23 Ottobre 2023
10:38

La vera storia di “Killers of the Flower Moon”: il regno del terrore degli indiani Osage negli anni ’20

Il film di Martin Scorsese “Killers of the Flower Moon”, appena uscito nelle sale italiane, ha fatto conoscere al pubblico la storia degli omicidi commessi ai danni degli indiani Osage negli anni ‘20. Ricostruiamo la vera storia di questi omicidi.

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A cura di Erminio Fonzo
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La vera storia di “Killers of the Flower Moon”: il regno del terrore degli indiani Osage negli anni ’20
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Si dice che il denaro fa tornare la vista ai ciechi: quando c’è la possibilità di accaparrare ricchezze, si può arrivare persino a commettere crimini atroci. È la morale dell'ultimo lavoro di Martin Scorsese, Killers of the Flower Moon, che narra le drammatiche vicende subite negli anni '20 dagli Osage, una popolazione indiana stanziata nell’Oklahoma. Gli Osage vivevano in una riserva, che avevano regolarmente acquistato nel 1870. Pochi anni dopo l’acquisto si scoprì che il territorio possedeva considerevoli riserve di petrolio e gli Osage divennero ricchi, perché le compagnie petrolifere pagavano loro royalties molto ingenti per sfruttare i giacimenti. Il flusso di denaro, però, faceva gola agli affaristi della zona e la popolazione fu vittima di una lunga serie di delitti.

Gli indiani d’America all’inizio del Novecento

Nei primi decenni del ventesimo secolo le condizioni degli indiani d’America stavano lentamente migliorando. Per secoli la popolazione bianca degli Stati Uniti li aveva combattuti e nell'Ottocento li aveva collocati in apposite riserve.

Fossa comune di Indiani nel 1890
Fossa comune di indiani nel 1890.

Nel Novecento, però, gli indiani erano ormai stati sconfitti e non rappresentavano più un pericolo. Gli Stati Uniti erano ormai estesi dall’Atlantico al Pacifico e il governo poteva permettersi di riconoscere alcuni diritti agli ex nemici tra cui, a partire dal 1924, la cittadinanza statunitense.

Gli Osage e il petrolio

Una della “nazioni indiane” era quella degli Osage, che in origine erano stanziati in porzioni degli attuali Stati del Missouri, Arkansas, Kansas e Oklahoma. Negli anni ‘70 dell’Ottocento gli Osage furono collocati in una riserva nel Territorio dell’Oklahoma, che, a differenza delle altre nazioni indiane, acquistarono legalmente da un’altra popolazione, gli Cheerokee.

In quel momento nessuno sapeva che il territorio nascondeva ingenti riserve di petrolio, che furono individuate nel 1897. Al momento della scoperta, la riserva era una proprietà collettiva dagli Osage, ma nel 1906 il governo di Washington decise di introdurre la proprietà privata e divise il territorio in 2229 porzioni, una per ciascun Osage. Tuttavia i beni minerari, inclusi gli idrocarburi, restarono una proprietà collettiva della comunità.

Le riserve indiane dell'Oklahoma
Le riserve indiane dell’Oklahoma. In alto quella degli Osage.

Il petrolio dell’Oklahoma era estratto da compagnie private, che pagavano alla cominutà apposite royalties, poi distribuite tra i 2229 componenti della nazione Osage che avevano ottenuto la concessione della terra. Il diritto a ricevere le royalties era ereditario e poteva essere ereditato anche da persone non appartenenti agli Osage. È proprio questo il presupposto alla base delle vicende raccontate da Killers of the Flower Moon.

La ricchezza degli Osage

Dopo la Prima guerra mondiale, il prezzo del petrolio aumentò in misura considerevole, grazie alla diffusione di mezzi a motore e alla crescita dell’industrializzazione. Di conseguenza, le royalties raggiunsero cifre moto elevate, rendendo ricchi gli appartenenti al popolo Osage. Potevano mandare i loro figli a studiare nelle scuole private, comprare automobili di lusso, vestire elegantemente, proprio come la popolazione benestante bianca.

Il governo statunitense, però, riteneva che gli Osage non fossero capaci di amministrare beni tanto ingenti e nel 1921 stabilì che a molti di loro fosse assegnato un tutore, scelto tra gli avvocati e gli uomini d’affari della zona, per amministrare i beni. Il provvedimento era chiaramente razzista e fu una delle cause della lunga serie di omicidi che insanguinò la riserva negli anni '20.

Il Regno del terrore

Tra il 1918 e il 1931 almeno 60 Osage furono uccisi per appropriarsi dei loro diritti minerari. In molti casi, i diritti furono ereditati dai tutori, che presumibilmente erano i mandanti degli omicidi.

I delitti furono particolarmente numerosi nella prima metà dagli anni ’20, a causa delle attività di William Hale, un losco personaggio nativo del Texas, che si era trasferito in Oklahoma all’inizio del Novecento e aveva fatto fortuna come allevatore di bestiame e uomo di affari.

William Hale
William Hale.

Quando il prezzo del petrolio iniziò ad aumentare, Hale cercò di approfittare della ricchezza degli Osage, agendo in combutta con altri personaggi, tra i quali il nipote Ernest Burkhart. Vediamo le principali vicende nelle quali fu implicato.

La famiglia di Mollie Brown

Degli omicidi si iniziò a parlare nel 1921, quando un gruppo di cacciatori trovò in un bosco il cadavere di una donna, Anna Brown. La sua eredità, compresa la quota delle royalties, spettò a sua madre, che morì due mesi dopo, quasi certamente per avvelenamento. I diritti passarono perciò a una sorella di Anna, Mollie, ex moglie di Ernest Burkhart. Altri membri della famiglia furono assassinati nei mesi seguenti: in febbraio fu trovato il cadavere di Henry Roan, cugino di Mollie, e il 9 marzo 1923 una bomba, collocata nella casa dove viveva una parte della famiglia, uccise altre due persone. Mollie si salvò, perché non era in casa, e nei mesi seguenti riuscì a scampare anche ai tentativi di avvelenamento.

Alcuni anni dopo si scoprì che cli omicidi erano stati commissionati da Hale, che aveva convinto Ernest a sposare Mollie e intendeva sterminare la famiglia allo scopo di incassare le assicurazioni sulla vita e fare ereditare al nipote i diritti sul petrolio. Il piano, però, non riuscì e i diritti furono ereditati da Mollie.

Illustrazione sul caso di Mollie Brown
Illustrazione sul caso di Mollie Brown.

George Bigheart

Un altro omicidio famoso fu quello di George Bighearth, figlio di James Bighearth, che alla fine dell’Ottocento aveva negoziato gli accordi tra la nazione Osage e il governo degli Stati Uniti. George, che nutriva sospetti sui mandanti degli omicidi, il 28 giugno 1923 incontrò Hale e il nipote Ernest, che gli offrirono del whisky avvelenato. Quando iniziò a sentirsi male, i due uomini lo portarono in ospedale a Oklahoma City, dove George chiese di vedere il suo avvocato, William W. Vaughan. L’avvocato lo raggiunse immediatamente e ricevette da lui informazioni scottanti, ma non poté mai rivelarle: mentre tornava dall’ospedale fu assassinato. George morì la mattina seguente.

L’intervento del governo e i processi

Le morti sospette erano troppo numerose e, come abbiamo detto, Washington stava cambiando il suo atteggiamento nei confronti della popolazione nativa, non perseguendo più una politica di pura appropriazione dei loro territori e delle loro ricchezze. Perciò nel 1924 il governo, resosi conto che gli omicidi erano legati alle royalties sul petrolio, cambiò la normativa e stabilì che i diritti potevano essere ereditati solo da cittadini di etnia Osage, rendendo più difficile ai bianchi appropriarsene.

Incontro di Osage con il presidente Coolidge nel 1924
Incontro di rappresentanti degli Osage con il presidente Coolidge nel 1924.

Insieme alla politica, si attivarono anche gli investigatori. Alcuni delitti erano stati compiuti sul territorio della riserva ed erano perciò considerati crimini federali, la competenza sui quali non spettava alla polizia dei singoli Stati, ma a Washington. Della questione si interessò perciò il Bureau of Investigation (nome che aveva all’epoca l’FBI).

Le indagini non riuscirono a risolvere tutti i casi e la maggior parte dei delitti restò senza colpevoli. Tuttavia, nel 1926 gli investigatori mandarono a processo Hale e il nipote Ernest. Quest’ultimo, messo di fronte all’evidenza, confessò gli omicidi e nel 1929 i due imputati furono condannati al carcere a vita (sarebbero stati messi in libertà condizionata anni dopo).

Le morti sospette, però, non cessarono immediatamente e altri casi si verificarono fino al 1931.

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