0 risultati
video suggerito
video suggerito
27 Luglio 2026
7:00

Moser batté il record dell’ora con una bicicletta di 9,6 kg: quando la tecnologia sfidava le regole

Nel 1984 Francesco Moser batté il record dell'ora con una bicicletta più pesante di quella di Merckx, e dieci anni dopo Miguel Indurain corse su un telaio in carbonio nato in Formula 1. Erano mezzi costruiti per tagliare l'aria, non per essere leggeri: così estremi che l'UCI ha poi scritto le regole per vietarli.

Ti piace questo contenuto?
Moser batté il record dell’ora con una bicicletta di 9,6 kg: quando la tecnologia sfidava le regole
Immagine
La Pinarello Espada di Miguel Indurain. Credits: pinarello.com

Il 19 gennaio 1984, al velodromo di Città del Messico, Francesco Moser si presentò all'assalto del record dell'ora con una bicicletta che pesava quasi il doppio di quella con cui Eddy Merckx aveva fissato il primato dodici anni prima: circa 9,6 kg contro 5,75 kg. Nel ciclismo, dove l'ossessione per la leggerezza è quasi un dogma, sembrava un errore clamoroso.
Non lo era: quel giorno Moser percorse in 60 minuti 50,808 km, cancellò il primato di Merckx e quattro giorni dopo tornò in pista per battere se stesso, portando il record a 51,151 km. Dieci anni più tardi Miguel Indurain avrebbe fatto qualcosa di simile con la Pinarello Espada, un telaio in carbonio nato dal lavoro di un ingegnere di Formula 1.
Entrambe quelle biciclette, oggi, verrebbero squalificate prima ancora della partenza: non perché siano diventate obsolete, ma perché l'Unione Ciclistica Internazionale (UCI) ha scritto regole apposite per vietare dei prototipi simili.

A 50 km/h il nemico non è il peso, è l'aria

Se proviamo a tirare fuori la mano dal finestrino di un'auto a 50 km/h e poi a 100 km/h, la spinta dell’aria sulla nostra mano non raddoppia, quadruplica. La resistenza dell'aria cresce infatti con il quadrato della velocità, e la potenza necessaria per vincerla cresce addirittura con il cubo.

Il risultato è che, oltre i 40 km/h su strada piana, la resistenza aerodinamica assorbe più del 90% della potenza prodotta dal ciclista.
In un tentativo di record dell'ora l'effetto è estremo: la pista è piatta, non ci sono salite né accelerazioni ripetute e la velocità resta praticamente costante per un’ora. In quelle condizioni il peso della bicicletta è quasi irrilevante, perché conta solo alla partenza, e proprio per questo i progettisti di Moser fecero una scelta che all'epoca sembrò in controtendenza: scambiare chili in cambio di “forma”. Le sole ruote lenticolari della bici del record pesavano 4,6 kg dei 9,6 complessivi. Inoltre, a generare la resistenza non è tanto la bicicletta quanto il corpo del ciclista. Una bici da record, quindi, non deve solo essere aerodinamica: deve permettere all'atleta di ridurre al minimo la superficie del corpo esposta all’aria.

La bici di Moser: ruote piene e di diametro diverso tra loro

Il progetto della bicicletta del record dell’ora di Moser porta la firma del professor Antonio Dal Monte, fisiologo e biomeccanico dell'Istituto di Scienza dello Sport del CONI, con una lunga esperienza nel mondo dell'aeronautica. Il mezzo venne testato nella galleria del vento Pininfarina, vicino a Torino, in uno dei primi casi in cui una bicicletta e il suo ciclista finivano davanti a un flusso d'aria strumentato.
Il progetto così realizzato aveva alcune peculiarità che non si erano mai viste su una bici da pista e che resero iconico quel modello:

  • Le ruote lenticolari: ruote senza raggi, sostituiti da due gusci pieni in fibra di carbonio. Il vantaggio è intuitivo: i raggi di una ruota normale sono decine di piccoli ostacoli che girano nell'aria e la scompigliano, mentre una superficie liscia e continua la lascia scorrere. Le prove in galleria del vento indicano una resistenza inferiore di circa il 70% rispetto a una ruota a raggi tradizionale, quando il vento arriva di fronte.
  • La ruota anteriore più piccola: Moser montava una 26” davanti e una 28” dietro. Una ruota anteriore più bassa permette di abbassare il manubrio e quindi di appiattire la schiena: meno superficie esposta all'aria, meno resistenza.
  • Il manubrio a corna di bue: rispetto a un manubrio da strada, costringeva le braccia a stare basse e strette lungo il corpo, restringendo ulteriormente la sagoma che il ciclista offriva al vento. Il telaio, in acciaio con tubi curvati, era stato disegnato proprio per reggere quella postura.

Un ultimo ingrediente a rendere possibile quel record era la quota. Il velodromo di Città del Messico si trova a circa 2.240 metri, dove l'aria è meno densa che al livello del mare e a parità di velocità offre meno resistenza. Il rovescio della medaglia si traduce in meno ossigeno per i muscoli, ed è il motivo per cui Moser si trasferì in Messico settimane prima per acclimatarsi.

La preparazione comprese anche l'autoemotrasfusione: al corridore venne prelevato del sangue alcune settimane prima della prova e gli fu reinfuso poco prima dello sforzo. Il risultato di questa pratica comporta un aumento dei globuli rossi in circolo e quindi dell'ossigeno che arriva ai muscoli, un vantaggio ancora più prezioso in altura, dove l'ossigeno scarseggia. Nel gennaio 1984 la pratica non era ancora vietata: la Commissione medica del CIO la mise al bando l'anno successivo.

Immagine
La bicicletta del record dell'ora di Francesco Moser. Credits: Jaakko via Wikimedia Commons

L'Espada di Indurain: il telaio disegnato in Formula 1

Nei primi anni ‘90 Pinarello sviluppò l’Espada, una bici per tentare il record dell’ora con Miguel Indurain, vincitore di 5 Tour de France consecutivi e due Giri d’Italia tra il 1991 e il 1995. Fu il primo telaio in carbonio della storia di Pinarello e ne vennero costruiti solo quattro esemplari, tutti su misura per Indurain.

Il salto rispetto alla bici di Moser è sostanziale: una bicicletta tradizionale, anche la più curata, resta un insieme di tubi uniti fra loro, e a ogni giunzione l'aria incontra uno spigolo e si mette a vorticare. Il carbonio, invece, si può modellare negli stampi: l'Espada venne costruita come un pezzo unico, con un profilo affusolato simile a quello di un'ala, in modo che l'aria potesse scorrere lungo tutta la superficie senza intoppi. Anche qui la ruota davanti era più piccola di quella dietro, per un peso complessivo di 7,5 kg. Il 2 settembre 1994, al velodromo di Bordeaux, lo spagnolo percorse 53,040 km, primo uomo a percorrere oltre 53 chilometri in un’ora.

Immagine
La Pinarello Espada di Miguel Indurain. Credits: Turismo y Economía via Wikimedia Commons

Perché oggi quelle biciclette sarebbero fuorilegge

Tra il 1993 e il 1996 si scatenò la corsa ai prototipi e alle soluzioni aerodinamiche più estreme. Lo scozzese Graeme Obree portò il record a 51,596 km su una bici autocostruita, con una posizione "a mantide religiosa" e le braccia ripiegate sotto il petto: l'UCI la vietò nel 1994. Obree inventò allora la posizione "superman", braccia distese in avanti, che Chris Boardman usò nel settembre 1996 per firmare 56,375 km, un primato destinato a resistere per ventisei anni. Anche quella posizione venne vietata nell'ottobre 1996. Del resto, se la gran parte della resistenza la genera il corpo, è lì che si guadagna di più.

Nello stesso mese l'UCI approvò la Carta di Lugano, il documento che ispira ancora oggi il regolamento tecnico e che afferma il principio del "primato dell'uomo sulla macchina". Queste regole sono piuttosto stringenti e sono il motivo per cui oggi né la bici di Moser né l'Espada potrebbero gareggiare. Il regolamento tecnico UCI impone, tra le altre cose, che le due ruote abbiano lo stesso diametro e che il telaio sia "di modello tradizionale", cioè costruito attorno al classico triangolo. La bicicletta non può pesare meno di 6,8 kg e sono banditi anche i prototipi: per tentare un record il mezzo deve essere un modello acquistabile da chiunque.

Cosa è rimasto di quelle biciclette

Di tutti gli studi attorno a quelle biciclette è rimasto moltissimo, tranne le forme più estreme. Le ruote lenticolari sono ancora ammesse nelle cronometro e nelle prove contro il tempo su pista, il carbonio stampato in un pezzo unico è diventato lo standard dell'industria e soprattutto è passata l'idea che una bici aerodinamica batta una bici leggera. La conferma è arrivata nel 2022, quando Filippo Ganna ha portato il record a 56,792 km su una bici stampata in 3D con geometrie ispirate alle pinne delle megattere, superando finalmente i 56,375 km di Boardman.
È una dinamica simile a quella vista nel nuoto con i costumi in poliuretano nel 2008-2009: un regolamento non ferma la tecnologia, la incanala. Le bici di Moser e Indurain non sono sparite perché non funzionavano, ma sono state vietate perché funzionavano troppo bene.

Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views