
La Camera dei Deputati ha approvato all'unanimità un emendamento del decreto Sport che prevede la chiusura delle piscine aperte al pubblico se queste presentano bocchettoni di aspirazione non a norma. Il dibattito è arrivato fino in Parlamento dopo che nelle ultime settimane diverse persone, perlopiù bambini, hanno perso la vita dopo essere rimasti intrappolati contro i bocchettoni di aspirazione.
Per chi non si adegua, il rischio è la chiusura immediata dell'impianto: verosimilmente, saranno rafforzati i controlli, mentre per l'adeguamento delle piscine pubbliche, il Governo stanzierà 4,7 milioni per il 2026.
Va detto, comunque, che queste disposizioni non sono ancora ufficiali: come riportato sul sito della Camera dei Deputati, ora il provvedimento passa all’esame dell’altro ramo del Parlamento, ovvero il Senato.
Chiusura immediata dell’impianto: cosa prevede l'emendamento
Il testo approvato interviene sul sistema di ricircolo dell'acqua, cioè sull'impianto che aspira e depura l'acqua della vasca. Secondo l'emendamento, «nelle piscine pubbliche o private destinate ad una utenza pubblica ivi comprese quelle ad uso collettivo, il sistema di ricircolo per la depurazione e, in particolare, le prese di aspirazione delle acque quali griglie di fondo, bocchettoni o ogni altro materiale allo scopo utilizzato, deve garantire la sicurezza atta ad impedire fenomeni vorticosi di aspirazione ad effetto ventosa nei confronti di ogni parte del corpo dei bagnanti».
In caso di violazione, viene disposta la chiusura immediata dell’impianto fino all’adempimento degli obblighi ivi previsti. La norma precisa poi che «restano fermi gli ulteriori obblighi e responsabilità previsti dalla normativa vigente in materia di sicurezza, gestione e manutenzione delle piscine e degli impianti natatori», e nell'ultima parte dedica un passaggio alle coperture economiche: per l'adeguamento delle piscine pubbliche viene istituito «un fondo con una dotazione di 4.725.000 euro per l'anno 2026».
Perché una piscina aspira l’acqua: come funziona un bocchettone
Per capire il rischio che bocchettoni o griglie non a norma rappresentano, bisogna partire da una domanda semplice: perché una piscina aspira l'acqua? Ogni vasca deve essere dotata di un sistema di filtrazione, altrimenti l'acqua ristagna e possono proliferare microorganismi e alghe potenzialmente dannosi per la salute. L'impianto quindi aspira l'acqua dalla vasca, la depura e la reimmette. Ed è qui che entrano in gioco i bocchettoni: per far funzionare il ciclo, le pompe generano una differenza di pressione che spinge l'acqua verso il bocchettone. Per mantenere l'acqua pulita, l'aspirazione deve essere quindi abbastanza rapida.
Moltiplicando la differenza di pressione creata dalla pompa per l'area del bocchettone di aspirazione, si ottiene la forza che “risucchia” un corpo nelle immediate prossimità della bocchetta. I valori possono variare a seconda delle dimensioni della piscina e del numero di bocchettoni, ma stiamo parlando di numeri piuttosto grandi. Per un sistema di aspirazione singolo parliamo di forze paragonabili al peso di un corpo di 150-250 kg che schiaccia il bagnante contro la presa. Sono forze più che sufficienti per intrappolare una persona, soprattutto un bambino o un ragazzo.
Il meccanismo che rende tutto così pericoloso è il cosiddetto «effetto ventosa». Quando un corpo si appoggia al bocchettone, la pompa continua a generare una depressione ma l'acqua non passa più, perché la griglia è ostruita dal corpo stesso. Si crea così una situazione simile al vuoto, da cui è estremamente difficile liberarsi senza spegnere l'impianto. È lo stesso principio (su scala molto più grande) di quando copriamo con la mano la bocca di un aspirapolvere: la mano resta attaccata proprio perché impedisce il passaggio dell'aria.
Attenzione però: questo non significa che le piscine siano pericolose di per sé. Il rischio è evitabile se produttori e installatori rispettano le normative, se la manutenzione è fatta correttamente e se i bagnanti prestano attenzione.
Ed è proprio qui che le griglie e i bocchettoni a norma fanno la differenza. Un solo dispositivo di aspirazione è più pericoloso, perché deve per forza produrre una forza di risucchio maggiore: per questo, nelle piscine a uso pubblico, le norme impongono almeno due dispositivi collegati tra loro, dimensionati in modo che, se uno viene ostruito, l'altro (o gli altri) possa comunque far passare il 100% della portata, evitando che si formi la depressione che intrappola.
Le regole europee (le norme tecniche UNI EN 13451-1 e UNI EN 13451-3, affiancate in Italia dalla UNI 10637 per il dimensionamento delle tubazioni) fissano poi alcuni paletti concreti: la velocità dell'acqua sulla griglia non deve superare gli 0,5 m/s (circa 1,8 km/h), quella nelle tubazioni di aspirazione 1,7 m/s, i fori della griglia devono avere un diametro massimo di 8 mm e ogni griglia deve superare test di intrappolamento dei capelli, di ostruzione e di carico.
Esistono inoltre le griglie ad aspirazione periferica, progettate proprio per distribuire la differenza di pressione su una superficie più ampia e ridurre la forza netta di risucchio vicino alla presa.