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10 Ottobre 2026
15:00

Palazzo Chigi ad Ariccia, com’è fatta la dimora barocca plasmata dal Bernini

Con una struttura che si estende su una superficie coperta di circa 3.800 metri quadrati per piano, dominando la scenografica Piazza di Corte, Palazzo Chigi è uno dei simboli di Ariccia, in provincia di Roma.

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Palazzo Chigi ad Ariccia, com’è fatta la dimora barocca plasmata dal Bernini
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Palazzo Chigi, Ariccia (RM). Credit:. Di LPLT – Opera propria, CC BY–SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11139871

Palazzo Chigi, un palazzo storico nel centro di Ariccia, in provincia di Roma, nella zona dei Castelli Romani, rappresenta un imponente organismo architettonico che sviluppa un volume complessivo di circa 60.000 metri cubi, articolato su quattro livelli principali oltre ai piani ammezzati e alle cisterne sotterranee. Si tratta di uno dei più straordinari esempi al mondo di dimora barocca ancora intatta: conserva infatti ancora arredi e decorazioni originali del Seicento, come una "capsula del tempo". Ma qual è la sua storia? E come è stato realizzato?

Architettura del palazzo barocco

Dal punto di vista ingegneristico, il palazzo sorge sul ciglio di un'antica scarpata vulcanica caratterizzata da formazioni di tufo e pozzolane fortemente addensate. Le fondazioni dirette a nastro, realizzate con una muratura a sacco in pezzame di tufo e malta pozzolanica, poggiano direttamente sul banco piroclastico, garantendo un'elevata capacità portante e un'ottima resistenza ai cedimenti.

La struttura portante si basa su murature continue  il cui spessore decresce progressivamente verso l'alto, passando da circa 1,80 metri al piano basamentale fino a circa 0,90 metri al piano nobile e nei sottotetti; questo gradiente dimensionale permette di ottimizzare la distribuzione dei carichi verticali e mantenere il baricentro statico all'interno delle sezioni murarie.

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Palazzo Chigi visto dal ponte monumentale di Ariccia. Credit: Di Deblu68 – Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5003432

I solai intermedi mostrano una precisa differenziazione funzionale e meccanica: negli ambienti del piano terra e nei locali seminterrati prevalgono le strutture voltate in muratura di mattoni pieni — a botte e a padiglione — perfette per contrastare le spinte e distribuire le carichi sui massicci muri perimetrali, mentre ai piani superiori si adottano solai ad orditura lignea con travi principali e secondarie in castagno e completamento in pianelle di terracotta, una scelta tesa ad alleggerire il peso proprio della fabbrica sui livelli elevati.

Durante i lavori seicenteschi di restyling del palazzo e dell'intero borgo, diretti dall'architetto Gian Lorenzo Bernini e Carlo Fontana tra il 1664 e il 1672, sono state introdotte raffinate soluzioni di ingegneria idraulica: le acque meteoriche provenienti dalle coperture a padiglione e dalla piazza vengono regimate mediante condotte incassate nella muratura e convogliate in cisterne ipogee per il riutilizzo.

Storia del progetto di restyling

L'origine dell'edificio risale alla seconda metà del XV secolo, quando la famiglia Savelli decise di trasformare una preesistente rocca medievale in una dimora feudale fortificata, di cui rimangono chiare tracce nella volumetria dei bastioni angolari e nelle murature del nucleo basamentale.

Dopo alcuni rimaneggiamenti nel Cinquecento, la svolta fondamentale avvenne nel 1661 con l'acquisto del feudo di Ariccia da parte della famiglia Chigi, la casata di Papa Alessandro VII. Il pontefice affidò appunto Gian Lorenzo Bernini, affiancato dal giovane Carlo Fontana, la totale ristrutturazione dell'edificio e la riprogettazione dell'intero assetto urbanistico della cittadina.

Bernini non demolì la struttura preesistente, ma decise di riorganizzarne i volumi e la statica: integrò i quattro torrioni angolari nel disegno globale per addolcirne l'aspetto militare e progettò la scenografica Piazza di Corte, dominata dalla collegiata a pianta centrale di Santa Maria Assunta, creando un unico organismo spaziale in cui architettura civile e religiosa dialogano mediante rigide proporzioni geometriche.

All'interno vennero realizzati parati in cuoio impresso e lavorato (i celebri "corami") e cicli pittorici coordinati da maestri dell'epoca come Mario de' Fiori e Guillaume Courtois. Il palazzo è rimasto di proprietà della famiglia Chigi per oltre tre secoli, conservando intatta la sua stratigrafia seicentesca; nel 1988, il Principe Agostino Chigi Zondadari ha alienato l'intero complesso e il parco al Comune di Ariccia, che ne ha curato il consolidamento statico, il restauro conservativo e la conversione in polo museale di rilevanza internazionale.

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