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9 Aprile 2026
10:24

Perché negli USA si sta parlando del 25° emendamento contro Trump: cos’è e cosa c’entra con l’impeachment

Dopo che Trump ha minacciato la distruzione della civiltà iraniana in un post pubblicato su Truth, negli USA si sta discutendo di rimuovere il Presidente dal suo incarico tramite il 25° emendamento o la procedura di impeachment. Entrambi gli strumenti, però, sembrano politicamente impraticabili: vediamo perché.

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Perché negli USA si sta parlando del 25° emendamento contro Trump: cos’è e cosa c’entra con l’impeachment
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Impeachement.

In queste ore negli Stati Uniti si sta discutendo della possibilità di invocare il 25° emendamento per rimuovere Donald Trump dal suo incarico di Presidente o di avviare una procedura di impeachment nei suoi confronti. A riaccendere la discussione è stato il post di Donald Trump, pubblicato sul suo social Truth, nel quale il Presidente ha minacciato «la morte dell'intera civiltà iraniana» allo scadere dell'ultimatum posto a Teheran, con il quale ora è in vigore un cessate il fuoco di 14 giorni che, comunque, non ha ancora portato alla riapertura dello Stretto di Hormuz.

A fronte di queste pesanti dichiarazioni – e minacce di attacchi che, se effettivamente realizzati, sarebbero da considerarsi crimini di guerra secondo il diritto internazionale – oltre 85 parlamentari democratici e persino alcune figure vicine al mondo conservatore (tra cui l'ex deputata Marjorie Taylor Greene, per anni alleata di Trump) hanno proposto la rimozione del Presidente USA attraverso il 25° emendamento o tramite l'istituto dell'impeachment.

Al momento, comunque, gran parte degli esperti ritiene improbabile che Trump possa essere destituito tramite impeachment – per il quale l'attuale Presidente USA è già stato assolto due volte nel corso del suo primo mandato, rispettivamente nel 2019 e nel 2021. Allo stesso modo, anche l'applicazione della Sezione 4 del 25° emendamento sembrerebbe politicamente impraticabile, poiché richiederebbe l’approvazione, tra gli altri, anche del Vicepresidente J.D. Vance.

Le cose però potrebbero cambiare nel corso dei prossimi mesi: a novembre, infatti, negli USA si terranno le elezioni di Mid Term (elezioni di metà mandato), durante le quali i cittadini statunitensi voteranno per rieleggere tutti i 435 membri della Camera dei Rappresentanti e 33 membri del Senato (1/3 del totale). A quel punto, l'attuale maggioranza repubblicana nel Congresso potrebbe venire meno, con una maggiore possibilità di riunire i voti necessari per rimuovere Donald Trump come 47° Presidente degli Stati Uniti.

Che cos'è il 25° emendamento USA e cosa dice

Il 25° emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti disciplina i casi di successione presidenziale e di incapacità del presidente di esercitare le proprie funzioni: è stato introdotto in seguito all'assassinio di John F. Kennedy nel 1963, con l'obiettivo di colmare un vuoto normativo che fino a quel momento aveva reso ambigua la procedura di trasferimento dei poteri.

L'emendamento si compone di quattro sezioni: quella che si ipotizza di invocare contro Donald Trump è la sezione 4, che è anche la più complessa e delicata dell'emendamento. Non a caso, questa sezione non è mai stata invocata nella storia degli Stati Uniti e la Corte Suprema non ne ha mai fornito un'interpretazione definitiva di cosa si intenda per «incapacità presidenziale».

Nello specifico, la sezione prevede che, qualora il vicepresidente e una maggioranza dei membri del Gabinetto (o di un altro organo designato dal Congresso) ritengano che il presidente sia «incapace di esercitare i poteri e i doveri della sua carica», allora possano farlo sapere al Congresso con una dichiarazione scritta.

A quel punto, il vicepresidente assume immediatamente le funzioni di Presidente ad interim. Il Presidente in carica, però, può rispondere con una propria dichiarazione in cui nega l'incapacità: a quel punto il Congresso ha 48 ore per riunirsi e 21 giorni per decidere. Nel caso in cui non venisse raggiunto un accordo, servirebbero i due terzi dei voti sia alla Camera sia al Senato per destituire il Capo dello Stato.

Cosa significa impeachment e quanti voti servono per destituire un Presidente USA

L'impeachment è invece lo strumento previsto dall'Articolo II della Costituzione statunitense, che autorizza il Congresso a rimuovere dall'incarico il presidente (e altri funzionari federali) per «tradimento, corruzione o altri gravi crimini e reati». A differenza del 25° emendamento, che riguarda l'incapacità di esercitare le funzioni, l'impeachment è pensato per sanzionare comportamenti illeciti o abusi di potere da parte del Presidente, e rappresenta uno dei principali meccanismi di controllo del Congresso sull'esecutivo.

La procedura si articola in due fasi ben distinte. La prima si svolge alla Camera dei Rappresentanti, che per formalizzare l'accusa contro il presidente deve approvare una risoluzione ad hoc con maggioranza semplice (50%+1).

A quel punto, la procedura passa al Senato, che svolge le funzioni di vero e proprio tribunale analizzando i risultati delle indagini svolte dalla Commissione giustizia della Camera. Per destituire effettivamente un Presidente serve però una maggioranza di 2/3 del Senato, ovvero 67 senatori su 100: una soglia estremamente alta, che nella storia degli Stati Uniti non è mai stata raggiunta per nessun Presidente in carica.

L'approvazione di un eventuale impeachment contro Trump diventa ancora più difficile se si guarda all'attuale divisione del Senato, che conta 53 membri del Partito Repubblicano (ovvero la maggioranza), 45 membri del Partito Democratico e 2 membri di partiti indipendenti. In altre parole, è quasi impossibile che ben 22 senatori repubblicani, il partito a cui appartiene il Presidente, votino a favore della sua destituzione.

Perché adesso è improbabile: Trump è già stato assolto due volte

Secondo la maggior parte degli esperti, al momento sia il 25° emendamento che l'impeachment sono politicamente impraticabili: entrambi gli strumenti, infatti, richiedono una forte coesione tra i membri del Congresso, che oggi gode di una maggioranza repubblicana in entrambe le Camere. Tra l'altro, l'attivazione della Sezione 4 del 25° emendamento richiederebbe il consenso del vicepresidente JD Vance e della maggioranza del Gabinetto, entrambi forti alleati di Trump.

Sul fronte dell'impeachment, invece, senza il controllo di nessuna delle due Camere, i democratici non dispongono matematicamente dei numeri necessari né per avviare né per portare a termine una procedura del genere.

C'è poi un precedente molto significativo che rende questa eventualità ancora più remota. Durante il suo primo mandato alla Casa Bianca, Donald Trump è stato messo sotto impeachment due volte dalla Camera dei Rappresentanti e assolto in entrambi i casi dal Senato. La prima messa in stato d'accusa risale al 2019 e riguardava le sue azioni nei confronti dell'Ucraina, mentre la seconda è del 2021 ed era collegata all'istigazione all'assalto al Campidoglio del 6 gennaio di quell'anno. In entrambe le occasioni, il Senato – che aveva una composizione diversa da quella attuale – non ha raggiunto i due terzi necessari per la condanna, confermando quanto la soglia richiesta dalla Costituzione sia politicamente difficile da superare quando il presidente gode del sostegno compatto del proprio partito.

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Sara Brugnoni
Junior News Editor
Lavoro come giornalista per la sezione news di Geopop: mi occupo principalmente delle notizie di attualità e di tutto ciò che avviene sul Pianeta Terra, dalla geopolitica allo spazio, fino alla società nel suo complesso. Ho lavorato per un quotidiano economico e ho una laurea magistrale in Scienze Politiche, grazie alla quale ho capito quanto gli eventi del mondo siano profondamente connessi tra di loro.
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