Iscriversi in palestra è facile, trasformare l'allenamento in un'abitudine molto meno. Il problema non è necessariamente la pigrizia: spesso sopravvalutiamo la nostra costanza futura e sottovalutiamo quanto sarà difficile trovare tempo ed energie per allenarci. Uno studio condotto a Montréal ha rilevato che gli iscritti prevedevano di allenarsi circa tre volte alla settimana, ma finivano per andarci poco più di una. Anche il costo dell'abbonamento può contribuire al paradosso: convinti di frequentare spesso, scegliamo formule che sembrano convenienti, ma che finiscono per costarci molto di più per ogni allenamento effettivamente svolto. Questi risultati includono fattori psicologici, organizzativi, comportamentali e raccontano il divario tra ciò che promettiamo a noi stessi quando ci iscriviamo e ciò che riusciamo davvero a fare.
Le cause principali dell’abbandono: gli studi sulla costanza
Quando firmiamo un contratto in palestra, immaginiamo spesso una routine ideale: tre allenamenti alla settimana, orari rispettati e progressi costanti. Ma le previsioni fatte in un momento di entusiasmo non tengono sempre conto degli imprevisti e della fatica quotidiana.
Lo dimostra uno studio del 2015 dell'economista Jean-Denis Garon, nel quale sono stati analizzati i dati di iscritti a una rete di palestre di Montréal, confrontando le visite previste con quelle realmente effettuate. In media le persone si aspettavano di allenarsi 3,04 volte a settimana, ma frequentavano la palestra soltanto 1,39 volte. Meno del 9% superava le tre visite settimanali. L'ottimismo, quindi, non riguardava soltanto qualche iscritto particolarmente ambizioso: era un fenomeno diffuso nel campione.
Questo meccanismo è legato alla difficoltà di prevedere il proprio comportamento futuro. Quando programmiamo gli allenamenti, immaginiamo di avere la stessa motivazione anche dopo una giornata di lavoro impegnativa. Quando arriva il momento di andare in palestra, però, le condizioni sono cambiate e il divano diventa improvvisamente più invitante.
Il presente pesa più dei benefici futuri
Allenarsi richiede uno sforzo immediato, mentre molti benefici dell'attività fisica, come il miglioramento della forma fisica e la riduzione di alcuni rischi per la salute, si accumulano nel tempo. È una situazione in cui la gratificazione presente può prevalere su un vantaggio futuro. In economia comportamentale, questo fenomeno è collegato al cosiddetto present bias, cioè la tendenza a dare più peso a ciò che proviamo o otteniamo adesso rispetto a ciò che potremmo ottenere in seguito. Non significa che non desideriamo davvero stare meglio: significa che il valore di quell'obiettivo può perdere forza quando dobbiamo affrontare il costo concreto dell'azione. Dire «da lunedì mi alleno» è una decisione; preparare la borsa, uscire a un orario preciso e presentarsi in palestra è un comportamento. Tra le due cose c'è uno spazio nel quale possono inserirsi stanchezza, impegni e procrastinazione.

Come mai continuiamo a pagare la palestra anche se non andiamo
Il paradosso dell'abbonamento inutilizzato riguarda anche il modo in cui scegliamo di spendere i nostri soldi. Se pensiamo di andare spesso in palestra, una tariffa mensile fissa sembra conveniente. Se poi frequentiamo poco, il costo di ogni singolo allenamento diventa molto più alto di quanto immaginassimo. Basandosi sui dati di 7.752 iscritti a tre palestre statunitensi, gli economisti Stefano DellaVigna e Ulrike Malmendier hanno pubblicato lo studio Paying not to go to the gym: chi sceglieva un abbonamento mensile con una tariffa superiore a 70 dollari frequentava in media 4,3 volte al mese. Il costo effettivo superava così i 17 dollari per visita, nonostante fosse disponibile un carnet da dieci ingressi al prezzo di 100 dollari, nettamente più economico. Secondo gli autori, gli iscritti rinunciavano mediamente a risparmi potenziali di circa 600 dollari nel corso della loro permanenza.
I ricercatori hanno individuato, tra le possibili spiegazioni, l'eccessiva fiducia nella propria capacità futura di allenarsi e di mantenere il controllo sulle proprie decisioni. Il pagamento anticipato, infatti, non garantisce che andremo davvero in palestra: rende semplicemente più facile convincerci, al momento dell'iscrizione, che lo faremo.
La soluzione è costruire una routine, non aspettare la motivazione
Se il problema fosse soltanto la mancanza di motivazione, basterebbe ritrovarla ogni settimana. In realtà, le ricerche suggeriscono che anche la frequenza e la regolarità del comportamento sono importanti. Nel 2020 Matthew Rand e colleghi dell'Università di Sheffield hanno analizzato dodici mesi di accessi di 1.726 nuovi iscritti a un'organizzazione di centri fitness nel Regno Unito. La percentuale di persone che frequentava almeno una volta al mese è passata dal 100% iniziale al 50% dopo sei mesi, fino al 22% al dodicesimo mese. La frequenza media è scesa da 7,48 visite nel primo mese a 0,92 nell'ultimo.
Lo studio ha inoltre rilevato che frequentare più spesso nei primi tre mesi e mantenere stabili giorno, orario e luogo degli allenamenti erano fattori associati a una maggiore frequenza nel quarto trimestre. Non dimostra che una routine garantisca il successo, ma indica una strategia concreta: scegliere in anticipo quando andare, per esempio il martedì e il giovedì dopo il lavoro, e cercare di rispettare quel programma. Anche un allenamento breve può aiutare a costruire un'abitudine più di un programma ambizioso che si finisce per saltare spesso. All'inizio, l'obiettivo non è allenarsi il più possibile, ma trovare un ritmo che si riesca a mantenere nel tempo.
