
Il Nilo, che insieme al Rio delle Amazzoni si gioca il primo posto per il corso d’acqua più lungo del pianeta, è certamente tra i fiumi più noti e importanti per il ruolo che ha giocato nella storia dell’umanità. Parliamo di un fiume che, con i suoi 6852 km di lunghezza e un bacino idrografico di 3.254.555 km², tocca ben undici differenti Stati delle regioni centro-orientali del continente africano e sfocia nel Mar Mediterraneo con uno dei più spettacolari delta del mondo. Ma se la posizione della sua foce è un'informazione ben nota fin dall’alba dei tempi, lo stesso non si può dire della sua sorgente, la cui localizzazione è stata al centro di alcuni di più intricati enigmi della storia.
Il punto esatto in cui avrebbe origine il fiume Nilo, infatti, è rimasto un mistero per migliaia di anni, durante i quali esploratori, naturalisti, geografi e geologi hanno avanzato le più disparate teorie, e, ancora oggi, chiudere la questione una volta per tutte non sembra essere poi un compito così banale.
Ma a cosa è dovuto questo “mistero”? Le ragioni sono diverse e le possiamo analizzare alla luce di tre fattori: uno geografico, uno storico e uno culturale.
Il fattore geografico
In un primo momento potrebbe sembrare davvero bizzarro, quasi ridicolo, non riuscire a identificare con esattezza l’origine di un fiume. Perché non seguire banalmente il suo corso procedendo in senso contrario al verso di scorrimento delle acque fino a giungere alla sorgente?
La risposta è in realtà piuttosto semplice, e cioè: nel caso del Nilo, questo non si può proprio fare.
Ma procediamo con ordine e iniziamo ad analizzare le caratteristiche geografiche di questo immenso bacino fluviale. Tanto per cominciare, il Nilo ha origine da due differenti fiumi: il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro. Il primo avrebbe origine dal Lago Vittoria, il più grande lago del continente, e si sviluppa per circa 3700 km dall'Uganda al Sudan. Il secondo ha origine convenzionalmente nell'Altopiano Etiopico presso il Lago Tana, e, dopo aver attraversato l’Etiopia, si congiunge al primo nei pressi di Karthoum (la capitale del Sudan). E già qui la situazione inizia a complicarsi.
A questo, si aggiunge poi una morfologia del territorio piuttosto complessa. Gli ambienti attraversati dal Nilo sono infatti estremamente diversificati. Il corso d’acqua scorre attraverso savane, immense aree paludose, montagne, zone desertiche e foreste equatoriali, e non sempre lo fa in modo lineare. Nei pressi della sorgente del Nilo Bianco, il principale dei due affluenti, il bacino idrografico si estende all’interno delle enormi foreste pluviali africane, dando origine a un labirintico sistema di laghi, falde, fiumi e torrenti interconnessi.

Il motivo storico: l'assenza di tecnologie moderne
Alla luce di quanto appena descritto, possiamo comprendere come la morfologia del territorio sia stata d’ostacolo agli esploratori che nei secoli passati intendevano navigare il fiume alla ricerca della sua sorgente. Le spedizioni potevano infatti procedere solo con l’ausilio di piccole imbarcazioni e battendo passo dopo passo i territori più interni.
A rendere ancora più complicata l’esplorazione era l’assenza, in tempi antichi, di tecnologie e conoscenze moderne. Per molto tempo, infatti, è stato quasi impossibile mappare correttamente la regione per documentarne le caratteristiche e, all’interno delle foreste pluviali più fitte, poteva risultare estremamente difficoltoso anche solo ritrovare l’orientamento. A questo si aggiungevano le quasi nulle conoscenze geografiche e geologiche moderne, che avrebbero facilitato la comprensione dei complessi fattori che influenzano l’idrografia del bacino del Nilo.
Infine, a rendere il tutto ancora più difficile vi era la mancanza di equipaggiamento e strumentazioni adeguate per affrontare le difficili condizioni climatiche e ambientali, come l’estrema piovosità e l’elevata umidità delle regioni equatoriali, e la minaccia caratterizzata dalle malattie, dalle intossicazioni, dalle infezioni e dalla fauna endemica.
Per molti secoli, quindi, le informazioni che documentavano le caratteristiche del corso del fiume e del suo bacino restarono estremamente scarse, incomplete o addirittura contraddittorie.

Un ostacolo culturale
Un altro ostacolo nella ricerca della fonte del Nilo lo ritroviamo nell’importanza che questo corso d’acqua ha rappresentato (e rappresenta tutt’ora) per le popolazioni locali.
Fin dal tempo degli antichi Egizi, infatti, il Nilo ebbe un ruolo centrale nello sviluppo economico di molte società umane e, di conseguenza, le sue acque così come le informazioni che le riguardavano venivano gelosamente custodite e protette.
Inoltre, la centralità che il corso d’acque ebbe nella cultura di molte popolazioni dell'Africa centro-orientale fu trasmessa anche alla dimensione spirituale, con la conseguente nascita di numerose leggende in merito all'origine di una risorsa così vitale. Queste resero ancora più difficile il recupero di informazioni attendibili sul corso del Nilo, che per molto tempo restarono indistinte dal mito.
Le scoperte moderne
Per i primi veri risultati nell’identificazione delle sorgenti del Nilo dovremo aspettare le esplorazioni europee del XIX secolo. Lo sviluppo di nuove discipline scientifiche e il progresso tecnologico permisero infatti di compiere significativi progressi nella mappatura del corso del fiume.
Un importante contributo fu dato dall’esploratore britannico John Hanning Speke, poco oltre la metà dell’Ottocento, il quale effetuò importanti scoperte sullo sviluppo del Nilo Bianco e sulla sua origine nel Lago Vittoria.
Agli inizi degli anni 2000, ulteriori ricerche, svolte con l’uso delle tecnologie digitali e satellitari hanno permesso di affinare la ricerca, fino a identificare il punto più lontano dalla foce all’interno di un’area paludosa nella fittissima foresta di Nyungwe, in Ruanda.