciolta nelle goccioline di pioggia e nebbia. Quando quest’acqua bagna la statua, il rame si combina con lo zolfo e forma nuovi minerali verdi-azzurri, primo tra tutti la brochantite, la principale responsabile del colore. Ma non è finita qui: per coprire del tutto il marrone, lo strato verde deve essere circa quindici volte più spesso di quello scuro. In altre parole, ci vogliono anni prima che il verde prenda il sopravvento.

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Evoluzione cromatica della Statua della Libertà di New York. Generata con AI a scopo illustrativo.

La funzione della patina verde sul monumento

Verrebbe da pensare alla patina come a una specie di ruggine da togliere. In realtà è proprio grazie a essa che la statua gode di ottima salute: secondo le misure del National Park Service, l’ente che gestisce il monumento, in quasi un secolo la pelle di rame si è assottigliata di appena un decimo di millimetro. La patina, infatti, fa da scudo e se la togliessimo il rame scoperto ricomincerebbe a corrodersi.

Eppure c’è stato un momento in cui questo verde ha rischiato di essere rimosso. Secondo il rapporto storico del National Park Service, già nel 1901 (neanche vent'anni dopo la sua inaugurazione) un ufficiale dell’esercito descriveva la statua coperta di verde. Nel 1905, però, l’ingegnere incaricato di valutarne lo stato concluse che pulirla o lucidarla non avrebbe migliorato né l’aspetto né la conservazione del metallo, perché il rame lucidato si sarebbe ossidato ancora più in fretta. Alla fine, nei lavori di restauro del 1907, la vernice finì solo sulla struttura metallica interna, e la statua sarebbe rimasta verde fino ai giorni nostri.

Quel verde, tra l’altro, non è uguale dappertutto. Come mostrato da uno studio pubblicato su Environmental Science & Technology, le chiazze più chiare e più scure dipendono dal vento, che decide quali parti della statua vengono bagnate dalla pioggia e quali no. E se cambia l’aria? Allora cambia anche il colore della statua! Con il calo dello smog in città, infatti, queste differenze potrebbero essere diventate più evidenti che in passato.

La torcia d’oro e il “cugino” italiano

C’è però un dettaglio che verde non è, ovvero la fiamma della torcia. Durante il restauro degli anni Ottanta venne rifatta da zero e sostituita con una copia in rame rivestito d’oro a 24 carati. Quella originale oggi è esposta nel museo della statua. Il motivo? Nel corso degli anni la fiamma originale era stata traforata e riempita di pannelli di vetro per illuminarla dall’interno, ma quei vetri, rovinandosi, iniziarono a cedere e a far entrare acqua piovana, rendendo la fiamma il punto dal quale entrava più acqua in tutta la statua.

Per vedere un “parente” della Statua della Libertà, a noi non serve attraversare l’oceano. Ad Arona, sul Lago Maggiore, il Sancarlone (o Colosso di san Carlo Borromeo), alto poco più di 30 metri se contiamo statua e piedistallo, è stato costruito con la stessa tecnica, cioè lamine di rame sbalzate su uno scheletro di ferro. Un articolo pubblicato su Materials lo paragona proprio alla statua di New York e, come mostra uno studio su Heritage, anche la statua di san Carlo si è “vestita” di brochantite verde sulle parti esposte alla pioggia. Insomma, se vi capita di passare da Arona, alzate lo sguardo verso il Sancarlone e potrete ammirare lo stesso verde della Statua della Libertà senza bisogno di volare fino a New York!

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