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29 Agosto 2025
16:46

L’Italia investe nell’istruzione meno rispetto alla media europea: l’andamento dal 2000 a oggi

L'Italia è tra i Paesi UE che investono di meno nel settore dell'istruzione: secondo i dati Eurostat più aggiornati (e relativi al 2023), all'istruzione è andato solo il 3,9% del nostro PIL, a fronte di una media dell'Unione Europea pari al 4,7%. Si tratta della terza percentuale più bassa dell'Unione, davanti solo a Romania (3,3%) e Irlanda (2,8%).

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L’Italia investe nell’istruzione meno rispetto alla media europea: l’andamento dal 2000 a oggi
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Al Meeting di Rimini 2025 di Comunione e Liberazione, il Ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara in un suo intervento ha dichiarato che in Italia «il finanziamento statale non è assolutamente inferiore a quello di tanti altri Paesi europei, penso che in rapporto al PIL sia persino superiore alla Germania. È il finanziamento privato che invece è drammaticamente inferiore». In realtà, secondo gli ultimi dati ufficiali rilasciati dall'Eurostat e riportati anche dall'ISTAT, al 2023 (ultimi dati disponibili) l'Italia è tra i Paesi dell'UE che investe di meno nel settore dell'istruzione, con una spesa pubblica pari al 3,9% del PIL (Prodotto Interno Lordo), a fronte di una media UE del 4,7%. La Germania, citata da Valditara, nel 2023 ha destinato all'istruzione il 4,7% del PIL. Questo non è un dato isolato: secondo i dati ISTAT, gli investimenti italiani per il mondo della scuola, dell'università e della ricerca sono diminuiti negli ultimi anni, senza mai raggiungere il 4,5% del PIL italiano dall'anno 2000. Gli investimenti in Italia sono però superiori alla media europea per quanto riguarda la scuola primaria.

La spesa pubblica destinata all'istruzione nel 2023

Come anticipato, gli ultimi dati disponibili rilasciati dall'Eurostat (e riportati anche all'interno del report ISTAT Noi Italia 2025) riguardano l'anno 2023, quando la spesa destinata dallo Stato italiano per l'istruzione ha raggiunto il 3,9% del nostro Prodotto Interno Lordo (PIL), a fronte di una media UE che ha invece raggiunto il 4,7%. Per intenderci, significa un totale di circa 82,9 miliardi di euro, a fronte di un PIL italiano 2023 pari a 2.128 miliardi di euro. Questo ci posiziona in coda alla classifica dei Paesi dell'Unione Europea per investimenti dedicati all'istruzione: dietro di noi, nella lista dei 27 Paesi UE, solo Romania (3,3%) e Irlanda (2,8%).

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Spesa PIL 2023. Credit: ISTAT, rielaborazione dati Eurostat

In Italia, quindi, gli investimenti pubblici destinati nel 2023 all'istruzione non sono stati superiori a quelli della Germania, che invece ha speso il 4,5% del suo PIL per il mondo della scuola, dell'università e della ricerca. All'apice della classifica ci sono Paesi come Svezia (7,2% del PIL), Belgio (6,3%), Estonia (6,3%) e Finlandia (6,1%).

L'andamento della spesa pubblica per l'istruzione dal 2000

Da considerare, però, c'è anche l'andamento della spesa pubblica per l'istruzione nel corso degli ultimi 23 anni. A partire dal 2000, infatti, gli investimenti italiani nei confronti di questo settore sono risultati piuttosto altalenanti, con una diminuzione costante dal 2010, a esclusione di un picco registrato tra il 2018 e il 2020.

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L’andamento della spesa pubblica per l’istruzione in Italia dal 2000 al 2023. Credit: Osservatorio CPI

Come visibile anche dal grafico, la situazione non cambia di molto se consideriamo le uscite destinate all'istruzione rispetto all'ammontare totale della spesa pubblica: nel 2023, per esempio, gli investimenti per scuola, università e ricerca sono stati pari al 6,5% della spesa pubblica complessiva, un valore che nel 2000 arrivava quasi al 9% delle uscite totali dello Stato.

Pur considerando il calo demografico, è anche diminuita la spesa per studente in rapporto al PIL pro capite, passata dal 23% nel 2000 a un valore inferiore al 20% nel 2023: questa riduzione, però, varia a seconda del livello di istruzione considerato (scuola primaria, secondaria, universitaria o istruzione prescolastica).

Nello specifico, nel corso degli ultimi 23 anni la spesa pubblica destinata all'istruzione universitaria è passata dal 20% al 15% del PIL pro capite: va sottolineato, però, che questo calo non è tanto da attribuire alla riduzione degli stanziamenti pubblici per l'università (che sono rimasti piuttosto simili considerando il tasso di inflazione), quanto piuttosto all'aumento del numero degli studenti universitari nel corso degli ultimi 23 anni.

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Confronto tra i Paesi europei in termini di spesa pubblica per studente. Dati riferiti all’anno 2021 e relativi ai vari livelli di istruzione. Credit: Osservatorio CPI

Come riporta anche nel grafico qui sopra, nel 2021 gli investimenti pubblici italiani per l'istruzione primaria sono invece stati tra i più alti se confrontati con quelli dei Paesi economicamente più avanzati, con una spesa per studente pari al 25% del PIL pro capite.

Al contrario, per quanto riguarda l'istruzione secondaria e terziaria (universitaria), la posizione italiana è effettivamente tra le peggiori: per avere un'idea, in termini assoluti nel 2021 l’Italia ha speso circa 7.200 euro per studente universitario (o iscritti ad altre istituzioni terziarie), meno della metà rispetto a quanto speso dalla Germania (16.300 euro), ma anche inferiore alla spesa di Francia (12.500 euro) e Spagna (10.500 euro).

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