Il 4 novembre 1922, nella Valle dei Re a Luxor (Egitto), sulla riva occidentale del Nilo presso Tebe, l'archeologo britannico Howard Carter (1874-1939) individuò l'accesso a una tomba rimasta nascosta per 3.300 anni. Era la tomba di Tutankhamon (1341–1323 a.C.), il giovane e dodicesimo sovrano della XVIII dinastia (1543-1292 a.C.) salito al trono all'età di circa otto anni (secondo altre fonti, a nove anni). In seguito, il suo nome sarebbe diventato uno dei più noti dell'antico Egitto non per le imprese politiche compiute, ma proprio per questa straordinaria scoperta.
La campagna di scavo, finanziata da Lord Carnarvon (1866-1923) — la cui prematura scomparsa pochi mesi dopo l'apertura alimentò la celebre leggenda della "maledizione di Tutankhamon" — avrebbe restituito uno dei corredi funerari più completi e meglio conservati mai rinvenuti in una sepoltura reale egizia.

Identificata con la sigla KV62, la tomba è piuttosto peculiare. Presenta dimensioni relativamente contenute e una planimetria insolita rispetto a quella di altre sepolture regali della Valle dei Re.
Le piccole dimensioni e l'organizzazione spaziale hanno fatto pensare che la tomba possa essere stata ricavata dagli spazi di un'altra struttura ipogea: una recente teoria la vede infatti come parte di un complesso più grande e sconosciuto, forse la tomba di Nefertiti (1370-1330 a. C.), una delle mogli del padre di Tutankhamon, Akhenaton (1375-1334/1333 a. C.), e forse anche matrigna del giovane faraone.

La scoperta iniziò quasi per caso, quando sotto i resti di alcune capanne di operai della necropoli riemersero sotto gli occhi di Carter i primi gradini di una scala nella roccia. Da lì, un corridoio discendente conduce all'anticamera, da cui si accede alla camera funeraria, affiancata dal Tesoro. Un ulteriore ambiente, l'annesso, è raggiungibile attraverso un'apertura nell'anticamera. Gli ambienti principali sono quindi quattro: Anticamera, Camera funeraria, Tesoro e Annesso.
Soltanto le pareti della camera funeraria erano decorate, con scene legate al rituale funebre e al viaggio del sovrano nell'aldilà.

La scelta di uno spazio così piccolo e secondario, se consideriamo i modelli della Valle dei Re, sembrerebbe mettere in evidenza come la morte del sovrano sia giunta improvvisamente (secondo le analisi morì di malaria tropica e a causa di una serie di debilitanti malformazioni ossee), e i suoi riti funerari eseguiti in fretta.
Anche la maniera in cui è stato disposto il corredo sembra andare in questa direzione. Questo, pur essendo riposto con un certo ordine, appare sproporzionato per una tomba così piccola. La disposizione degli oggetti rendeva difficile muoversi all'interno degli ambienti. Il corredo comprendeva circa 5.000 reperti, ammassati nelle stanze. Nell'anticamera Carter trovò mobili, letti cerimoniali con teste animali, cofanetti, vasi, ceste e parti di carri smontati.
Due statue a grandezza naturale del faraone sorvegliavano l'accesso alla camera funeraria, i cui sigilli ufficiali vennero aperti il 16 febbraio 1923. Qui si trovavano quattro grandi sacrari lignei dorati, collocati uno dentro l'altro, che racchiudevano un sarcofago in quarzite rossa. Al suo interno erano disposti tre sarcofagi antropomorfi, anch'essi inseriti l'uno nell'altro. Quello più interno, realizzato in oro massiccio, pesava circa 110 chilogrammi. La mummia del sovrano era protetta dalla celebre maschera funeraria d'oro, insieme a gioielli e amuleti.

Il Tesoro custodiva il contenitore dei vasi canopi in alabastro, protetto da un sacrario dorato e affiancato da statuette di divinità femminili. Al suo interno, quattro piccoli sarcofagi d'oro contenevano gli organi mummificati del re. Erano presenti anche modellini di imbarcazioni, statue rituali e altri cofanetti. L'Annesso, utilizzato come deposito, conteneva invece oli, unguenti, alimenti, vino, mobili e numerosi altri oggetti di uso quotidiano. Tra i reperti recuperati figuravano inoltre abiti, calzature, armi, bastoni, gioielli e carri da guerra: un insieme che documenta sia le esigenze rituali della sepoltura sia la vita materiale della corte.

Tutankhamon salì al trono intorno al 1332 a.C., ancora bambino, in un periodo di profonda trasformazione religiosa. Il suo predecessore Akhenaton aveva promosso il culto esclusivo del disco solare Aton, ridimensionando quello delle divinità tradizionali. Durante il regno di Tutankhamon, durato circa dieci anni, furono ripristinati i culti precedenti e Amon, il dio creatore tradizionale, tornò a occupare una posizione centrale nella religione egizia. Il sovrano, nato Tutankhaton, assunse il nome Tutankhamon proprio nel quadro di questo cambiamento. Morì intorno al 1323 a.C., a circa diciotto o diciannove anni.

La fama di Tutankhamon tra i contemporanei non dipende dunque tanto dal peso politico del suo regno, certamente breve e di scarsa importanza, quanto dalla straordinaria quantità di oggetti intatti restituiti dalla sua tomba.
In Egitto, le tombe dei faraoni spesso venivano saccheggiate già pochi anni dopo la loro sepoltura, oppure riutilizzate e spogliate nei periodi successivi, sia che fosse quello di un'altra dinastia, dei Greci, dei Romani o degli Arabi.
Anche la tomba di Tutankhamon subì in realtà due brevi violazioni in epoca antica, ma rimase la sepoltura reale più intatta mai rinvenuta nella necropoli. La ragione per cui non venne completamente saccheggiata è che rimase nascosta e dimenticata per millenni sotto cumuli di detriti e macerie degli scavi successivi.
Questa tomba è un patrimonio che — anche grazie alla documentazione fotografica realizzata da Harry Burton durante lo scavo — ha permesso di studiare da vicino la cultura materiale, le pratiche funerarie e la vita della corte egizia del XIV secolo a.C., la cui eredità è ancora visibile oggi. Infatti, mentre la mummia del sovrano riposa tuttora nella sua tomba nella Valle dei Re, la quasi totalità dello straordinario corredo è custodita ed esposta al Museo Egizio del Cairo.
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