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Perché il procione Jimothy ha questa forma “tonda”: la rara malformazione della colonna vertebrale

Jimothy, un procione di Seattle affetto dalla rara sindrome genetica della spina corta, è diventato un fenomeno virale conquistando il web. Nonostante la colonna compressa, l'animale ha quattro zampe, si muove agilmente e sembra sano. Il vero rischio, avvertono gli zoologi, è che venga avvicinato e nutrito dall'uomo.

22 Luglio 2026
17:30
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Perché il procione Jimothy ha questa forma “tonda”: la rara malformazione della colonna vertebrale
jimothy seattle
Il procione Jimothy mentre correva in un prato di Seattle. Credit: Kiana Hall

Un insolito procione dalla forma tozza e senza collo, ribattezzato "Jimothy", è diventato la mascotte virale dell'estate di Seattle, nello stato di Washinghton. Dietro il suo aspetto curioso c'è la sindrome della spina corta (Short Spine Syndrome), una rara anomalia genetica recessiva che colpisce anche i cani e impedisce il corretto sviluppo della colonna vertebrale, causando la compressione e la fusione delle vertebre. Nessuno per ora ha potuto visitare clinicamente Jimothy, quindi ogni diagnosi resta, per ora, basata solo sull'osservazione a distanza. Nonostante la malformazione, l'animale si muove e si arrampica agilmente con le sue quattro zampe e sembra godere di buona salute. Tuttavia, gli zoologi avvertono che il vero pericolo per la sua sopravvivenza è l'interazione umana, l'eccessiva attenzione scaturita dalla sua celebrità sul web rischia infatti di fargli perdere la necessaria diffidenza verso i pericoli urbani.

Cos'è la sindrome della spina corta e le cause genetiche

La sindrome della spina corta è una condizione genetica rara causata da un gene recessivo difettoso: perché si manifesti, l'animale deve ereditare due copie del gene alterato, una da ciascun genitore. È il motivo per cui casi come quello di Jimothy sono così poco comuni: le probabilità che due portatori dello stesso gene difettoso si incontrino e si riproducano sono già basse di per sé, come spiegato dall'ecologo Julian D. Avery della Penn State University, intervistato da Popular Science.

Nella sindrome della spina corta, il processo di "segmentazione" della colonna vertebrale non si completa correttamente e le vertebre restano "più morbide" del normale e nel tempo tendono a comprimersi e in alcuni casi a fondersi tra loro, come riportato anche per i cani colpiti dalla stessa condizione. Il risultato è una colonna accorciata, compressa o parzialmente fusa, che dà all'animale quella sagoma tozza e senza collo.

Ne è un esempio Quasi The Great, un pastore tedesco salvato dalla strada e diventato virale negli USA nel 2016 durante la ricerca di un'adozione. Pur avendo gli organi compressi nell'addome, vive senza dolore, diventando il simbolo dei circa 30 cani al mondo oggi documentati con questa rara sindrome (erano appena 14 al momento del suo salvataggio).

short spine syndrome dog
Quasi The Great, il pastore tedesco con la sindrome della spina corta. Credit: Quasi The Great, via Facebook

Come la mutazione influisce sugli organi e la vita dell'animale

Le conseguenze di questa condizione sono variabili e possono includere una compressione dell'addome e della cassa toracica. Tuttavia, nel caso del procione di Seattle, l'ecologo Avery ritiene che il cervello e gli organi interni di Jimothy non siano compromessi, prospettando per lui una vita del tutto normale.

E i video sembrano confermarlo. L'animale si arrampica, fruga tra la vegetazione, si sposta con relativa scioltezza. Merito anche della specie a cui appartiene, i procioni (Procyon lotor) sono animali estremamente adattabili, capaci di cavarsela in contesti molto diversi tra loro, dalle foreste ai centri urbani. Anche la veterinaria Marcie Logsdon della Washington State University, citata da Smithsonian Magazine, ha sottolineato come il fatto che l'animale sia arrivato fin lì sia già di per sé un segnale di adattamento riuscito.

Non tutti i pareri sono ugualmente ottimisti, altri veterinari interpellati dai media americani, come Brian Collins della Cornell College of Veterinary Medicine, hanno sollevato dubbi sul fatto che una colonna compressa possa limitare nel tempo l'agilità necessaria a sfuggire ai predatori o al traffico cittadino, e quindi accorciare l'aspettativa di vita dell'animale in natura.

Il vero pericolo non è la malattia, ma l'interazione con l'uomo

Se c'è un rischio concreto per Jimothy, secondo gli zoologi, non è la sua colonna vertebrale ma la tendenza degli abitanti del luogo a "volergli troppo bene" da vicino.

"Quando le persone iniziano a dare da mangiare agli animali selvatici, questi iniziano a girare in modo poco sicuro", avverte Avery. Un procione abituato alla presenza umana perde parte della naturale diffidenza verso pericoli e diventa più vulnerabile proprio a causa di quella confidenza acquisita, non della sua forma.

Anche il Washington Department of Fish and Wildlife ha invitato il pubblico a lasciare Jimothy in pace, sottolineando che l'animale sembra cavarsela bene da solo, senza bisogno di assistenza, nonostante l'anomalia congenita.

La storia di “Jimothy Summer”: dalla scoperta al fenomeno web

Il "fenomeno Jimothy" è iniziato il 13 luglio 2026, quando Kiana Hall ha ripreso quella sagoma insolita muoversi sotto un'auto vicino a un negozio Goodwill nel quartiere di Ballard, a Seattle. Solo quando l'animale si è voltato, mostrando la tipica "maschera" nera sul muso, Hall ha capito di trovarsi davanti a un procione, per quanto dalla forma decisamente fuori dall'ordinario.

Da lì il video è esploso, raccogliendo milioni di visualizzazioni e trasformando Jimothy in un piccolo fenomeno culturale, ribattezzato online "Hot Jimothy Summer". Google ha persino dedicato un Easter egg al fenomeno: digitando «Jimothy» nella barra di ricerca, si attiva un'animazione in cui il procione attraversa lo schermo da una parte all'altra.

La community di Ballard ha risposto con un murale dedicato all'animale e alcuni residenti si sono fatti tatuare la sua sagoma.

murales tatoo jimothy
A sinistra un tatuaggio di Jimothy, a destra il murales a lui dedicato. Credit: Laura Exley, via Instagram; Andrew Miller.
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Matteo Galbiati
Junior Content Editor
Sono diventato Content Editor di Geopop dopo una laurea in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e un'esperienza da ricercatore tra biomateriali e colture cellulari, ho infatti lasciato il laboratorio per la mia passione: la divulgazione scientifica. Quello che era nato come un gioco sui social per raccontare le biotecnologie si è trasformato in una professione, consolidata da un Master in Comunicazione Scientifica. Sono anche un instancabile sportivo, con una passione che spazia dal calcio al basket, passando per la corsa, il tennis e il football americano. Una passione a 360 gradi che oggi unisco al mio lavoro, raccontando il mondo dello sport anche nei miei articoli.  
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