0 risultati

Risultati delle elezioni in Brasile e Serbia: Lula rieletto presidente al 52%, a Belgrado vincono gli studenti

Avatar autore
A cura di Sara Brugnoni
Junior News Editor
lula vucic serbia
Da sinistra: il Presidente brasiliano Lula, l'ex presidente serbo Vučić e gli studenti serbi in piazza.
Mentre in Serbia la Lista degli studenti ha sconfitto Vučić dopo oltre un decennio al potere e un’affluenza record del 70%, in Brasile Lula è stato rieletto Presidente per la quarta volta, rimontando al ballottaggio contro Flávio Bolsonaro. Vediamo come si è arrivati a questi risultati elettorali.

L’ultimo weekend di ottobre 2026 si è chiuso con due grandi risultati elettorali in Serbia e in Brasile: nel Paese europeo, le urne hanno decretato la vittoria schiacciante della Lista degli studenti (il movimento nato dalle proteste contro la corruzione e il governo), con circa il 53% dei voti, segnando la fine del presidente Aleksandar Vučić e del suo Partito progressista serbo (SNS) dopo più di un decennio al potere.

Dall’altra parte del mondo, invece, il Brasile ha confermato alla presidenza Luiz Inacio Lula da Silva, con il 51,7%, dopo che al primo turno del ballottaggio era stato superato dal rivale Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente che sta scontando una condanna di 27 anni per un tentato colpo di stato: Bolsonaro Jr ha contestato i risultati poco dopo l'annuncio, chiedendo l'annullamento delle elezioni.

Da tenere d’occhio, nei prossimi giorni, ci saranno altri due appuntamenti elettorali importanti: le elezioni in Israele (in programma per domani 27 ottobre), che potrebbero riconfermare (o meno) Benjamin Netanyahu al potere, e le midterm negli Stati Uniti, che potrebbero togliere al partito repubblicano di Donald Trump la maggioranza alla Camera e al Senato.

Lula vince le elezioni in Brasile contro Bolsonaro: è presidente per la quarta volta

Il Brasile ha riconfermato alla presidenza Luiz Inácio Lula da Silva (conosciuto in tutto il mondo come Lula), leader del Partito dei Lavoratori (PT), che al ballottaggio finale ha rimontato contro Flavio Bolsonaro, candidato del Partito Liberale (PL) e figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, attualmente in carcere con una condanna di 27 anni per tentato colpo di stato.

Come dichiarato dallo stesso Lula, la riconferma è avvenuta con il 51,74% dei voti, contro il 48,2% di Flavio Bolsonaro: il Paese, insomma, è spaccato a metà.

Queste elezioni segnano comunque un risultato storico per il Brasile: si tratta del quarto mandato presidenziale per Lula, un fatto senza precedenti per la storia democratica brasiliana (la Costituzione, infatti, vieta più di 2 mandati consecutivi, ma non fissa un limite massimo di mandati complessivi). Al tempo stesso, è la prima volta dal 1989, anno in cui è stato introdotto il ballottaggio alle elezioni presidenziali, che un candidato uscito perdente al primo turno riesce a ribaltare il risultato al secondo turno.

La rimonta, comunque, è stata tutt’altro che scontata: al primo turno, lo scorso 4 ottobre, Lula aveva perso con uno scarto di circa 2,2 milioni di voti (con il 45,03 % dei voti contro il 47,14 % del rivale Bolsonaro), ma la campagna elettorale del PT nelle settimane successive è riuscita nell’intento di “virar o voto” (ribaltare il voto).

Va detto, comunque, che nell’ultimo dibattito in tv tra Lula e Bolsonaro prima delle elezioni, quest’ultimo ha segnato alcuni autogol all’ultimo minuto: prima definendo Lula “Nove dedos” (letteralmente nove dita), schernendo l’avversario per aver perso un dito. In questo caso, l’insulto è stato sfruttato dal presidente uscente, che ha ricordato di aver perso il dito a soli 17 anni, mentre lavorava come metalmeccanico di notte, in un orario non autorizzato.

Il secondo errore di Bolsonaro è stato quello di mostrare alle telecamere la scritta “CORRU(PT)O”, sostenendo che la parola corrotto (corrupto in portoghese) non può esistere senza il PT (il partito di Lula). Questa mossa, però, gli si è ritorta contro: l’immagine di Bolsonaro mostrando lui stesso la scritta “corrotto” è diventata virale, con numerosi utenti di internet che hanno iniziato a scrivere sulle mani la propria professione, da medico a insegnante.

Dal punto di vista politico, per Lula è il quarto mandato presidenziale: la prima elezione risale al 2002, quando diventò il primo leader sindacale e il primo operaio a ricoprire la carica di presidente del Brasile. Durante i primi due mandati (2003-2011) ha ottenuto forte consenso popolare introducendo programmi come “Bolsa Familia” e “Fame Zero”, sfruttando i grossi proventi della vendita di materie prime per finanziare interventi sociali contro la povertà nel Paese.

La sua carriera politica ha poi subito una battuta d’arresto con il maxiprocesso Lava Jato (ispirato all’italiano Mani Pulite), un’inchiesta relativa a un vasto sistema di tangenti legato alla compagnia petrolifera Petrobras e alla società di costruzioni Odebrecht.

Per questo motivo, nel 2018 fu arrestato, trascorrendo 580 giorni in carcere, per poi essere liberato nel novembre del 2019 dopo una sentenza del Tribunale Supremo, che nel 2021 ha definitivamente annullato le sue condanne (che l’avrebbero reso ineleggibile).

Ora, a quasi 81 anni, Lula ha promesso ai brasiliani di realizzare il miglior mandato presidenziale nella storia del Paese. Ma il Brasile, in questo momento, è molto diverso da quello degli anni Duemila, anni in cui era riuscito a farlo prosperare al punto da far entrare il Paese nei Paesi emergenti BRICS (insieme a India, Cina, Russia e Sudafrica).

In Parlamento, il potere del suo partito sarà comunque limitato da forte opposizione del PL di Flavio Bolsonaro, che avrà 121 deputati alla Camera e 28 senatori, su un totale di 513 deputati e 81 senatori.

Al tempo stesso, il debito pubblico brasiliano ha raggiunto l’83% del PIL, con il costo della vita sempre più alto e numerose famiglie indebitate. Nel frattempo, i mercati finanziari chiedono un aggiustamento dei conti pubblici, che richiederanno necessariamente dei tagli alla spesa pubblica.

La Serbia e la Lista degli studenti: affluenza storica al 70%

Per capire le reali motivazioni dietro la vittoria della Lista degli studenti in Serbia, dobbiamo tornare indietro al 1° novembre 2024, quando il crollo di una pensilina nella stazione ferroviaria di Novi Sad, una città nel nord del Paese, provocò la morte di 16 persone. L’incidente, fin da subito, ha sollevato grandi critiche sulla sicurezza delle opere pubbliche, sulle responsabilità delle autorità e, soprattutto, sulle accuse di corruzione legate ai lavori di ristrutturazione.
Già allora, infatti, gli studenti hanno organizzato le prime manifestazioni, chiedendo giustizia e l’accertamento delle responsabilità: le proteste, però, si sono allargate rapidamente, diventando un vero e proprio movimento nazionale contro il sistema di potere che governava la Serbia da più di un decennio.

Nel corso di un anno e mezzo, le proteste hanno raccolto il sostegno di gran parte della società civile, fortemente insoddisfatta e sfiduciata nei confronti delle istituzioni politiche, diventando di fatto il movimento più imponente nella storia del Paese dopo la caduta di Slobodan Milošević nel 2000.

Alla luce di tutto questo, nel maggio del 2025, un gruppo di studenti universitari ha annunciato la propria candidatura alle elezioni, mettendo insieme una lista di esperti e professionisti, lontani dalle logiche di potere e dalla politica tradizionale che hanno governato il Paese negli ultimi 12 anni.

È nata così la Lista degli studenti, una formazione politica senza un unico leader, ma composta da 250 candidati provenienti dalla società civile.

Il giorno del voto l’affluenza è stata storica, con una percentuale finale del 70%, la più alta mai registrata dalla dissoluzione della Jugoslavia nel 1992: non a caso, in tutto il Paese si sono registrate lunghe file alle urne.

Ad annunciare il risultato finale è stato lo stesso Vučić, che è apparso dalla sede del suo partito annunciando la sconfitta. Secondo le proiezioni elaborate, la Lista degli studenti ha ottenuto circa 138 seggi sui 250 totali del Parlamento serbo. Il partito progressista serbo di Vučić ne ha invece ottenuti 104: i seggi rimanenti sono andate alle formazioni rappresentative delle minoranze etniche.

Ma la portata di questo risultato va ben oltre la redistribuzione dei seggi al parlamento di Belgrado: rappresenta un rifiuto del modello politico che ha dominato la Serbia per più di 12 anni. Vučić, infatti, è stato al potere dal 2012: inizialmente come vice primo ministro con delega alla difesa e alla sicurezza (2012-2014), poi come primo ministro (2014-2017) e infine come presidente della Repubblica. In questo periodo, Vučić ha consolidato un sistema nel quale il suo partito esercitava una forte influenza su istituzioni e media, al punto che sotto il suo governo la Serbia è stata classificata come “autocrazia elettorale” dall’istituto svedese V-Dem, mentre oggi la Serbia al 104° posto mondiale per libertà di stampa: è l’ultima tra i 40 Paesi Europei e dei Balcani.

Tra l’altro, a causa della crescente pressione sociale, Vučić aveva indetto elezioni anticipate a settembre 2026, decidendo così di dimettersi dalla presidenza della Repubblica per ricandidarsi come primo ministro (dato che la Costituzione gli impediva un nuovo mandato come Capo di Stato).

La nuova impronta politica della Serbia, però, dovrà essere ancora strutturata, soprattutto per quanto riguarda la politica estera: il nuovo governo dovrà trovare un equilibrio tra la Cina (principale investitore nel Paese), la Russia (storico alleato e principale fornitore di gas) e l’Unione Europea (primo partner commerciale), per la quale Belgrado risulta come Paese candidato all’adesione.

Avatar utente
Sara Brugnoni
Junior News Editor
Lavoro come giornalista per la sezione news di Geopop: mi occupo principalmente delle notizie di attualità e di tutto ciò che avviene sul Pianeta Terra, dalla geopolitica allo spazio, fino alla società nel suo complesso. Ho lavorato per un quotidiano economico e ho una laurea magistrale in Scienze Politiche, grazie alla quale ho capito quanto gli eventi del mondo siano profondamente connessi tra di loro.
Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views