
C'è stata una nuova alluvione in Nepal: una frana nel villaggio di Chumnubri, nel distretto di Gorkha (a circa 100 km a ovest dalla capitale Kathmandu) ha bloccato il fiume Budhi Gandaki, provocando inondazioni a valle e travolgendo case e infrastrutture.
Secondo l'ICIMOD (International Centre for Integrated Mountain Development), il disastro potrebbe essere stato causato dal cedimento di una diga temporanea creatasi dopo la frana. Si stima che le inondazioni siano iniziate l'11 ottobre intorno alle 4:00 del mattino (ora locale, le 00:15 in Italia), trasportando fango, sedimenti e detriti a valle lungo il corridoio del Budhi Gandaki.
L'Autorità nazionale per la riduzione e la gestione del rischio di disastri ha evacuato gli abitanti del villaggio, avvertendo le persone a spostarsi in zone più sicure tramite il sistema di allerta precoce via SMS, inviato alle popolazioni residenti lungo i sistemi fluviali del Budhi Gandaki, del Trishuli e del Narayani. Il Budhi Gandaki è un affluente del fiume Trishuli, a valle di un altro affluente dove il crollo di un ghiacciaio lo scorso agosto ha causato un'alluvione catastrofica.
Al momento, non ci sono vittime confermate, ma 5 persone risultano ancora disperse: i soccorsi hanno confermato di aver portato in salvo 95 persone, tra cui alcuni stranieri. I video dell'alluvione mostrano case e capannoni spazzati via dal fiume in piena: la colata di fango ha anche danneggiato un ponte autostradale che collegava Gorkha con il vicino distretto di Dhading, oltre che un impianto idroelettrico da 341 MW, con le attrezzature da costruzione trascinate via. Secondo i funzionari, nel giro di un paio d'ore il livello dell'acqua del fiume è salito da 2 metri a quasi 8,5 metri.
Il Nepal è un Paese soggetto a disastri naturali, dai terremoti fino alle frane e alle inondazioni, a causa dell'imprevedibilità dell'ambiente himalayano. Questa nuova alluvione avviene a meno di due mesi di distanza dalle tragiche inondazioni di fine agosto, che hanno devastato interi villaggi lungo il confine tra Nepal e Tibet, causando oltre 1.450 morti (e migliaia di ancora dispersi). Secondo gli esperti, comunque, la colata detritica appena avvenuta è di dimensioni molto inferiori rispetto a quella di agosto e si è spostata più lentamente, permettendo alla maggior parte degli abitanti di trovare un rifugio in tempo.
Le cause di quel disastro sono ancora da accertare. Il crollo di una porzione del ghiacciaio Langtang Lirung ha provocato una colata di fango e detriti a circa 180 km/h, ma sull'origine dell'enorme volume d'acqua si valutano ancora tre ipotesi: il GLOF (Glacial Lake Outburst Flood), cioè lo svuotamento improvviso di un lago glaciale, spesso trattenuto da argini di ghiaccio o di detriti morenici, il blocco del fiume Lhende Khola (e la formazione di una diga temporanea) o l'insieme di ghiaccio fuso e acqua dei sedimenti.
In ogni caso, il governo stima che la ricostruzione costerà almeno 4,77 miliardi di dollari, dato che quasi 33.000 persone sono state colpite e circa 7.500 abitazioni sono state danneggiate o distrutte. L'alluvione di allora, così come questa più recente, ha evidenziato la vulnerabilità degli insediamenti, delle reti di trasporto, delle infrastrutture energetiche e dei servizi essenziali situati lungo i corsi d'acqua montani.
Mentre proseguono le operazioni di soccorso, le autorità nepalesi dovranno comprendere meglio come interagiscono tra loro l'instabilità dei pendii, le dinamiche fluviali e l'esposizione a valle: come evidenziato dall'ICIMOD, questo sarà fondamentale per la riduzione del rischio, la pianificazione delle infrastrutture e gli interventi di recupero nell'Himalaya.