
Comprare un telefono nuovo spesso significa confrontarsi con cartellini di prezzo sempre più onerosi e la cifra non pesa ovunque allo stesso modo visto che il suo valore cambia a seconda del Paese in cui si fa l’acquisto. Un telefono comprato in Cina, o negli Stati Uniti, così come in Europa, o in Italia, può costare in modo molto differente e le cause sono diverse, in primis fiscali, come le tasse, IVA, dazi o imposte speciali, che vengono applicate in misura differente e finiscono per pesare sul prezzo finale del prodotto, oltre ad altri fattori normativi ed economici: per questo, ad esempio, in Italia hanno un costo superiore che negli Stati Uniti.
Il telefono più venduto nei primi due trimestri del 2026, secondo Counterpoint Research, è stato l'iPhone 17, che in entrambi i periodi ha raccolto il 6% delle unità vendute nel mondo. Come si può leggere nel report sul secondo trimestre, Apple e Samsung si sono spartite l'intera top ten di vendita, con cinque modelli a testa che da soli valgono il 26% delle vendite globali, tra cui figura il Samsung Galaxy S26 Ultra che, secondo l’analisi, è stato lo smartphone Android più venduto al mondo nel corso del trimestre.
Quanto costano oggi gli smartphone più venduti in Italia
In Italia l'iPhone base costava 839 euro nel 2019, con iPhone 11. Nel 2022, con iPhone 14, è salito a 1.029 euro. Poi è sceso a 979 euro ed è rimasto a quel prezzo per tre generazioni. A settembre 2026, Apple ha ritoccato il listino e l’iPhone 17 è passato da 979 a 1.129 euro, come ha ricostruito macitynet. Parallelamente il nuovo iPhone 18 Pro parte da 1.489 euro, 150 in più del predecessore. Samsung ha seguito la stessa strada a inizio ottobre. Galaxy S26 è salito da 1.029 a 1.129 euro e Galaxy S26 Ultra da 1.499 a 1.599 euro, a quasi sette mesi dal lancio.
Xiaomi, che con Redmi A5 ha occupato il decimo posto della classifica Counterpoint nel primo trimestre, ha costruito la propria fortuna sulla serie Redmi Note. A gennaio 2026 Redmi Note 15 ha debuttato in Italia a 199 euro, mentre il successore Redmi Note 17, arrivato a settembre, parte da 249,90 euro. La variante 5G è passata da 229 a 349,90 euro, la Pro da 379 a 499,90.
Rincari, il peso delle memorie
Dietro i rincari ci sono molte ragioni, una delle più impattanti è proprio la carenza di memorie, che vengono sempre più direzionate verso i data center di intelligenza artificiale. IDC, società di ricerca e consulenza di mercato, nel suo rapporto presentato ad agosto, ha stimato che nel 2026 il prezzo medio di vendita di uno smartphone salirà del 27,6%, fino a 581 dollari, un aumento del prezzo medio degli smartphone legato proprio alla carenza di memorie, i cui costi sono saliti, secondo il report, di oltre il 300% in un anno, mentre le consegne caleranno del 16,7%. Per la società di analisi “l'era dello smartphone economico è finita”.
La carenza di chip di memoria difficilmente si attenuerà presto, secondo Ramon Llamas, direttore della ricerca di IDC. Llamas ha spiegato a Rest of World che “Ci sono tre principali produttori di memoria e, alla fine del 2025, tutti hanno destinato la stragrande maggioranza della loro produzione ai centri di elaborazione per l’intelligenza artificiale, anziché all’elettronica di consumo”. “Questo ha lasciato molte aziende a fare i salti mortali per procurarsi scorte. La scarsità di memoria ha fatto aumentare i prezzi delle memorie e questi aumenti sono stati trasferiti ai consumatori”, ha spiegato Llamas.
Secondo Counterpoint nel 2026 i prezzi dei modelli già in commercio sono aumentati in media del 15%, seppur con notevoli differenze tra le nazioni, tra cui l’India con l’aumento maggiore, ovvero il 21%, il 18% in Medio Oriente e Africa, in Cina il 10% e appena 5% negli Stati Uniti. A soffrire di più è la fascia economica. Secondo IDC, nel secondo trimestre le consegne di telefoni sotto i 100 dollari sono crollate di quasi il 60%, e la ragione è proprio strutturale considerando che, come spiega IDC, nei modelli economici la memoria supera ormai il 65% del costo dei componenti. Per questo i rincari sono più alti proprio nei mercati dove si vendono soprattutto dispositivi a basso costo.
iPhone Duo, la mappa dei prezzi
Per quanto riguarda l’ultimo arrivato, l’iPhone Duo, sarà in vendita dal 23 ottobre e il listino italiano di Apple parte da 2.369 euro per la versione da 256 GB, fino a 3.869 euro per quella da 2 TB. Il sito SpikeToday ha confrontato i prezzi ufficiali di tutti i 40 negozi online Apple che lo vendono, convertiti in dollari al 29 settembre. Quel che è emerso è che negli Stati Uniti il prezzo dell’iPhone Duo è il più basso mentre è la Turchia ad avere il prezzo più alto in assoluto, ovvero rispettivamente 1.999 dollari contro i 4.694 dollari della Turchia. Dopo gli Usa ci sono Canada, con 2.999 dollari canadesi (2.118 dollari) e Hong Kong, con 17.499 dollari di Hong Kong (2.231 dollari). Mentre da noi in Europa il Duo costa 2.299 euro in Germania, 2.339 in Francia e Spagna, a fronte dei 2.369 italiani. I Paesi in cui il Duo costa di più, come dicevamo, sono la Turchia e a seguire Brasile, (4.224 dollari) e India (3.122 dollari).
Come mai il prezzo cambia da paese a pese e il caso della Turchia
In Turchia il costo è più alto per diverse ragioni. A pesare c’è lo stato che tassa moltissimo i telefoni, a partire da un contributo dell'1,2% destinato al Ministero della Cultura e del Turismo, uno del 12% per la tv pubblica. A questi si aggiungono un'imposta speciale sui consumi che varia seconda del valore del dispositivo, che può arrivare fino al 50%, e l'IVA al 20%.
Dietro lo scarto di prezzo c’è il fisco e un quadro normativo che cambia. Il cartellino italiano ingloba già l'IVA al 22%, mentre quello statunitense viene esposto senza la sales tax. Chi vende nell'Unione risponde dei difetti del prodotto per almeno due anni, ovvero la garanzia legale di conformità, un impegno di norma più lungo di quello previsto oltreoceano. Su ogni smartphone venduto in Italia grava anche il compenso per copia privata, gestito dalla SIAE e applicato a ogni apparecchio capace di registrare o archiviare dati, che il decreto del ministero della Cultura di febbraio 2026 ha aumentato fra il 15% e il 40% circa a seconda della memoria.