
L’Etna è entrato in una nuova fase eruttiva che ha portato all’apertura di sei fratture da cui sono fuoriuscite colate laviche che sono avanzate lungo i fianchi del vulcano. Allo stesso tempo, il Cratere Voragine ha dato origine a eruzioni esplosive con emissione di fontane di lava, gas e ceneri che hanno causato, dal 6 agosto, notevoli disagi ai voli con la chiusura dell'aeroporto di Catania Fontanarossa. Negli ultimi decenni le eruzioni hanno riguardato soprattutto il Cratere sud-est, mentre negli ultimi due anni protagonista dell’attività eruttiva dell’Etna è diventato il Cratere Voragine. Il risveglio di questo cratere determina grandi cambiamenti nella struttura del vulcano e secondo gli esperti potrebbe influenzarne il comportamento nei prossimi anni.
Il Cratere Voragine: come influenzerà l’attività vulcanica dell’Etna
Il Cratere Voragine si è formato nel 1945 ed è uno dei quattro principali crateri sommitali dell’Etna. Gli altri sono il Cratere nord-est, la Bocca Nuova e il Cratere sud-est, tutti nati nell’arco degli ultimi 115 anni. Durante il secolo scorso ha prevalso l’attività del Cratere nord-est, che negli ultimi decenni si è però ridotta lasciando spazio a quella del Cratere sud-est e più recentemente del Cratere Voragine. Quest’ultimo ha assunto un ruolo cruciale a partire dal 2024, quando in estate ha dato luogo a sei episodi parossistici. Le sue eruzioni sono lunghe e intense e emettono una grande quantità di materiali, che accumulandosi hanno portato la sua altezza a raggiungere i 3403 m. Oggi il Cratere Voragine rappresenta la vetta dell’Etna, che in futuro probabilmente crescerà ulteriormente modificando l’aspetto del vulcano. Secondo Marco Viccaro, Presidente dell’Associazione Italiana di Vulcanologia, il risveglio del Cratere Voragine comporta una dinamica più complessa di quella che ha caratterizzato l’Etna nel passato, con cambiamenti strutturali che potranno condizionare l’attività del vulcano anche per diversi anni. Lo stesso ha dichiarato:
Studi in corso dimostrano che anche la riattivazione del Cratere di nord-est, a fine 2025, e la successiva attività effusiva di inizio 2026 sono da mettere in relazione con il ruolo attivo che ha il sistema centrale di condotti del vulcano che culmina proprio con il cratere Voragine. Questo sistema di condotti ha la capacità di pescare magma nelle zone più profonde del sistema di alimentazione dell’Etna e ha un’elevata capacità di trasferimento, sia in termini di volumi trasportabili sia per quel che concerne i tempi.

Perché con le sue eruzioni fuoriescono così tante ceneri
Anche i dati scientifici confermano che il magma che alimenta l’attuale eruzione è profondo e contiene un’elevata quantità di gas. I magmi in cui la percentuale di gas è maggiore sono meno fluidi e danno luogo a eruzioni esplosive. Al loro interno i gas si accumulano formando grandi bolle che fanno aumentare la pressione nel magma. Quando la pressione diventa molto alta i gas si liberano all’improvviso e la loro energia sminuzza il magma in frammenti che vengono lanciati anche a grandi altezze. Si tratta di vere e proprie esplosioni che emettono grandi quantità di cenere, che in questo caso hanno raggiunto anche Malta e la Libia.
Marco Viccaro confronta l’episodio eruttivo iniziato il 6 agosto con quelli di inizio e fine luglio, affermando:
L’attività iniziata il 6 agosto, ancor più energetica rispetto ai precedenti episodi, sta proseguendo in modo relativamente continuo e suggerisce adesso un ruolo attivo del magma più profondo e carico di gas, quindi più efficace nel processo di frammentazione e conseguente produzione di cenere.
In ogni caso, benché intenso questo episodio eruttivo non è anomalo per l’Etna. La situazione attualmente risulta stabile e viene costantemente monitorata, ma non è possibile stimare come si evolverà. L’Osservatorio Etneo dell’INGV ha comunque dichiarato che l’attuale attività eruttiva non costituisce un pericolo per la popolazione.