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24 Luglio 2026
16:00

16 milioni di italiani in viaggio già a giugno, l’esodo estivo si anticipa a luglio: i giorni da evitare

Dalle partenze anticipate ai 12 giorni critici sulle autostrade a luglio, fino alle città che si svuotano e frenano i consumi di frutta e verdura.

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16 milioni di italiani in viaggio già a giugno, l’esodo estivo si anticipa a luglio: i giorni da evitare
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Da qualche anno la tendenza estiva degli italiani è sempre la stessa: non è più solo agosto il mese in cui il Paese si mette in movimento, ma un arco molto più lungo che parte già con l'ultima campanella scolastica di inizio giugno e si allunga fino a settembre. Luglio, non a caso, è stato classificato come mese ad alta criticità da Viabilità Italia, mentre dopo la fine delle scuole sono stati 16 milioni gli italiani che si sono messi in viaggio.

Un cambiamento che non riguarda soltanto le date delle ferie, ma che si riflette a catena su tre piani diversi – le strade, le città che restano vuote e persino i banchi di frutta e verdura dei mercati. A tenere insieme il quadro sono tre fattori: la destagionalizzazione ormai strutturale, una crescente attenzione ai costi e un caldo che condiziona sia i viaggi sia la tavola.

Traffico da bollino rosso: 12 giorni critici a luglio e due bollini neri ad agosto

Sul fronte della viabilità il quadro è altrettanto intenso. Viabilità Italia, il centro di coordinamento nazionale della Polizia Stradale, ha classificato luglio come mese ad alta criticità: i primi quattro fine settimana concentrano complessivamente 12 giornate da bollino rosso, ovvero traffico intenso con possibile criticità.

Lo schema si ripete quasi identico ogni weekend, secondo le previsioni riportate da Quattroruote. Più nello specifico:

  • I venerdì mattina partono in giallo per i flussi in uscita dalle grandi città, che nel pomeriggio fanno scattare il bollino rosso;
  • Il bollino rosso resta anche nella mattina dei sabati;
  • In rosso anche le domeniche pomeriggio, ma stavolta in direzione delle città, per i rientri.

L'ultimo weekend del mese è il più complesso, con l'intreccio tra esodo e controesodo: bollini rossi già previsti nel pomeriggio di giovedì 30 e per l'intera giornata di venerdì 31 luglio. A completare il quadro, lo stop ai mezzi pesanti sopra le 7,5 tonnellate ogni sabato e domenica del mese.

I due unici bollini neri della stagione – il livello massimo di criticità – sono attesi invece nelle mattine dei sabati 1° e 8 agosto, secondo le previsioni di Viabilità Italia per il mese. Considerando che quasi tre partenti su quattro viaggiano in auto, le direttrici più esposte alla congestione restano le stesse di sempre: A1, A14, A4 e A22 del Brennero.

Partenze estive anticipate a giugno: 7,5 miliardi di giro d'affari

Il primo dato arriva dall'indagine realizzata da Tecnè per Federalberghi: a giugno, dopo la chiusura dell'anno scolastico 2025/2026 sono stati 16 milioni gli italiani pronti a partire, di cui 4,9 milioni minori. Un movimento dalla forte impronta familiare, che secondo il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca è stato programmato con almeno un mese di anticipo, segno di chi pianifica per tempo e vuole evitare imprevisti.

Il giro d'affari stimato per questo primo assaggio di vacanza estiva si aggira intorno ai 7,5 miliardi di euro. La fotografia delle preferenze è netta: il 90,7% di chi parte resta in Italia, con le località di mare in testa, seguite da montagna, luoghi d'arte e destinazioni lacustri; solo il 9,3% sceglie l'estero, con le grandi capitali europee in cima alla classifica.

La modalità di viaggio prevalente è l'automobile, scelta dal 73,9% dei partenti, un dato che spiega da solo perché la pressione si scarichi soprattutto sulla rete autostradale. A confermare la nuova geografia del calendario, secondo le rilevazioni riprese da Facile.it/EMG, è il fatto che ormai un vacanziere su due preferisce luglio e/o settembre al classico agosto.

Chi non parte e perché: un italiano su due resta a casa per motivi economici

Dietro il boom delle partenze anticipate resta però una fetta consistente di popolazione che a casa ci resta, e non per scelta. Secondo i dati Federalberghi/Tecnè, il 50% di chi non parte rinuncia per motivi economici. Sui piani di viaggio di chi invece si muove pesano soprattutto due fattori: i rincari, indicati dal 65% degli intervistati, e il contesto geopolitico, citato dal 67%, secondo la rilevazione ripresa da Sky TG24.

È il rovescio della medaglia della destagionalizzazione: anticipare le ferie a giugno o spostarle a settembre è anche un modo per contenere i costi, in un'estate in cui la vacanza resta per molti un lusso rimandato.

L'effetto sui consumi: città vuote e prezzi della frutta in calo, dall'uva alle susine

Lo spostamento del calendario ha anche una conseguenza tangibile sui mercati. Con le città che si svuotano già a luglio, anziché ad agosto, cala la domanda di ortofrutta nelle grandi aree urbane. A questo si somma il caldo torrido, che accelera la maturazione nei campi e porta al mercato una parte della produzione prima del previsto. Il risultato, secondo La Borsa della Spesa di BMTI e Italmercati ripresa dall'ANSA, è un doppio binario che tiene stabili i prezzi all'ingrosso ma spinge al ribasso quelli della frutta, per evitare sprechi su prodotti che non possono aspettare.

Il calo dei consumi estivi è di per sé un fenomeno ricorrente: la vera novità, sottolineata dalla stessa BMTI, è che lo svuotamento delle città si è ormai anticipato da agosto a luglio. Il ribasso dei prezzi, invece, non è affatto una costante. Nell'agosto 2023, per esempio, Coldiretti su dati ISTAT registrava l'andamento opposto, con la frutta in aumento del 9,4% e la verdura del 20,2% su base annua, sospinte da inflazione e tagli produttivi legati al clima. Quest'anno, al contrario, è l'incrocio tra esodo anticipato e caldo che gonfia l'offerta a spingere la frutta verso il basso.

I numeri lo confermano: l'uva bianca varietà Vittoria segna un calo all'ingrosso dell'8,6% rispetto a un anno fa, con quotazioni tra 2,10 e 2,40 euro al chilo, mentre le susine arrivano a perdere il 18,2%. In controtendenza le albicocche, che salgono a 2 euro al chilo perché il caldo stringe la selezione sulla qualità, e le zucchine, stabili ma in aumento del 10% sull'anno. Un intreccio tra domanda che si sposta e offerta che anticipa, che il caldo di questa estate rende ancora più evidente.

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