Il Nobel per la fisica 2021 è stato vinto da tre persone: Giorgio Parisi (50%) e la coppia Syukuro Manabe e Klaus Hasselmann (25% + 25%).
Il Professor Giorgio Parisi è stato premiato per i contributi innovativi alla nostra comprensione dei sistemi complessi.
Ora però vorrei riportare l'attenzione sull'altra coppia di scienziati perché il significato della loro "vittoria" scientifica ha un valore molto particolare, che a mio avviso andrebbe messo in luce. Adesso vi spiego il motivo.

Manabe e Hasselmann hanno vinto il premio Nobel per la fisica per "la modellizzazione fisica del clima terrestre, quantificando la variabilità e prevedendo in modo affidabile il riscaldamento globale". Se non fosse chiaro, questi due signori hanno vinto il premio scientifico più prestigioso del mondo studiando il cambiamento climatico e il ruolo determinante delle emissioni antropiche di CO2. Manabe ci ha mostrato come e perché l'aumento della CO2 porta al riscaldamento globale, mentre Hasselmann ha dimostrato che questo è ciò che sta accadendo.
Potrà sembrare un dettaglio ma non lo è perché è la prima volta che si vince un Nobel per la fisica con studi che dimostrano che le attività umane sono il fattore determinante dell'aumento della temperatura media sul pianeta. Da oggi in poi i negazionisti del cambiamento climatico dovranno non solo controbattere la stra-grandissima maggioranza della comunità scientifica ma anche un premio Nobel. Sicuramente non potranno svalutarlo, dal momento che molti, negli ultimi anni, hanno (erroneamente) utilizzato le parole del premio Nobel Rubbia per supportare le tesi negazioniste.

Il fattore UOMO è piccolo ma determinante

Quello che frega molti (scusate il termine poco elegante ma è quello più incisivo secondo me) è considerare il riscaldamento globale come un fenomeno da attribuire a cause naturali. La tesi di molti negazionisti (tra cui Antonino Zichichi, giusto per citarne uno celebre in Italia) è la seguente: non è antropico perché il 95% della CO2 emessa è naturale. Tale tesi però dimentica un aspetto fondamentale che tento di spiegare in un breve video (lo trovate in basso) utilizzando una bottiglia di vino da 750 ml e un cicchetto. Nella similitudine, la bottiglia rappresenta la quantità di carbonio che l'atmosfera può gestire naturalmente senza problemi, mentre il cicchetto la quantità di carbonio introdotta dall’uomo che rompe l'equilibrio.

La bottiglia infatti è progettata per gestire esattamente 750 ml di vino, così come l’atmosfera è capace di gestire 750 gigatonnellate di carbonio. L’uomo immette circa 8-9 gigatonnellate di carbonio all'anno. È sicuramente una cifra molto bassa rispetto alle 90 gigatonnellate emesse dagli oceani ogni anno o le 120 emesse ogni anno dalle piante e dai terreni, ma dal momento che l'atmosfera non riesce a gestirne più di 750 gigatonnellate, basta un niente per alterare l'equilibrio. Ecco perché le emissioni antropiche sono determinanti!

Vi propongo di guardare questo video per capire meglio il concetto.

Articolo a cura di
Andrea Moccia