
È arrivato nelle sale italiane NAZA, il documentario di Rachel Szor e Yuval Abraham vincitore del Premio speciale della giuria all'83ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, che analizza l'uso dell'AI da parte delle forze militari israeliane nella striscia di Gaza e che ha subito conquistato la vetta del box office, imponendosi come il film più visto in Italia nel weekend. NAZA è un acronimo ebraico di Nezek Agavi, che significa "danno collaterale", e viene utilizzato dall'intelligence militare israeliana per indicare la stima delle possibili vittime civili associate a un attacco.
Il documentario, basato sulle inchieste giornalistiche pubblicate tra il 2023 e il 2025 dal Guardian, +972 Magazine e Local Call, descrive i meccanismi e i sistemi utilizzati dall’esercito israeliano nelle operazioni che hanno provocato la morte di migliaia di civili palestinesi. Questo sistema militare nel documentario viene raccontato proprio da 24 tra ufficiali dell'intelligence e soldati coinvolti nelle operazioni di sorveglianza e targeting che parlano in forma anonima. Emerge una vera e propria macchina bellica affidata alla tecnologia e agli algoritmi, che ha sollevato un dibattito internazionale sui risvolti etici e legali legati all'automazione delle decisioni di vita o di morte – ed è stata contestata dall'IDF. Le Forze di Difesa Israeliane hanno diffuso una risposta ufficiale al film, parlando di errori, manipolazioni e di "visione distorta", sostenendo che Lavender non sia un sistema autonomo, ma uno strumento utilizzato dagli analisti e sottoposto a valutazione umana. A seguire, è stato diffuso un documentario di risposta, Naza: The Real Story, di 49 minuti, con la collaborazione dell'IDF, che raccoglie testimonianze di ufficiali israeliani e contesta la ricostruzione proposta da NAZA.
Attenzione: la questione israelo-palestinese è estremamente complessa e delicata e siamo consapevoli che ogni tipo di sintesi rischia di omettere informazioni; pertanto questo articolo va visto nell’insieme dei contenuti che abbiamo proposto.
Come funziona Lavender, l'AI usata da Israele
Nel documentario si parla di sistemi per le intercettazioni telefoniche e dispositivi di spionaggio telefonico, come Homeland, o di sistemi di tracciamento usati dall’esercito israeliano per localizzare e apprendere quando un presunto militante di Hamas rientra nella propria abitazione, come Where’s Daddy?, e poi c’è il sistema più noto, ovvero Lavender, un sistema basato sull'intelligenza artificiale progettato per identificare e segnalare come potenziali obiettivi di attacco tutti i presunti membri delle ali militari di Hamas e della Jihad islamica palestinese.
Stando all'inchiesta, il software Lavender esamina i dati che un sistema di sorveglianza di massa avrebbe accumulato su gran parte dei milioni di residenti della Striscia di Gaza, enormi archivi di intelligence alimentati da fotografie, contatti telefonici, geolocalizzazione, profilazione sui social media, per poi stimare, persona per persona, quanto sia plausibile una militanza nel braccio armato di Hamas o della PIJ. Una volta individuati i profili sospetti, il sistema compila liste di obiettivi che gli ufficiali convalidano e a quel punto scatta il raid aereo mirato. Ne risulta un sistema di classificazione algoritmica pensato per rendere più efficienti e potenti le azioni militari sul campo. Il risultato è una graduatoria: a quasi ogni abitante di Gaza il sistema attribuisce un valore compreso tra 1 e 100, che misura la probabilità che si tratti di un miliziano.
Lavender, raccontano, viene addestrato sui profili dei militanti già schedati e dai loro dati di addestramento la macchina ricava i tratti ricorrenti che li contraddistinguono, per poi cercarli nel resto della popolazione. Più sono gli elementi ritenuti incriminanti che il sistema riconosce in una persona, più alto è il punteggio che le assegna. Tra i numerosi parametri in grado di far lievitare il punteggio attribuito a un individuo vengono citati la presenza in una chat WhatsApp di cui fa parte anche un militante noto, o l’abitudine di cambiare cellulare a distanza di pochi mesi, come anche cambiare indirizzo di frequente.
Venti secondi per un bersaglio
Il via libera all'uso automatico delle liste di Lavender è arrivato a un paio di settimane dallo scoppio della guerra a seguito degli attacchi del 7 ottobre 2023. All'esercito, raccontano le fonti, era bastato un controllo manuale su qualche centinaio di bersagli scelti a caso e nove volte su dieci il sistema aveva riconosciuto correttamente un affiliato di Hamas.
Da quel momento, secondo le fonti, agli operatori veniva sostanzialmente chiesto di trattare l'indicazione di Lavender come una decisione già presa, senza più l'obbligo di ricostruirne la logica o i dati d'intelligence all'origine. Una delle fonti racconta di dedicare circa venti secondi, alla verifica di ciascun bersaglio da bombardare segnato da Lavender, giusto il tempo di accertarsi che fosse una persona.
Nelle prime fasi della guerra, gli ufficiali israeliani potevano adottare gli elenchi generati dal sistema senza doverne ricostruire le ragioni né verificare i dati di intelligence di partenza. Il loro compito si riduceva così a ratificare le scelte della macchina, nonostante il test interno citato dalle fonti avesse stimato un margine di errore vicino al 10% e potesse indicare anche persone con legami deboli, o nulli, con i gruppi armati.
La pressione per nuovi obiettivi e il bilancio delle vittime
I raid raggiungevano i bersagli tra le mura domestiche, per lo più di notte e con i familiari presenti. Il risultato, frutto delle scelte del programma, sono migliaia di palestinesi morti, in larga parte donne, bambini e persone in molti casi estranee ai combattimenti, soprattutto nelle prime settimane di guerra.
In quella fase iniziale, riferiscono due fonti, l'esercito tollerava fino a 15-20 vittime civili per ogni miliziano di Hamas di basso rango segnalato da Lavender, mentre per colpire un solo alto ufficiale aveva accettato, in più occasioni, di sacrificarne oltre 100. Un altro dei dati contestati dall'IDF
A spingere verso l'automazione, secondo le ricostruzioni, era la richiesta incessante di nuovi bersagli e non solo. Una delle fonti spiega che «In un giorno senza obiettivi (il cui punteggio fosse sufficiente ad autorizzare un attacco), abbiamo attaccato con una soglia inferiore. Eravamo costantemente sotto pressione: "Dateci più obiettivi". Urlavano davvero contro di noi. Abbiamo finito di uccidere i nostri obiettivi molto in fretta». Con una soglia inferiore impostata, il sistema classificava un numero maggiore di persone come obiettivi da colpire; secondo quattro fonti, in una fase iniziale Lavender è arrivato a indicare 37.000 persone palestinesi come potenziali obiettivi.
Secondo uno studio pubblicato su The Lancet Global Health a febbraio 2026, tra il 7 ottobre 2023 e il 5 gennaio 2025 nella Striscia di Gaza si stimano circa 75.200 morti per cause violente, tra queste 22.800 sarebbero bambini e ragazzi sotto i 18 anni, 16.600 donne di età compresa tra 18 e 64 anni, 2.870 persone sopra i 64 anni e 32.900 uomini di età compresa tra 18 e 64 anni. All'interno dello studio statistico, donne, bambini e anziani costituivano complessivamente il 56,2% delle morti violente, per un totale di 42.200 decessi. La stima deriva dal primo studio indipendente basato su un'indagine rappresentativa della popolazione di Gaza e la metodologia è stata successivamente oggetto di un dibattito scientifico sulle pagine della stessa rivista.
I dati riportati dall'ONU, a partire dai numeri forniti dal Ministero della Salute di Gaza e con cifre non verificate, parlano di oltre 73.000 morti registrati entro il mese di giugno 2026. I dati di UNICEF, invece, riportano al 30 giugno 2026 almeno 21.700 bambini uccisi dall'ottobre 2023 e circa 45.000 feriti, e quelli di Save the Children parlano di almeno 21.000 bambini uccisi e di un numero ancora sconosciuto di minori sepolto sotto le macerie. Si stimano oltre 800.000 bambini sfollati e 7.000 separati dalle proprie famiglie.