
È possibile starnutire tenendo gli occhi aperti? Si ma è piuttosto complicato. Lo starnuto non è un'azione intenzionale, ma un riflesso neurologico e meccanico involontario. Consiste nella rapidissima espulsione di aria dai polmoni attraverso naso e bocca, ed è una difesa essenziale per proteggere le vie aeree dall'ingresso di patogeni (virus e batteri) e corpi estranei (come polvere e allergeni). Lo starnuto può essere anche provocato da sostanze chimiche che irritano le terminazioni nervose come la capsaicina dei peperoncini o ancora dalla luce del sole (starnuto fotico o fotoptarmosi). In ogni caso, la catena di eventi che si scatena è involontaria e difficilmente si controlla.
Questa reazione a catena, sulla quale non abbiamo alcun controllo, si sviluppa in fasi completamente automatiche:
- Le terminazioni nervose del naso rilevano la minaccia e usano il nervo trigemino per lanciare un segnale di allarme immediato al cervello.
- Il cervello bypassa la nostra volontà e invia comandi diretti a diaframma, polmoni e muscoli, avviando la sequenza.
- Il corpo esegue un'inspirazione e chiude ermeticamente la glottide (la struttura muscolare che separa la faringe dalle vie respiratorie). I polmoni vengono compressi, facendo alzare la pressione dell'aria al loro interno.
- Quando la pressione interna raggiunge il picco, la glottide si spalanca di scatto, scagliando l'aria fuori da naso e bocca a grandissima velocità per spazzare via i corpi estranei.
Sebbene sia molto difficile, starnutire a occhi aperti potrebbe non essere impossibile. Come spiegato in un articolo del 2016 dall'allergologo David Huston – preside associato presso il Texas A&M College of Medicine di Houston -, chiudere gli occhi durante uno starnuto è anch'esso un riflesso involontario che, con un po' di concentrazione, potremmo riuscire a ed evitare. Chiudere le palpebre, infatti, per l'esperto avrebbe un ruolo protettivo evitando che le particelle appena espulse finiscano di nuovo negli occhi.
Di certo, forzando l'apertura delle palpebre, non ci uscirebbero gli occhi dalle orbite come raccontano alcune leggende metropolitane. La più famosa di queste dicerie risale a un articolo del New York Times del 1882, in cui si narrava che a una donna fosse "esploso" un bulbo oculare durante uno starnuto. Nel testo originale si legge: «La signorina Mary Hanrehan, mentre viaggiava su un tram, è stata colta da un improvviso attacco di starnuti e le è esploso uno dei bulbi oculari, cosa che da allora le sta causando un dolore intensissimo. Probabilmente lo starnuto è stato così rapido che la palpebra è rimasta aperta, e questo avrebbe aumentato notevolmente l'effetto dell'improvviso sforzo. Ovviamente, la giovane donna ha perso la vista dall'occhio ferito»

Tuttavia, questa storia sarebbe frutto di un'esagerazione priva di fondamento clinico: al massimo, l'intenso aumento di pressione potrebbe causare la rottura di qualche piccolo capillare oculare. A confermarlo è il dott. Houston:
Ci sono poche o nessuna prova a sostegno di tali affermazioni. È estremamente improbabile che la pressione esercitata da uno starnuto faccia uscire un bulbo oculare, anche se gli occhi sono aperti.
Se tenere gli occhi aperti è una pratica fattibile e praticamente innocua, trattenere uno starnuto può avere conseguenze decisamente più serie, seppur rare. Impedendo all'aria di uscire, l'aumento di pressione nei polmoni non trova vie di sfogo e si scarica all'interno del corpo, rischiando di causare danni anche in persone sane. A livello vascolare e cranico, il picco di pressione ostacola il normale flusso sanguigno, rischiando di provocare la rottura dei capillari oculari e, in rari casi estremi, microfratture orbitali o emorragie cerebrali. Allo stesso tempo, l'impatto meccanico sul torace può danneggiare la struttura polmonare, causando piccoli collassi, infiltrazioni d'aria sotto la pelle (enfisema sottocutaneo) o persino arrivare a incrinare e fratturare le costole.