0 risultati
video suggerito
video suggerito
9 Marzo 2026
12:37

Perché la NATO non può obbligare l’Italia a entrare in guerra: cosa dice l’art. 5 del Patto Atlantico

Mentre in Medio Oriente prosegue la guerra tra USA, Israele e Iran, in Turchia la NATO ha abbattuto un secondo missile entrato nello spazio aereo turco. L'evento solleva dubbi su un eventuale coinvolgimento dei Paesi NATO nel conflitto: ma l’Italia sarebbe costretta a entrare in guerra? La risposta è no: vediamo cosa dice l’articolo 5 del Patto Atlantico.

Ti piace questo contenuto?
Perché la NATO non può obbligare l’Italia a entrare in guerra: cosa dice l’art. 5 del Patto Atlantico
articolo-5-nato-italia-conflitto-medio-oriente
Che cosa prevede l’articolo 5 del Trattato NATO sul coinvolgimento militare dell’Italia e degli altri Stati membri dell’Alleanza.

In seguito all’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, il conflitto in Medio Oriente è ormai entrato nel pieno di un'escalation senza precedenti, coinvolgendo anche altri Paesi della regione: le notizie delle ultime ore riportano nuovi attacchi iraniani contro il Bahrein, con almeno 32 feriti, mentre Israele ha detto di aver distrutto 16 aerei nell'Aeroporto di Teheran.

In questo contesto geopolitico in continua evoluzione, sono state numerose le domande su un eventuale coinvolgimento dell’Italia e di altri Paesi membri della NATO, soprattutto dopo che un secondo missile balistico – lanciato dall'Iran – è appena entrato nello spazio aereo della Turchia ed è stato abbattuto dalle forze militari dell'Alleanza Atlantica, come confermato da un comunicato stampa del Ministero della difesa turco. Nel frattempo, nel nostro Paese si è riacceso il dibattito sull'utilizzo delle basi militari USA.

Per poter avere una risposta attendibile al quesito iniziale, dobbiamo esaminare in dettaglio l’articolo 5 del Patto Atlantico (o Trattato del Nord Atlantico), che stabilisce che un attacco armato contro un membro della NATO sarà considerato al pari di un attacco contro tutti gli altri membri dell'Alleanza.

Cosa dice l’articolo 5 del Patto Atlantico: la difesa collettiva

Il Patto Atlantico, firmato a Washington il 4 aprile 1949, sancisce all’articolo 5 il cosiddetto principio di difesa collettiva, secondo il quale un attacco armato contro uno o più Stati parte del Trattato è considerato come un attacco a tutte le parti. In virtù del diritto alla legittima difesa – sia individuale sia collettiva e riconosciuta anche dall'art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite – l'articolo 5 stabilisce che le parti potranno assistere lo Stato attaccato con l’azione che reputano necessaria, tra cui anche l’uso della forza armata, con l'obiettivo di mantenere la sicurezza internazionale.

Immagine
Il presidente statunitense Truman firma il Trattato Nord Atlantico nello Studio Ovale; credits: Abbie Rowe via Wikimedia Commons

L’articolo, inoltre, sancisce che ogni attacco armato e le conseguenti misure intraprese dagli Stati devono essere portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Nella storia della NATO l’articolo 5 è stato invocato una sola volta, in occasione dell’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, in seguito al quale il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adottò la risoluzione n. 1368, in cui riconosceva il diritto alla legittima difesa individuale e collettiva degli Stati Uniti.  La conseguenza fu l’invasione dell’Afghanistan per rovesciare il regime dei talebani, operazione conclusasi solo nel 2021 con il ritiro delle truppe statunitensi dall’area.

Cosa può fare uno Stato membro della NATO in caso di attivazione dell’Articolo 5

Nel caso in cui venisse attivato l’articolo 5, ogni Stato valuterebbe autonomamente il tipo di intervento che ritiene più adeguato: questo, nella pratica, può tradursi in sanzioni economiche, ma anche supporto logistico e militare alla missione.

L’articolo 5, quindi, non prevede necessariamente una risposta di tipo militare in modo automatico, ma dipende dalla valutazione degli alleati e dalle circostanze. Gli Stati, tra l'altro, possono agire anche individualmente in difesa di un alleato, mentre ogni risposta della NATO nel suo complesso viene decisa dal Consiglio Nord Atlantico.

In passato, ad esempio, l'Alleanza ha adottato misure di difesa collettiva in occasione dell'invasione russa dell'Ucraina o, su richiesta della Turchia, in tre occasioni:

  • nel 1991 con il lancio di missili Patriot durante la Guerra del Golfo. Il missile MIM-104 Patriot è un missile terra-aria statunitense tra i più avanzati per la difesa;
  • nel 2003 con una serie di misure difensive nella cosiddetta Operazione Display Deterrence in Iraq. Quest’ultima fu un'operazione di 65 giorni per proteggere il confine turco vicino all’Iraq. Le misure di difesa consistevano in aerei di sorveglianza AWACS e relativi equipaggi, unità TMD e attrezzature di difesa biologica e chimica;
  • nel 2012 in Siria con il dispiegamento di missili Patriot.

Partecipare alla difesa di un Paese alleato non significa entrare in guerra

Nel caso specifico dell'attuale conflitto in Medio Oriente, bisogna sottolineare che, a differenza degli Stati Uniti, Israele non è uno Stato membro a pieno titolo della NATO, quanto piuttosto un membro associato del Mediterraneo, insieme ad Algeria, Giordania e Marocco.

A differenza dei Paesi membri a pieno titolo, i Paesi membri associati partecipano all’alleanza politica e militare della NATO ma non hanno gli stessi diritti e obblighi degli Stati membri a pieno titolo. Tra questi rientra anche la protezione garantita dall’art. 5: se dunque un Paese partner si trova in una situazione di crisi, i Paesi membri della NATO possono avviare una consultazione e decidere se intervenire o meno, ma l'eventuale partecipazione o sostegno (militare e non) non è automatico.

Insomma, partecipare alla difesa di un Paese alleato non implica necessariamente entrare in guerra con un attacco armato: ogni Paese parte della NATO può decidere in autonomia quali azioni intraprendere, incluse quelle di tipo armato, e secondo la propria procedura costituzionale. A tal proposito, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che «l'Italia non è in guerra e non intende entrarci».

In ogni caso, la nostra Costituzione stabilisce all'articolo 78 che un'eventuale autorizzazione per un intervento militare debba necessariamente passare per il Parlamento, per poi essere approvata con una legge formale, promulgata dal Capo dello Stato (ex articolo 87 della Costituzione) e sottoposta al vaglio della Corte costituzionale.

Dal Trattato Nord Atlantico quindi non deriva una limitazione alla sovranità statale e non si prevede obbligatoriamente l’intervento militare da parte di uno Stato, vigendo il primato costituzionale.

Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views