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3 Marzo 2026
11:15

L’ora legale 2026 non sarà anticipata: quando cambia e perché non arriva prima

L'ora legale cade quest'anno nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo, alle 2:00, contro il 30 dell'anno scorso e il 31 dell'anno scorso. Non è però anticipata: si tratta sempre dell'ultima domenica di marzo. Al momento, il Parlamento sta esaminando una proposta per rendere permanente l'ora legale.

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L’ora legale 2026 non sarà anticipata: quando cambia e perché non arriva prima
ora legale anticipata

Se vi sta capitando in queste ore di leggere che l'ora legale nel 2026 «arriva prima» o «in anticipo», facciamo subito chiarezza: quest'anno l'ora legale non verrà anticipata, come del resto non è mai successo dal 1981. Sposteremo avanti le lancette di un'ora alle 2:00 di notte dell'ultima domenica del mese di marzo, che diventeranno le 3:00: potremo dormire un'ora in più. Nel 2026 questa data cade il 29 marzo. Nel 2025 è caduta il 30 marzo e nel 2024 il 31 marzo, ma questo non vuol dire che ci sia un anticipo: è semplicemente come funziona il nostro calendario. L'ora solare finirà domenica 25 ottobre 2026, quando verrà ripristinata l'ora solare.

Quando si passa all’ora legale nel 2026 e perché non arriva prima

Come appena detto, le lancette andranno spostate in avanti di un'ora alle 2:00 del 30 marzo 2025, che diventeranno quindi le 3:00.

Ma chiariamo perché negli ultimi anni l'ora legale sembra arrivare prima. Il passaggio all'ora legale può avvenire al massimo l'ultimo giorno di marzo, cioè il 31: negli ultimi 20 anni questo è successo nel 2013, nel 2019 e nel 2024. Ora, di anno in anno – eccezion fatta per gli anni bisestiliil giorno della settimana di una determinata data slitta in avanti di un giorno. Per esempio, quest'anno il 29 marzo sarà domenica, mentre l'anno scorso il 29 marzo cadeva di sabato (e dunque siamo passati all'ora legale il giorno successivo, cioè il 30).

Questo accade perché il nostro calendario conta 365 giorni, cioè 52 settimane + 1 giorno (matematicamente, 365 = 52 · 7 + 1). È questo “resto di uno” che fa slittare le date di anno in anno. Esempio: supponiamo che Capodanno cada di lunedì; durante l'anno si succederanno 52 settimane complete e avanzerà un giorno, il 31 dicembre. Questo giorno quindi cadrà anch'esso di lunedì, e l'anno successivo comincerà di martedì.

Come conseguenza di tutto ciò, quando abbiamo delle ricorrenze legate non alla data ma al giorno della settimana – come appunto il passaggio all'ora legale – quella ricorrenza slitterà un giorno prima di anno in anno, finché non si incontra un anno bisestile o (nel caso dell'ora legale, che arriva l'ultima domenica di marzo) “balza” all'ultimo giorno del mese. Questo è esattamente quello che sta succedendo negli ultimi due anni: l'ultima domenica di marzo del 2024 cadeva il 31, nel 2025 il 30 e quest'anno il 29. Tutto regolare, quindi, nessun anticipo. Anzi, l'ora legale arriva un giorno prima buona parte degli anni! L'ultimo “balzo in avanti” è stato nel 2024, che era bisestile: l'anno precedente l'ora legale è subentrata il 26 marzo.

Questa situazione vale non solo per l'Italia ma per tutta Europa: secondo le direttive UE, tutti i Paesi dell'Unione dovranno spostare avanti le lancette di un'ora alle 0:00 UTC (tempo coordinato universale, cioè l'orario nel fuso di Greenwich, che corrispondono alle 2:00 del mattino in Italia) dell'ultima domenica di marzo.

La proposta in Parlamento per rendere l'ora legale permanente in Italia

Da molti anni si sta dibattendo, in Italia come in tutta Europa, riguardo l'abolizione dell'alternanza tra ora solare e ora legale. La discussione si è arenata da tempo nelle sedi europee. L'unica novità di rilievo risale a novembre 2025, quando alla Camera dei Deputati è stata presentata una proposta di indagine conoscitiva – corredata da 352.000 firme – promossa dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), da Consumerismo No profit e dal deputato Andrea Barabotti (Lega). L'obiettivo? Avviare un iter parlamentare per introdurre in Italia un regime di ora legale permamente. Se al termine dell'iter la proposta verrà approvata, entro il 30 giugno 2026, si arriverà a una proposta normativa.

La motivazione principale della proposta è legata al potenziale risparmio energetico ed economico derivante dalla riduzione dei consumi prevista se tenessimo tutto l'anno spostate in avanti di un'ora le lancette degli orologi. Tale riduzione avrebbe come effetto anche una diminuzione delle emissioni di CO2 in atmosfera, circostanza che contrasterebbe il cambiamento climatico dovuto principalmente proprio alle emissioni di gas serra come la CO2. L'abolizione del cambio orario mitigherebbe anche possibili effetti negativi sul sonno. Tuttavia, è bene specificare che non è chiaro se i benefici supererebbero gli svantaggi.

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Filippo Bonaventura
Content editor coordinator, Autore
Coordinatore editoriale di Geopop, autore di contenuti e responsabile del magazine geopop.it, dove scrivo principalmente di astronomia, spazio, fisica e meteorologia. Ho una laurea in Astrofisica, un Master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste e in passato ho fatto divulgazione scientifica con il progetto “Chi ha paura del buio?”.
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