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Ricreato il vetro romano della Coppa di Licurgo: il segreto del cambio colore sta nell’oro e argento

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A cura di Andrea Basso
Archeologo
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Con la luce proveniente in maniera diretta di fronte, la coppa appare verde. Illuminata posteriormente, invece, appare rossa.
Ricercatori dell’Università di Sheffield hanno riprodotto l’effetto dicroico della Coppa di Licurgo, capolavoro dell’artigianato romano di 1700 anni fa, che appare verde in luce riflessa e rossa in luce trasmessa. L’esperimento evidenzia la maestria della vetreria romana, in grado di ottenere risultati strabilianti senza le nostre attuali conoscenze fisiche.

Una coppa romana di circa 1.700 anni fa ha spinto un gruppo di ricercatori dell’Università di Sheffield, nel Regno Unito, a riprodurre una delle proprietà più singolari della lavorazione del vetro antico: la capacità di apparire di colori diversi quando viene attraversata dalla luce. Questo tipo di vetro, attestato almeno dal IV sec. d. C., viene detto "dicroico". L'oggetto più straordinario realizzato con questa tecnica è la Coppa di Licurgo, conservata al British Museum e realizzata tra il III e il IV secolo d.C. Gli autori della ricerca hanno rivelato al Guardian come sono riusciti ad ottenere del vetro dicroico.

La storia della Coppa di Licurgo è misteriosa. Venne realizzata molto probabilmente nell'Egitto romano, e per via del suo straordinario stato di conservazione, è assai probabile che provenga da un contesto funerario. La sua prima menzione in un documento moderna la vede già in Inghilterra a metà del XIX secolo. L'iconografia mitologica della decorazione era piuttosto nota. Licurgo, mitico re della Tracia, impazzisce per colpa di Dioniso, dio del vino, a causa della mancata ospitalità nei confronti della divinità.

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La coppa, illuminata posteriormente, appare rossa. Credit: Di Johnbod – Opera propria, CC BY–SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11410907

Il manufatto è uno degli oggetti di vetro dicroico più straordinari giunti fino ai nostri tempi. La coppa è in grado di mostrare colori differenti a seconda delle condizioni di illuminazione. L’effetto non dipende da un semplice pigmento, ma dalla presenza nel materiale vetroso di particelle metalliche microscopiche, composte principalmente da oro e argento. Quando la luce attraversa il vetro, queste particelle assorbono alcune lunghezze d’onda, lasciando prevalere le tonalità rosse e arancioni. La luce riflessa viene invece diffusa in modo diverso, producendo l’aspetto verde della coppa. Questo particolare tipo di coppe, dette coppe diatrete, diffusosi nel IV sec. d. C., dimostra probabilmente l'apice della maestria raggiunta dagli artigiani romani nella lavorazione del vetro.

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Con la luce proveniente in maniera diretta di fronte, la coppa appare verde. Credit: Di Brit_Mus_13sept10_brooches_etc_044.jpg: Johnbodderivative work: Johnbod (talk) – Brit_Mus_13sept10_brooches_etc_044.jpg, CC BY–SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11549754

Per riprodurre questo comportamento dicroico, il gruppo di Sheffield ha sperimentato una miscela vetrosa contenente quantità minime di oro e argento, riscaldata oltre i 1.000 °C. Durante il raffreddamento si formano minuscole particelle metalliche, le cui dimensioni e caratteristiche determinano il risultato ottico. La difficoltà consiste proprio nel controllare il processo: piccole variazioni nella composizione e nelle condizioni di fusione possono modificare sensibilmente il colore finale. In un ambiente controllato, il risultato si è rivelato essere soddisfacente. Indirettamente, questa complessità ci dimostra quanto fossero capaci gli artigiani che realizzarono la coppa 1700 anni fa.

Il lavoro di Sheffield non parte da zero. La presenza di nanoparticelle metalliche nella Coppa di Licurgo era già nota grazie alle analisi scientifiche, mentre precedenti tentativi di riprodurne i colori avevano ottenuto risultati solo parzialmente soddisfacenti. La ricerca del gruppo era stata descritta anche in uno studio del 2025 sulla rivista Physics & Chemistry of Glasses, dedicato alla riproduzione delle caratteristiche cromatiche della coppa. L’esperimento mostra come gli artigiani romani fossero in grado di ottenere effetti ottici complessi attraverso una conoscenza pratica dei materiali, senza disporre della teoria moderna delle nanoparticelle. Non dimostra, tuttavia, che conoscessero il meccanismo fisico responsabile del fenomeno: è possibile che il risultato fosse stato raggiunto attraverso prove e tentativi. La ricostruzione ha inoltre fornito la base per un’opera contemporanea ispirata alla coppa, destinata a essere esposta a Sheffield.

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