
Il 2025 è stato l'anno con più guerre statali dal 1946, ovvero dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. A confermarlo è l'ultimo report del PRIO (il Peace Research Institute di Oslo), che ogni anno fotografa lo stato delle guerre sul pianeta usando i dati raccolti dall'Uppsala Conflict Data Program (UCDP), l'archivio più completo al mondo per i dati sulla violenza armata organizzata.
Complessivamente, nel 2025 circa 245.000 persone sono morte a causa di eventi legati direttamente ai combattimenti, contro le 188.000 dell'anno precedente: si tratta del terzo anno più violento registrato dalla fine della Guerra Fredda. A spingere così in alto il bilancio sono stati soprattutto la guerra fra Russia e Ucraina, i bombardamenti su Gaza e da parte di Israele (per un periodo impegnato anche in una guerra contro l'Iran) e il conflitto armato in Sudan.
Questo triste bilancio riguarda in primo piano anche noi europei, non solo per l'invasione russa dell'Ucraina: il nostro continente, infatti, è diventato il primo importatore di armi al mondo, con una quota pari al 33% delle importazioni globali totali. Valori così alti non si vedevano dagli anni '60, in piena Guerra Fredda.
Record di conflitti armati negli ultimi 80 anni: la mappa delle 8 guerre fra Stati
Nel 2025 l'UCDP ha registrato 65 conflitti statali (in cui almeno una delle parti è uno Stato e sono stati registrati almeno 25 morti in un anno): si tratta del numero più alto da quando la raccolta dati è iniziata, nel 1946. A livello quantitativo, sono 6 conflitti in più rispetto al precedente massimo (59 registrati nel 2024) e rappresentano più del doppio dei conflitti registrati 16 anni fa, nel 2010, quando erano 31.

Conflict Dataset and UCDP Battle–Related Deaths Dataset (Pettersson, Davies & Öberg, 2026).
C'è poi un dettaglio da non trascurare: questi 65 conflitti si sono concentrati in appena 35 Paesi e negli ultimi dieci anni il divario tra il numero di conflitti e i Paesi coinvolti si è allargato sempre di più: questo significa che, oggi, alcuni Stati ospitano più guerre contemporaneamente, in cui subentrano più attori in campo, fronti sovrapposti e maggiore rischio di allargamento del conflitto a livello regionale.
Il Myanmar e il Pakistan, per esempio, ne contavano cinque ciascuno, mentre Afghanistan, Camerun, Mali, Nigeria e Israele ne hanno affrontati diversi in parallelo. In media, in ogni Paese coinvolto sono in corso 1,9 conflitti.
Questo picco dei conflitti, comunque, non è isolato né improvviso: dal 2013 in poi, ogni anno si è rivelato più violento rispetto a quelli del post Guerra Fredda. Ecco perché il report parla esplicitamente di una nuova “linea di base” della violenza globale, che ora è più alta di prima: in altre parole, non siamo davanti a un'impennata di violenza passeggera, ma a una tendenza che molto probabilmente sarà di lungo periodo.
Il problema è che, a differenza del passato (in cui lo scenario globale era dominato dalle guerre civili), nel 2025 sono raddoppiati i conflitti interstatali (cioè combattuti direttamente tra due o più Paesi): in totale l'UCDP ne ha rilevati 8 (erano 4 nel 2024), il numero più alto mai registrato nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale.

La distribuzione geografica delle 65 guerre globali
Dal punto di vista della distribuzione geografica delle 65 guerre, nel 2025 l'Africa si è confermata il continente con il maggior numero di conflitti statali (29), seguita dall'Asia (20), dal Medio Oriente (13), dalle Americhe (2) e dall'Europa (1).

Più nel dettaglio, 13 di questi conflitti hanno superato la soglia delle 1.000 vittime: si tratta delle guerre scoppiate in Burkina Faso, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Haiti, Iran-Israele/USA, Israele (Gaza), Mali, Myanmar, Nigeria, Pakistan, Russia-Ucraina, Somalia e Sudan. In termini di vite perse, la più letale di tutte resta la guerra tra Russia e Ucraina che, secondo il “Conflict trends: A global overview” realizzato dal Peace Research Institute, ha causato circa 370.000 morti in combattimento tra il 2022 e 2025, il numero più alto registrato di morti in battaglia per un singolo conflitto dal 1989.
Non a caso, in circa 10 anni, i conflitti nel continente africano sono quasi raddoppiati, passando dai 15 del 2013 ai 29 del 2025. Questo aumento, però, è legato soprattutto al fatto che gli stessi Stati ospitano più conflitti di prima, con gli scontri che stanno aumentando d'intensità, in particolare in Etiopia, Sudan e Repubblica Democratica del Congo.
Il Medio Oriente, con 13 conflitti complessivi, ha toccato il livello più alto dal 1946, mentre l'Asia non registrava così tanti conflitti dal 1994 (complice anche le maggiori tensioni tra India e Pakistan). Le Americhe sono rimaste stabili a due (Haiti e Colombia), ma con un'eccezione drammatica: ad Haiti le vittime sono passate da circa 200 nel 2024 a oltre 1.200 nel 2025, complice il quasi collasso dello Stato, l'espansione coordinata delle bande e una risposta internazionale arrivata troppo tardi.