
Scattare una foto in Giappone spesso significa mostrare due dita a "V" (con indice e medio alzati con palmo verso l'esterno): il celebre segno della pace. Questo gesto, nato negli anni Sessanta, ma diffuso da Tokyo a Osaka soprattutto a partire dagli anni Ottanta, trae ispirazione dal segno di "vittoria" occidentale poi diffusosi nella cultura pop per indicare amicizia, gioia e il desiderio di pace, diventando un tratto distintivo della cultura kawaii (letteralmente "carina").
Dietro a un gesto apparentemente semplice, però, si nasconde una combinazione di influenza internazionale, mode giovanili e simbolismo che merita di essere esplorata.
Il segno della “V”: le origini
Il segno della "V" ha origini occidentali, reso celebre durante la Seconda guerra mondiale da Winston Churchill come simbolo di vittoria. In Occidente il gesto aveva quindi un significato militare e patriottico, molto lontano dall'idea di allegria che oggi trasmette in Giappone.
Negli anni '60 e '70, la crescente influenza dei media occidentali (film, riviste, fotografie e programmi televisivi) porta il gesto in Giappone, dove viene completamente reinterpretato dai giovani.

In questo processo, il significato originale di vittoria si trasforma in qualcosa di più leggero: un simbolo di positività, amicizia e spensieratezza.
La diffusione con le foto tra gli adolescenti e il ruolo delle purikura
Il gesto diventa particolarmente popolare tra le adolescenti giapponesi negli anni '70. Le cabine fotografiche purikura, dove era possibile decorare le foto con adesivi, disegni e scritte, offrono uno spazio creativo per sperimentare pose e gesti giocosi.
Fare il segno della pace diventa un modo semplice per apparire carine, allegre e socialmente approvate. La sua ripetizione di massa tra coetanei genera un effetto contagioso: imitare la "V" diventa un comportamento quasi obbligatorio nelle foto di gruppo, sancendo la sua diffusione come costume culturale.
Simbolismo e significato del gesto per i giapponesi
In Giappone la "V" porta con sé significati positivi e socialmente rassicuranti.
La lettera V richiama la parola victory (vittoria) e suggerisce sensazioni di successo, gioia e amicizia. Inoltre, in una cultura in cui l'espressione diretta delle emozioni può essere considerata eccessiva o imbarazzante, il segno della pace offre un mezzo discreto ma efficace per comunicare felicità, cordialità e socialità.

In questo senso, la "V" diventa uno strumento sociale, capace di trasmettere emozioni senza parole e rendere ogni scatto più armonioso.
La globalizzazione del segno della pace
Il fenomeno della "V" non si limita al Giappone: grazie ad anime, manga, celebrità giapponesi e soprattutto ai social media, il gesto è diventato riconoscibile a livello globale.
La sua semplicità lo rende facilmente imitabile, creando un circolo virtuoso in cui il gesto viene costantemente replicato e condiviso.
Oggi, anche chi non conosce la cultura giapponese può capire immediatamente il messaggio di positività e socialità che comunica: un piccolo esempio di come i simboli culturali possano viaggiare e trasformarsi in lingua universale.
Oggi la "V" è più di un semplice gesto: è un elemento iconico della cultura fotografica. Negli anni '80 e '90, grazie a film, anime, musica pop e viaggi turistici, il gesto attraversa i continenti e ritorna anche in Europa, dove viene adottato soprattutto dai giovani come simbolo di pace, amicizia e buon umore davanti alla macchina fotografica.
Oggi è universalmente riconosciuto come "il gesto della pace", un ponte tra culture diverse: un esempio di come un semplice movimento delle dita possa raccontare una storia lunga di influenza culturale, reinterpretazione e diffusione globale, trasformando un gesto locale in un linguaggio condiviso in tutto il mondo.