
Durante la Seconda guerra mondiale, alla Resistenza italiana parteciparono tra 15.000 e 20.000 stranieri (su un totale di circa 240.000 partigiani stimati) appartenenti a diverse nazionalità: i più numerosi erano gli jugoslavi e i sovietici, ma vi erano anche americani, inglesi, abitanti di altri Paesi del Commonwealth, indigeni delle colonie italiane in Africa, e persino alcuni tedeschi. La maggior parte dei partigiani stranieri si trovava in Italia perché detenuta in campi per prigionieri di guerra o per altre ragioni ed il contributo che diedero alla liberazione del Paese fu rilevante e dimostra come la Resistenza sia stato un movimento di liberazione dal carattere internazionale. Del resto, oltre ai partigiani stranieri in Italia, vi furono migliaia di italiani che combatterono nei movimenti di liberazione di altri Paesi.
La Resistenza italiana del 1943-1945
La Resistenza, come sappiamo, si sviluppò dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, perché una parte del Paese fu occupata dai tedeschi con il supporto dei fascisti, che istituirono uno Stato fantoccio, la Repubblica sociale italiana, nelle regioni del Centro-Nord. La RSI era guidata da Mussolini, ma i veri detentori del potere erano i tedeschi, che agivano con grande brutalità contro i cittadini italiani, compiendo stragi e altri crimini, e si attirarono per questo l’odio di gran parte della popolazione.

La Resistenza fu un movimento molto composito. Anzitutto, si sviluppò in diverse forme: accanto alla Resistenza armata, messa in essere dalle bande partigiane, vi furono italiani che si opposero all’occupazione con la resistenza passiva, disobbedendo agli ordini dei nazisti, altri che prestarono supporto ai partigiani, altri ancora che parteciparono alle rivolte nelle loro città, come a Napoli in occasione delle Quattro giornate, altri ancora che scelsero di farsi internare in Germania e restare in prigionia piuttosto che fare la guerra dalla parte dei nazifascisti.
Inoltre, tra coloro che furono attivi nella Resistenza – sia i partigiani armati, sia gli altri – figuravano persone appartenenti a varie ideologie politiche: comunisti, socialisti, liberali, monarchici, cattolici, anarchici, ecc. Dunque anche le motivazioni che spinsero queste persone a battersi contro i nazifascisti furono eterogenee: alcuni volevano solo ripristinare l’onore del Paese, perduto a causa dell’alleanza con la Germania nazista; altri desideravano il ritorno della libertà dopo venti anni di dittatura fascista; altri ancora intendevano difendere il Re, che il 25 luglio 1943 aveva destituito Mussolini; altri ancora si aspettavano che dalla Resistenza sarebbe scaturita la rivoluzione sociale o che almeno sarebbero migliorate le condizioni materiali della popolazione.
Il numero dei partigiani non è definibile con precisione, anche perché variò nel corso del tempo. Al momento della liberazione, il 25 aprile 1945, secondo la maggior parte delle stime erano in armi circa 200.000 uomini e donne; molti altri si aggiunsero all’insurrezione finale, che ebbe luogo il 25 aprile. Il numero di coloro che sostennero i partigiani “dall’esterno” o praticarono forme di resistenza passiva è naturalmente molto più ampio.

Il contributo degli stranieri alla Resistenza italiana
Alla Resistenza parteciparono anche numerosi stranieri. Gran parte di loro si trovava in Italia al momento dell’armistizio, per diverse ragioni, e decise di unirsi ai partigiani. Anche in questo caso, la cifra precisa non è nota, ma si stima che i partigiani stranieri furono circa 15.000-20.000, appartenenti a oltre 50 nazionalità.
Tra loro figuravano numerosi cittadini dell’Unione Sovietica, che erano prigionieri di guerra o si erano arruolati nell’esercito tedesco (durante la guerra vi furono unità sovietiche che combatterono al fianco della Germania) e si erano in seguito pentiti. Tra loro non vi erano solo russi, ma anche appartenenti alle altre nazionalità dell’Unione Sovietica: ucraini, moldavi, armeni, azeri, ecc.

Numerosi furono anche i partigiani jugoslavi, Paese nel quale fu attivo un vasto movimento di Resistenza, capace di liberare il Paese dall’occupazione nazifascista senza l’arrivo di eserciti dall’esterno, presenti soprattutto nelle regioni nord-orientali. Gli jugoslavi – appartenenti a diverse nazionalità: serbi, sloveni, croati, ecc. – furono probabilmente il gruppo più numeroso e quello con più caduti: si stima che i partigiani in armi furono diverse migliaia e che 175 di loro trovarono la morte in combattimento. Alcuni partigiani provenivano poi da altri Paesi dell’Europa centro-orientale: Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia.
Fra loro alcuni erano originari di Stati Uniti, Regno Unito e Paesi del Commonwealth (indiani, sudafricani, australiani, neozelandesi), detenuti in campi di prigionia in territorio italiano. Gran parte di loro poté fuggire dopo la caduta del fascismo o dopo l’armistizio e alcuni, grazie all’aiuto loro prestato dai cittadini italiani, riuscirono a ricongiungersi con i loro eserciti di provenienza, mentre altri si unirono alla Resistenza.
Nella Resistenza italiana combatterono anche alcuni tedeschi, che avevano disertato e deciso di prendere le armi contro il nazismo. Non mancavano gli austriaci, originariamente arruolati nell’esercito germanico (l’Austria era stata annessa dalla Germania nel 1938), ma in seguito attivi nella Resistenza, soprattutto nelle regioni di confine. Altri partigiani provenivano da Stati dell’Europa del Nord occupati dalla Germania, come i Paesi Bassi e la Danimarca.
Alcuni partigiani provenivano dalle colonie italiane in Africa: Libia, Eritrea, Etiopia e Somalia. Altri erano originari delle isole del Dodecaneso, che fecero parte del Regno d’Italia dal 1912 alla Seconda guerra mondiale (e oggi appartengono alla Grecia), e di Cipro. Altri ancora erano nati in America Latina e si trovavano per varie ragioni in Italia: tra loro vi erano peruviani, portoricani, costaricani, appartenenti ad altre nazionalità.

I partigiani stranieri combatterono in numerose regioni italiane e diedero un contributo importante alla liberazione, talvolta pagando con la vita. Oggi molte lapidi ricordano le loro gesta. Del resto, la presenza di migliaia di partigiani stranieri è una ulteriore prova della pluralità di motivazioni che animavano le donne e gli uomini che si batterono contro il nazifascismo. Per decenni, la storia dei partigiani stranieri è stata pressoché ignorata e solo da alcuni anni ha preso avvio una “riscoperta”, con la pubblicazione di saggi storici e articoli divulgativi sull’argomento.
Gli italiani nei movimenti di liberazione di altri Paesi
Così come tanti stranieri combatterono in Italia, allo stesso modo vi furono numerosi italiani che presero le armi contro il nazismo in altri Paesi. In alcuni casi, si trattava di soldati che si trovavano all’estero al momento dell’armistizio e si unirono ai movimenti di resistenza locali, come avvenne in Grecia, in Albania e in altri Paesi. In altri casi, i partigiani attivi all’estero erano migranti o rifugiati, che si erano trasferiti all’estero, come in Francia e in Belgio. Altri ancora si unirono ai partigiani jugoslavi nelle zone di confine.

La Resistenza fu, per molti aspetti, un movimento internazionale il cui scopo era lottare per la libertà sia nel proprio Paese, sia all’estero, contro il fascismo e il nazismo.