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25 Aprile 2026
15:00

Liegi-Bastogne-Liegi 2026, il 26 aprile torna la “Decana” del ciclismo: Pogacar la mette nel mirino

Nata nel 1892, la Liegi attraversa le valli delle Ardenne belghe con salite brevi e violentissime, terreno ideale per Tadej Pogačar che domenica 26 aprile cercherà il suo quarto successo alla “Doyenne” e il quarto, in generale, nelle Classiche Monumento stagionali, impresa mai riuscita a nessun ciclista.

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Liegi-Bastogne-Liegi 2026, il 26 aprile torna la “Decana” del ciclismo: Pogacar la mette nel mirino
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Tadej Pogacar in azione alla Liegi nel 2025 – via x.com

Domenica 26 aprile 2026 si chiuderà la stagione delle classiche di primavera del ciclismo su strada con la Liegi-Bastogne-Liegi, una corsa di 259 km e 4300 metri di dislivello tra le Ardenne, con salite brevi, dure, incastonate nei boschi del Belgio.
 Questa è la Liegi-Bastogne-Liegi, la corsa ciclistica su strada più antica ancora in attività nel mondo, nata nel 1892 e soprannominata per questo “La Doyenne des classiques” (la Decana delle classiche).

I favoriti nel 2026: Pogacar per il poker

Il favorito del 2026 è, come in tutte le classiche primaverili, Tadej Pogačar, che insegue il suo 4° successo alla Liegi. Dopo essere arrivato secondo alla Parigi-Roubaix, è svanito il sogno di vincere tutte e 5 le Classiche Monumento (Milano-Sanremo, Fiandre, Roubaix, Liegi e Lombardia) in una sola stagione, ma può ancora conquistarne 4 su 5, impresa mai riuscita a nessun ciclista.

I principali avversari dello sloveno sono i vincitori delle altre due classiche delle Ardenne che si sono disputate nei giorni scorsi: Remco Evenepoel, belga classe 2000, che ha già vinto La Doyenne nel 2022 e 2023 e sarà spinto dal pubblico di casa, dopo aver vinto l’Amstel Gold Race domenica scorsa.
L'altro avversario da tenere d’occhio è il nuovo, giovanissimo fenomeno del ciclismo mondiale: Paul Seixas. A 20 anni da compiere, il talento francese è il nuovo nome caldo quando si parla di futuro del ciclismo mondiale, negli ultimi giorni ha vinto il Giro dei Paesi Baschi e la Freccia Vallone e può essere lo sfidante ideale sulle brevi e ripide côtes delle Ardenne.

Come nacque la corsa più antica del mondo

La storia comincia nel modo più banale possibile: cercare di vendere più copie di un giornale. Nel 1892 la Liège Cyclist Union, un club amatoriale legato al ciclismo, organizzò la prima edizione della gara per promuovere le vendite del quotidiano L'Express. Trentatré corridori si presentarono alla partenza, tutti belgi, tutti dilettanti, in sella a bici pesantissime su strade sterrate. Solo 17 di loro riuscirono ad arrivare al traguardo, dopo oltre dieci ore di corsa. La corsa divenne subito un appuntamento fisso, la partenza si spostò a Liegi e il percorso si assestò su quello che conosciamo oggi: circa 260 km che scendono verso Bastogne, quasi al confine con il Lussemburgo, per poi risalire verso nord attraverso le valli delle Ardenne.

Perché le Ardenne rendono epica questa corsa

Le Ardenne non sono montagne nel senso alpino del termine. Sono un altopiano antico, scavato dai fiumi, che con la loro incidenza hanno creato pareti molto ripide. Il risultato, per i ciclisti, sono le côtes: salite che raramente superano i 2 chilometri di lunghezza, ma con pendenze spesso sopra il 10%. La difficoltà della Liegi non sta quindi in un'unica lunga salita, ma nella loro ripetizione a raffica. Negli ultimi 90 km del percorso i corridori ne affrontano nove in sequenza, senza mai poter recuperare davvero. Chi arriva al traguardo di Liegi dopo sei ore di questo trattamento è davvero tra i migliori corridori al mondo. Nell'edizione 2026 il percorso sarà leggermente più duro rispetto alle ultime edizioni grazie a due nuove salite, il Col du Maquisard e la Côte de Desnié, subito prima della sequenza finale, anticipando potenzialmente il momento in cui i favoriti attaccheranno.

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Il profilo altimetrico della Liegi–Bastogne–Liegi 2026

L'Italia e la Liegi: una storia di campioni

La Liegi-Bastogne-Liegi viene spesso chiamata "la corsa degli italiani". Non è solo una questione di palmarès (dove l’Italia vanta 12 vittorie, più di qualsiasi altra nazione escluso il Belgio), perché il soprannome affonda le radici nella storia sociale del Belgio del dopoguerra: migliaia di famiglie italiane, in fuga dalla miseria dell'Italia del dopoguerra, emigrarono in Vallonia per lavorare nelle miniere di carbone. Si portarono dietro la passione per il ciclismo, e per decenni affollavano le strade della Liegi a tifare per i corridori azzurri.

La vittoria più emozionante in questo senso è quella di Carmine Preziosi nel 1965. La sua famiglia aveva lasciato Sant'Angelo all'Esca, in Campania, per cercare fortuna nelle Ardenne belghe, dove il padre lavorava in miniera. Carmine crebbe in quelle stesse valli, diventò ciclista professionista e vinse proprio lì, su quelle strade che erano diventate casa sua.
Tra le vittorie italiane spicca il dominio di Moreno Argentin, con 4 vittorie tra il 1985 e il 1991, le due vittorie ciascuno per Michele Bartoli e Paolo Bettini tra fine anni ’90 e inizio 2000, con la storica cinquina italiana del 2002: Bettini-Garzelli-Basso-Celestino-Codol. L’Italia non sale sul gradino più alto del podio dal 2007, con Danilo di Luca.

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