
WhatsApp introduce nuovi strumenti di parental control per gli account dei teenager, pensati per dare alle famiglie maggiori possibilità di gestire l’utilizzo dell’app. Sono opzionali, e genitori e figli possono configurarli insieme, scegliendo il livello di supervisione più adatto alle proprie esigenze. Una novità che si aggiunge agli “account per teenager” già presenti su altre app Meta (Instagram, Facebook e Messenger), automaticamente attivi per i ragazzi e le ragazze dai 13 ai 17 anni.
Quanto potrà incidere questa novità e quali scelte resteranno invece nelle mani dei ragazzi? L’obiettivo è trovare un equilibrio tra regole familiari e autonomia, permettendo ai genitori di intervenire su alcuni aspetti dell’account e lasciandone altri nella sfera privata.
Come funziona il parental control su account WhatsApp di adolescenti 13+
Nel concreto, il sistema combina opzioni di supervisione con avvisi relativi a specifiche attività dell’account. Per attivare il parental control, la procedura parte dal telefono del teenager:
- bisogna aprire WhatsApp;
- entrare nella sezione Impostazioni;
- da lì, selezionare la voce Parental control;
- confermare la data di nascita;
- seguire le indicazioni mostrate a schermo per collegare l’account del ragazzo a quello del genitore.

La funzione è in distribuzione graduale e potrebbe quindi non essere ancora disponibile ovunque.
La gestione ruota attorno a un PIN scelto dal genitore. Se il ragazzo prova a rendere meno restrittiva una delle impostazioni di privacy stabilite dall’adulto, deve ottenere la sua approvazione attraverso quel codice.
Cosa possono effettivamente controllare i genitori
Una prima area riguarda la privacy del profilo. Il genitore può scegliere, per esempio, chi può vedere la foto del teenager e chi può aggiungerlo ai gruppi. Quest’ultima possibilità sfrutta impostazioni che WhatsApp mette già a disposizione per limitare gli inviti alle chat collettive.
Il parental control introduce poi alcuni avvisi sull’attività nei gruppi. I genitori possono essere informati quando il figlio entra o esce da una chat collettiva o quando uno dei gruppi di cui fa parte aumenta in modo significativo il numero dei partecipanti. WhatsApp non specifica però quale soglia faccia scattare la notifica.
La supervisione si estende anche alla sezione Aggiornamenti. L’adulto può decidere come il teenager utilizza i Canali, quali contenuti dello Stato può vedere e chi può visualizzare quelli pubblicati dal suo account. I controlli riguardano quindi pure le aree dell’app dedicate alla scoperta e alla condivisione di contenuti, non soltanto le impostazioni legate alle chat.
Un’altra novità interessa Meta AI. Il genitore può scegliere tra l’impostazione predefinita 13+ e un’opzione più restrittiva denominata Contenuti limitati. In questo modo può definire il tipo di esperienza con l’AI ritenuta più adatta.
Il dato anagrafico viene utilizzato anche per offrire esperienze adeguate alla fascia di riferimento, per esempio nell’utilizzo di Meta AI o nella visualizzazione degli annunci in Stato e Canali. WhatsApp può inoltre chiedere di fornire o verificare l’età, un’informazione che non viene mostrata agli altri utenti.
Non tutte le famiglie devono però applicare gli stessi limiti. WhatsApp specifica che i parental control possono essere modificati o disattivati in qualsiasi momento e che spetta ai genitori stabilire il livello di supporto necessario. La piattaforma presenta inoltre questi strumenti come un modo per favorire un confronto aperto con i teenager sull’uso dell’app, più che come un insieme di regole immutabili.
WhatsApp non è comunque l’unico servizio a offrire soluzioni di questo tipo. Meta ha già introdotto forme di supervisione dedicate agli adolescenti su Instagram e Facebook e su Messenger, mentre sistemi di controllo parentale sono disponibili pure su TikTok, YouTube e Snapchat. Le modalità cambiano a seconda dell’app, ma l’obiettivo è simile: permettere alle famiglie di intervenire su alcuni aspetti dell’esperienza online dei più giovani.
Cosa resta privato sugli account WhatsApp dei teenager
Il parental control può far pensare a un accesso diretto al telefono del figlio, ma il nuovo sistema non funziona così. Anche con la supervisione attiva, messaggi personali e chiamate restano privati. WhatsApp specifica che continuano a essere protetti dalla crittografia end-to-end e che nessuno al di fuori della conversazione, nemmeno la piattaforma stessa, può leggerli o ascoltarli.
In termini semplici, la crittografia end-to-end fa sì che i contenuti delle conversazioni siano leggibili soltanto dai dispositivi coinvolti nello scambio. I nuovi controlli non modificano questo meccanismo. Il PIN, inoltre, non è una password per aprire le chat, ma serve ad approvare eventuali modifiche alle impostazioni di privacy sottoposte alla supervisione.
Il nuovo parental control per i teenager non va confuso con gli account gestiti da un genitore, pensati invece per utenti più giovani. In questo secondo caso, quando il titolare raggiunge i 13 anni – o l’eventuale età minima più alta prevista nel Paese o nell’area geografica – esce dalla modalità gestita. A quel punto diventano disponibili funzioni come Canali, Stato e Meta AI, mentre i precedenti controlli sul dispositivo del genitore non sono più accessibili. Durante la transizione, le impostazioni sulla privacy vengono riportate ai valori predefiniti sicuri di WhatsApp e il ragazzo può poi gestirle autonomamente.
WhatsApp presenta questa prima versione come un punto di partenza e afferma che questi strumenti verranno sviluppati gradualmente sulla base delle indicazioni ricevute dalle famiglie.