
Se hai cliccato su questo articolo spinto dall’irresistibile curiosità di scoprire una sorprendente verità nascosta, probabilmente sei caduto nella stessa trappola su cui fanno leva i contenuti clickbait: quegli articoli, post o video che cercano di catturare la nostra attenzione attraverso titoli dai toni esagerati, sensazionalistici o volutamente fuorvianti. Sfruttando meccanismi cognitivi ed emotivi ampiamente studiati, i titoli clickbait cercano infatti di emergere in un ambiente digitale sempre più saturo di contenuti e notizie, dove ogni secondo si gareggia una serrata competizione per conquistare la nostra attenzione. C'è però un aspetto importante da considerare. Nei casi peggiori, come riportano numerose ricerche, i contenuti clickbait possono diventare un rischio per la nostra sicurezza digitale e, soprattutto, rappresentare un veicolo per la diffusione di notizie inaccurate o distorte, alimentando la disinformazione. Perché, in fondo, i contenuti clickbait sono un po’ come quelle torte scenografiche dei matrimoni: estremamente attraenti a vedersi, ma talvolta quasi completamente vuote all’interno.
Le caratteristiche di un titolo clickbait: l'esca che attrae il clic
Per catturare la nostra attenzione in modo così efficace, i titoli clickbait utilizzano espressioni ricorrenti e un linguaggio quasi codificato, “brevettato” per colpire due bersagli: la nostra curiosità e le nostre emozioni. Facciamo un esempio pratico, analizzando un titolo clickbait fittizio che racchiude diverse strategie utilizzate comunemente:
“Scoperto dagli scienziati lo scioccante alimento killer del cervello tenuto nascosto per anni. Solo in pochi sono al sicuro.”

Per chi ha familiarità con i meccanismi del clickbait, un titolo del genere probabilmente farà subito scattare un campanello d’allarme. Ma per chi è meno esperto (o magari per chi, seppure allarmato, è molto attento alla propria salute), un titolo del genere attrarrà probabilmente la sua attenzione in maniera istintiva tra migliaia di titoli e post sui social.
Ma analizziamone gli elementi. Come accade spesso nei titoli clickbait, l'esempio riportato contiene alcune strategie ricorrenti:
- iperbole: la notizia viene presentata in modo volutamente esagerato, sfruttando toni sensazionalistici e allarmistici per catturare l'attenzione.
- Insinuazione: vengono utilizzate espressioni mirate a far credere al lettore che ci siano segreti, omissioni o pericolose verità nascoste.
- Puzzle: l’elemento centrale (il presunto "alimento killer") non viene rivelato nel testo o nel titolo, creando un vero e proprio enigma psicologico che spinge l'utente a cercare la soluzione.
- Retorica visiva: l'uso strategico delle immagini, come mostrare una persona anziana e preoccupata (per suscitare forte empatia e immedesimazione) che tiene in mano l'alimento misterioso, inquadrato in modo parziale per non renderlo riconoscibile.
Perchè l'esca da clic stuzzica la nostra curiosità e le nostre emozioni
Il nostro cervello è particolarmente “affamato” di nuove informazioni, soprattutto se percepite come importanti per noi. E una notizia costruita come quella nell’esempio di sopra, presentata come estremamente rilevante ma riportata in maniera vaga e con con un vuoto informativo da colmare, finisce per spalancare le porte della nostra curiosità, producendo una sensazione simile a un prurito difficile da ignorare.
A conferma di ciò, uno studio pubblicato nel 2024 sulla rivista Cyberpsychology, Behavior and Social Networking ha osservato che i titoli clickbait, rispetto a quelli neutri, provocano una maggiore risposta P300, cioè un segnale cerebrale rilevabile tramite elettroencefalografia associato ai processi attentivi e alla percezione di stimoli rilevanti.
Il secondo bersaglio dei titoli clickbait sono le nostre emozioni. Fateci caso: tutti i titoli clickbait utilizzano parole apertamente emotive (come scioccante) o cariche di un contenuto emotivo, seppur indirettamente (come killer). Anche questa è una strategia! Quando il cervello elabora le parole, infatti, quelle con un valore emotivo tendono a essere processate più rapidamente e automaticamente rispetto a quelle neutre. Insomma, le parole emotive sono un po’ come in autostrada quelle macchine dotate di un sistema di telepedaggio, che oltrepassano rapidamente il casello mentre tutte le altre restano “in coda”, proseguendo più lentamente. Allo stesso modo, nel traffico ormai ingolfato dei contenuti digitali, utilizzare parole emotive consente ai titoli clickbait di superare rapidamente il casello di accesso al nostro cervello, arrivando per prime alla gara per la nostra attenzione.
Perchè il clickbait è un pericolo per la disinformazione e un rischio per la sicurezza digitale
Vi è mai capitato, magari a una cena tra amici, di riportare una notizia letta distrattamente sui social? Qualcosa come: “Avete visto? è stata finalmente scoperta la cura per la malattia X?”. Per poi essere smentiti dall’esperto di turno, con cui vi giustificherete con la solita frase: “In realtà avevo solo letto il titolo!”. Sappiate che, molto probabilmente, avevate letto proprio un titolo clickbait.
Questo è, senza dubbio, il lato più oscuro dei titoli clickbait: possono condizionare il modo in cui interpretiamo e ricordiamo le informazioni. E questo non vale solo per i più “pigri”, che si fermano ai titoli. Uno studio pubblicato sulla rivista The Journal of Experimental Psychology: Applied ha infatti osservato come le informazioni contenute nei titoli fuorvianti, in alcuni casi, possono condizionare ciò che ricordiamo o comprendiamo di una notizia, anche se il testo dell’articolo la ridimensiona o la smentisce. E dalle informazioni che assorbiamo dipendono le nostre opinioni, i nostri comportamenti e le nostre scelte quotidiane.
Ecco perché imparare a riconoscere le strutture e i meccanismi dei titoli clickbait può aiutarci a selezionare consapevolmente contenuti affidabili e rappresentare uno scudo nella sempre più competitiva gara per la nostra attenzione. Per cui, se siete indecisi se un titolo sia clickbait o meno, ricordatevi che un titolo di un contenuto affidabile non dovrebbe attirare la nostra attenzione con promesse esagerate, aggettivi gonfiati o misteriose informazioni segrete. Dovrebbe fare una cosa soltanto: dici chiaramente di cosa parla l'articolo!
Il secondo rischio legato ai titoli clickbait riguarda invece la sicurezza digitale. Dopo aver "ceduto" a un titolo clickbait, infatti, l’utente viene infatti reindirizzato verso siti web esterni che, nei casi peggiori, possono infatti tentare truffe, attacchi di phishing o far partire download pericolosi, come riportano numerose analisi sul tema, tra cui un articolo del 2024 pubblicato sulla rivista International Journal of Human–Computer Interaction.
Anche nei casi apparentemente più innocui, prima ancora di leggere l’articolo – e scoprire finalmente il presunto alimento killer del cervello – è molto probabile che ci venga chiesto di accettare i cookie, cioè piccoli file utilizzati dai siti web per raccogliere informazioni sulla nostra navigazione, sulle preferenze e sulle attività online. E, nella fretta di leggere il contenuto, è molto comune accettarli tutti senza starci a pensare troppo. Ecco perché, poco dopo, ogni pagina web sarà invasa di annunci pubblicitari di quel forno per pizze cercato giorni prima su un sito di e-commerce di cui, tutto sommato, potremmo fare a meno. Eppure, continuando a comparire davanti ai nostri occhi, finirà per apparirci come un oggetto indispensabile, finendo inevitabilmente nel nostro carrello online. Insomma, i contenuti clickbait – seppur indirettamente – possono arrivare a influenzare i nostri comportamenti d'acquisto. Questa è la medaglia più prestigiosa della gara alla nostra attenzione.