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28 Febbraio 2026
7:00

Oltre il 97% delle auto nel mondo sarà connesso digitalmente entro il 2027: rischi e soluzioni

Per mitigare i rischi a cui va incontro una società dove sempre più auto saranno connesse, sarà fondamentale l'adozione di difese multilivello, standard internazionali e protocolli sicuri.

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Oltre il 97% delle auto nel mondo sarà connesso digitalmente entro il 2027: rischi e soluzioni
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Immagine generata con AI.

Secondo alcune proiezioni, nel 2027 oltre il 97% delle auto vendute a livello globale sarà connesso digitalmente. Si tratta di un cambiamento epocale, perché trasforma il concetto stesso di mobilità: ognuno di questi veicoli diventa un nodo della rete, capace di scambiare dati, aggiornarsi da remoto, dialogare con i sistemi energetici e, in prospettiva, integrarsi sempre più con funzioni di guida autonoma. Tutto ciò, se da una parte offre comodità e vantaggi di vario genere, tra cui la possibile riduzione degli incidenti e una maggiore efficienza nei consumi energetici, dall'altra porta con sé nuove sfide legate alla sicurezza informatica. Una “connected car” può essere infatti paragonata a un computer su ruote: dispone di sistemi operativi, sensori, reti wireless e software che, come accade per smartphone e laptop, sono potenzialmente vulnerabili ad attacchi esterni. Gli scenari possibili spaziano dal furto di dati personali al blocco di funzionalità di guida, fino all'alterazione di sistemi cruciali come quelli di assistenza alla frenata o alla stabilità.

E la questione non riguarda solo le singole automobili: con il passaggio ai veicoli elettrici, anche le stazioni di ricarica entrano a far parte di questa rete complessa, diventando un ulteriore punto di accesso per eventuali intrusioni. In questo contesto, produttori e istituzioni stanno lavorando per garantire che la mobilità del futuro non diventi il tallone d'Achille della nostra sicurezza digitale. Sono già in vigore norme specifiche, test di penetrazione e protocolli pensati per proteggere i veicoli, e parallelamente crescono le competenze interne alle aziende per gestire questa sfida. L'obiettivo è chiaro: fare in modo che l'innovazione tecnologica vada di pari passo con la sicurezza.

Parola d'ordine: difesa multilivello

Quando si parla di sicurezza informatica nelle auto connesse, è utile chiarire che non ci si riferisce a un rischio ipotetico. Già oggi i sistemi di infotainment – i display che permettono di ascoltare musica, ricevere informazioni sul traffico o effettuare chiamate – possono essere bersaglio di intrusioni. Lo stesso vale per le interfacce esterne come Wi-Fi, Bluetooth, USB e GPS, tutte porte d'ingresso potenziali per un attacco. Per questo motivo le case automobilistiche hanno iniziato a implementare una difesa multilivello, che non riguarda solo il veicolo in sé, ma l'intera filiera produttiva. Nei reparti di fabbrica, ad esempio, si proteggono macchinari e reti connesse tramite l'Industrial Internet of Things; nelle infrastrutture cloud si blindano i sistemi di diagnostica remota e manutenzione predittiva; all'interno dell'auto vengono protetti nodi centrali come il Central Gateway, che gestisce i dati interni, o il Powertrain, cioè il gruppo propulsore.

A supportare queste misure esistono standard internazionali che vincolano i produttori a rispettare regole precise. L'IEC 62443 riguarda la protezione dei siti produttivi e dei sistemi industriali. L'ISO/SAE 21434 stabilisce come identificare e gestire i rischi cyber per tutto il ciclo di vita di un veicolo, dalla sua progettazione alla sua dismissione. Le normative UNECE R155 e UNECE R156, invece, introducono obblighi specifici: la prima riguarda la gestione della cybersecurity a bordo; la seconda gli aggiornamenti software, che devono poter essere effettuati in modo sicuro.

Prima che un'auto venga immessa sul mercato, deve superare un penetration test. Si tratta di una simulazione di attacco hacker, condotta in condizioni controllate, per verificare quanto sia resistente un veicolo a intrusioni esterne. Il test prende in considerazione le reti wireless, la comunicazione tra auto o V2V (Vehicle-to-Vehicle) e quella tra auto e infrastruttura o V2I (Vehicle-to-Infrastructure). Questo permette di evidenziare eventuali falle e correggerle prima che l'auto arrivi ai clienti.

Come mitigare i rischi per la sicurezza delle auto elettriche

Un discorso a parte merita l'universo delle vetture elettriche. Questi veicoli non solo sono connessi a Internet, ma anche integrati nella rete elettrica. Attraverso servizi come il V2G (Vehicle-to-Grid) possono restituire energia alla rete nei momenti di picco, trasformandosi in vere e proprie batterie mobili. Questa funzionalità, per quanto utile, introduce nuove vulnerabilità: ogni volta che un'auto si connette a una colonnina di ricarica, scambia non solo energia, ma anche dati, e questo può esporre l'ecosistema a cyber attacchi. Gli scenari ipotizzati includono il furto di dati o data breach e attacchi DoS (Denial-of-Service), che puntano a saturare un sistema per renderlo inutilizzabile. In un caso estremo, un malware introdotto tramite una colonnina potrebbe propagarsi non solo a un veicolo, ma all'intera rete di distribuzione. Tutto questo avrebbe ovviamente conseguenze gravissime.

Le modalità di ricarica giocano un ruolo cruciale. Oggi se ne distinguono tre: la ricarica conduttiva, cioè tramite cavo collegato a una wallbox o a una colonnina pubblica; la ricarica induttiva, che avviene senza cavo ma per induzione magnetica, in modalità statica o dinamica; e il battery swapping, che prevede la sostituzione rapida della batteria in apposite stazioni. Dal punto di vista della sicurezza, la ricarica conduttiva è considerata la più esposta, soprattutto quando utilizza protocolli di comunicazione come OCPP (Open Charge Point Protocol) nelle versioni più datate, dove sono già state scoperte vulnerabilità documentate. Durante una sosta pubblica, l'auto resta collegata per tempi lunghi, aumentando la finestra temporale in cui un malintenzionato potrebbe agire.

Per mitigare questi rischi, gli esperti suggeriscono di adottare protocolli aggiornati come OCPP 2.0.1, che integra meccanismi di autenticazione più robusti e crittografia avanzata. La crittografia, per chi non la conoscesse, è un metodo che trasforma le informazioni in un linguaggio cifrato comprensibile solo a chi possiede la chiave per decodificarlo, rendendo i dati inutilizzabili per chiunque altro. Parallelamente, diventa essenziale investire nella formazione di ingegneri, progettisti e tecnici specializzati, capaci di aggiornare costantemente i sistemi e anticipare le nuove tipologie di attacco.

La sfida della cybersecurity nelle auto connesse, e ancor più in quelle elettriche, non va vista quindi come un ostacolo al futuro della mobilità, ma come un campo in cui tecnologia e sicurezza devono avanzare insieme. Naturalmente, anche la consapevolezza e l'uso attento da parte di noi guidatori saranno fondamentali per una mobilità smart sicura.

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