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Cosa sta succedendo in Nepal con la frana sul fiume Kali Gandaki e valanga sul monte Himlung Himal

Il Nepal, già colpito dal collasso del ghiacciaio lo scorso agosto (che ha causato oltre 1.450 morti), si ritrova ad affrontare una nuova frana nella regione del Mustang e una valanga al campo base dell'Himlung Himal, a 7.000 metri. Almeno 21 le vittime, con oltre 2.000 persone evacuate.

29 Settembre 2026
12:30
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Cosa sta succedendo in Nepal con la frana sul fiume Kali Gandaki e valanga sul monte Himlung Himal
frana in nepal
La frana avvenuta nella regione del Mustang, che ha raggiunto il fiume Kali Gandaki. Credit: Mar del Plata, via X.

A poco più di un mese dal collasso del ghiacciaio che ha ucciso oltre 1.450 persone, il Nepal si trova a dover affrontare nuovi disastri naturali: il Paese himalayano è stato infatti colpito da una violenta ondata di maltempo, con le piogge torrenziali durate quattro giorni consecutivi che hanno innescato frane e inondazioni in gran parte del territorio nazionale.

La situazione è particolarmente critica in diversi distretti: le piogge monsoniche hanno innescato una frana di grandi dimensioni in prossimità dell’abitato di Lete, nella regione del Mustang. La frana è stata ripresa in diretta dagli abitanti del luogo, con il materiale franato che ha raggiunto il fondovalle del fiume Kali Gandaki in appena 10 secondi, causandone il temporaneo sbarramento.

Un ponte tra Syangja e Gulmi è stato completamente spazzato via dall'acqua e le autorità hanno aperto le tre paratoie della diga di Mirmi, fermando temporaneamente la produzione della centrale idroelettrica Kali Gandaki A, che produce 144 megawatt. Nel frattempo, anche la fornitura di energia elettrica è stata completamente interrotta nei distretti di Manang, Mustang, Myagdi e Baglung e le inondazioni hanno messo fuori uso 1.013,2 megawatt della rete di trasmissione nazionale.

Le autorità nepalesi hanno quindi diramato un allarme per possibili piene improvvise in 49 dei 77 distretti del Paese, con oltre la metà considerati ad alto rischio.

A tutto questo si somma anche un'altra tragedia in alta quota: un'imponente valanga ha colpito il campo base dell'Himlung Himal, una montagna di 7.126 metri nel distretto di Manang, nel Nepal centro-settentrionale, vicino al confine con il Tibet. Al momento dell'incidente, nel campo si trovava un team di guide nepalesi e personale di supporto, inviato in anticipo da due compagnie di spedizione per preparare la via di salita, fissare le corde e allestire le tende.

La neve e le rocce hanno travolto le tende, seppellendo gli occupanti. Un team di soccorso di otto persone della Nepal National Mountain Guide Association è stato trasportato in elicottero da Kathmandu fino al campo base, riuscendo a salvare 10 sopravvissuti e a recuperare quattro corpi. Al momento della stesura di questo articolo, 12 persone risultano ancora disperse e le operazioni di ricerca sono state temporaneamente sospese a causa delle difficili condizioni meteo e dell'enorme accumulo di neve.

Secondo la National Disaster Risk Reduction and Management Authority (NDRRMA), l'agenzia governativa che si occupa della gestione dei disastri, almeno 21 persone hanno perso la vita, 5 risultano disperse e altre 5 sono rimaste ferite. Le stazioni di monitoraggio hanno registrato precipitazioni superiori ai 100 millimetri in ben 106 località del Paese. In pochi giorni sono state registrate almeno 300 frane che hanno coinvolto direttamente circa 747 famiglie, mentre almeno 2.000 persone che vivevano in aree ad alto rischio sono state evacuate.

Frane e inondazioni stanno quindi mettendo a dura prova un Paese già devastato dal collasso del ghiacciaio avvenuto il 26 agosto: secondo il rapporto di valutazione rapida dei danni e dei bisogni (RDNA) pubblicato dal NDRRMA, i danni e le perdite complessive di quel disastro sono stimati per oltre 408 miliardi di rupie nepalesi, quasi 2,5 miliardi di euro. E la cifra necessaria per la ricostruzione e la riabilitazione è enormemente più alta: 723,3 miliardi di rupie, oltre 4 miliardi di euro.

I numeri restituiscono la portata della distruzione: l'enorme alluvione seguita al distacco ha danneggiato 7.570 abitazioni private, 48 edifici pubblici, 18 scuole, 7 strutture sanitarie e 30 siti di interesse culturale. Ma è il settore infrastrutturale ad aver subito i colpi più pesanti: strade, ponti, porti a secco, case popolari, fattorie, attività commerciali, container e veicoli in transito al confine sono stati spazzati via dall'acqua.

Non a caso, il ripristino delle infrastrutture è la voce di spesa più alta dell'intero piano di ricostruzione, con un costo stimato di 473,57 miliardi di rupie, circa 2,72 miliardi di euro. Nel dettaglio, le inondazioni hanno danneggiato 69 km di strade, 37 ponti carrabili (altri 33 sono stati completamente distrutti) e 68 ponti sospesi.

Il prezzo sarà elevato anche per il settore energetico: l'alluvione ha colpito 13 progetti idroelettrici, con una capacità complessiva di 759 megawatt e cinque impianti solari da 24 megawatt. Il ripristino del sistema energetico e della rete elettrica costerà complessivamente almeno 421 miliardi di rupie, 2,4 miliardi di euro.

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Sara Brugnoni
Junior News Editor
Lavoro come giornalista per la sezione news di Geopop: mi occupo principalmente delle notizie di attualità e di tutto ciò che avviene sul Pianeta Terra, dalla geopolitica allo spazio, fino alla società nel suo complesso. Ho lavorato per un quotidiano economico e ho una laurea magistrale in Scienze Politiche, grazie alla quale ho capito quanto gli eventi del mondo siano profondamente connessi tra di loro.
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