
Vi sarà capitato, andando a fare un’escursione in montagna, di incrociare altri camminatori e di ricevere un saluto – che, per buona educazione, avrete sicuramente ricambiato.
Si tratta di un’usanza diffusa che ha diversi significati culturali e sociali e funzioni che potremmo non aspettarci, ma che si rivelano importanti in casi di emergenza. Non è infatti solo una questione di cortesia e un modo per rafforzare il senso di comunità e rispetto tra escursionisti, dimostrando una forma di altruismo reciproco reso spontaneo e necessario dall'eccezionalità della montagna, ma anche un gesto che può contribuire alla sicurezza sui sentieri.
Il saluto in montagna è un modo per creare comunità
In letteratura e nella divulgazione sull’outdoor è stata spesso descritta l’idea che, in contesti isolati come quelli montani, il contatto tra sconosciuti tenda a generare forme rapide di riconoscimento reciproco e disponibilità alla cooperazione. In questo senso, il saluto tra escursionisti viene interpretato come un segnale sociale immediato che riduce la distanza tra individui e facilita un atteggiamento collaborativo.
Alcuni autori e divulgatori dell’ambiente alpino e della fotografia naturalistica hanno osservato questo fenomeno descrivendolo come una sorta di “effetto del saluto” o “fattore ciao”, cioè la tendenza a stabilire un contatto minimo ma significativo in situazioni in cui l’incontro umano è meno frequente rispetto agli ambienti urbani. Il "ciao" (spesso più frequente del "buongiorno", per ridurre ulteriormente la distanza) è qualcosa che ci viene più spontaneo in una situazione eccezionale rispetto alla comune quotidianità. In questo contesto il saluto non ha una funzione codificata o normativa, ma rappresenta una pratica sociale informale che si tramanda: contribuisce a creare un clima di riconoscimento reciproco, che può risultare utile anche in termini di attenzione e collaborazione in caso di difficoltà lungo il percorso.
In un contesto di maggior silenzio – da mantenere per non disturbare la fauna e per permettere a noi e agli altri di sentire suoni utili, da rumori naturali che possano metterci in allerta a grida o fischi di aiuto di persone in difficoltà – il saluto acquisisce un valore ancora più forte, perché esplicita l’esserci accorti dell’altro, soprattutto in sentieri stretti, in cui l’attenzione è fondamentale per evitare incidenti.
I gesti che contribuiscono alla sicurezza sui sentieri
Quando ci si incontra, oltre al saluto, è bene segnalare eventuali pericoli, ostacoli sul sentiero, frane e valanghe o indicazioni poco visibili – e, in caso, dare qualche informazione il più realistica possibile su quanto manchi al prossimo punto di ristoro. Queste informazioni non vanno condivise solo con gli escursionisti, ma anche con i rifugisti perché, a loro volta, potranno condividere informazioni e consigli con chi verrà dopo di noi, e ai punti informazione che spesso si trovano a valle, nei contesti più turistici.
Nel momento in cui si incrociano uno o più escursionisti, alpinisti o sciatori, oltre alla vocalizzazione è importante anche guardarsi in volto. È utile, in caso di emergenza, ricordare alcuni elementi generali dell’incontro – come il punto del sentiero, il senso di marcia e le condizioni meteo – che possono aiutare eventuali ricostruzioni in caso di segnalazione a rifugi o soccorsi.
Non esiste un codice “ufficiale” che definisca il saluto come uno strumento di sicurezza o monitoraggio, né ci sono tra escursionisti procedure standard: si tratta di buone pratiche informali volte a rendere un ambiente potenzialmente pericoloso più sicuro per tutti.
Il galateo durante le escursioni: le precedenze e i rifiuti
Oltre al saluto, tra le buone pratiche che dimostrano apertura e cura per il prossimo e che ci si tramanda in montagna c’è il lasciare il passo a chi va più veloce di noi e a chi cammina nella nostra direzione in salita, quando stiamo scendendo: in generale, infatti, è bene dare la precedenza a chi sta facendo più fatica di noi. E se abbiamo con noi un cane, è sempre bene che resti al guinzaglio, per evitare che possa interagire con la fauna locale o spaventare escursionisti, mettendoli in pericolo.
Il “galateo” montano contribuisce anche al rispetto del territorio e alla sostenibilità: è fondamentale riportare sempre i propri rifiuti a valle, comprese le bucce dei frutti e i resti di cibo. La regola numero uno è non lasciare nulla sul sentiero, per non inquinare o alterare in alcun modo gli ecosistemi, già fragili. Anche nei rifugi, in quota, è sempre bene non lasciare rifiuti che potrebbero essere smaltiti con maggiori difficoltà logistiche. Ecco perché è sempre un bene avere con sé un sacchetto in cui raccoglierli, bucce comprese: infatti, anche se si tratta di rifiuti organici e biodegradabili, possono interferire con l’alimentazione degli animali locali, alterandone il comportamento.
A proposito di ecosistemi: il rispetto dei territori montani e della loro biodiversità prevede non solo di non abbandonare rifiuti, ma anche di non raccogliere fiori o piante – non solo perché potrebbero essere velenosi. Molte delle specie che troviamo sono infatti specie protette da normative locali e nazionali, e anche la raccolta occasionale può contribuire alla loro rarefazione in aree molto frequentate. Piuttosto che raccoglierli, quindi, si può sempre fotografarli!