
Sarà capitato a tutti almeno una volta di toccare l'oggetto di metallo più vicino o di sentirsi dire “tocca ferro!” per scaramanzia, dopo aver fatto qualcosa che potrebbe portare sfortuna. Ma da dove proviene questa usanza così radicata nella nostra cultura e perché esiste una tale espressione nel nostro linguaggio?
Per capirlo bisogna viaggiare indietro fino al Medioevo, quando si credeva che il ferro, specialmente quello di cavallo appeso sopra alle porte, allontanasse streghe e fattucchiere. La tradizione si collega alla leggenda di San Dunstano, del quale si dice che intrappolò il diavolo con un ferro.
Oltre al ferro, sono tanti i modi tradizionali per attrarre fortuna, legati spesso all'immaginario pagano di divinità naturali. Infine, anche al giorno d'oggi abbiamo numerosi "riti" che attirano la buona sorte, tipici del modo odierno di vivere le festività.
Origini e significati: la leggenda di San Dunstano
La leggenda di San Dunstano di Canterbury (in inglese Saint Dunstan), venerato sia dalla Chiesa Cattolica che da quella Anglicana, vuole che il Santo – prima della beatificazione – fosse un fabbro e un abile maniscalco. Secondo la tradizione, Dunstano sistemò un ferro di cavallo da lui stesso forgiato nello zoccolo del diavolo mentre questi stava leggendo un libro. Il diavolo, così intrappolato, fu costretto a pregare di essere liberato e a concedere qualcosa al Santo.
In cambio della libertà, Dunstano fece promettere al diavolo di non intrufolarsi nelle case dove fosse stato appeso un ferro (non solo di cavallo) sopra le porte. Così facendo, il ferro divenne simbolo di protezione contro il male e le influenze nefaste, in grado di tenere lontano il malocchio e le sventure. Quindi è molto probabile che da qui nacque l’abitudine di “toccare ferro” per allontanare la sfortuna.
Come molte altre storie popolari, questa vicenda è tramandata nel folklore europeo, diventando memoria collettiva e fondendosi con altri antichi riti che già attribuivano a questo metallo proprietà apotropaiche, ovvero capaci di scacciare il male.
La tradizione del ferro di cavallo
Al di là delle allegorie e dei valori religiosi di questa storia, la leggenda di San Dunstano testimonia la tradizione delle popolazioni medievali di appendere un ferro di cavallo alla porta di casa come amuleto di buon auspicio. Il ferro di cavallo, infatti, oltre che simbolo legato a tale leggenda, veniva fin dall’antichità apprezzato perché rappresentava forza, resistenza e protezione.
Le ferrature dei cavalli erano costose e preziose, non erano facilmente commissionabili e richiedevano non pochi investimenti economici, e proprio per questo si credeva che contenessero una sorta di “energia utile” contro le influenze negative. In molte culture rurali si usava appendere il ferro di cavallo con le punte rivolte verso l’alto, in modo da “racchiudere” la fortuna e tenerla all’interno della casa, richiamando anche la forma dell’organo genitale femminile, simbolo di buon auspicio. Secondo alcuni racconti popolari, se il ferro cadeva o veniva trovato girato era un segno doppiamente fortunato.
Inoltre, si era soliti appendere il ferro con un numero di chiodi dispari, molto meglio se sette, un numero da sempre considerato potente, collegato alla (s)fortuna, alla magia, al potere mistico della natura nelle tradizioni pagane. Il fascino del numero sette è visibile anche nelle classificazioni arbitrarie dell'uomo, si pensi alle Sette meraviglie del mondo antico.
Il gesto di “toccare ferro” come forma di scaramanzia
Tutti questi significati attribuiti al ferro di cavallo sono quindi associati alla scaramanzia, un insieme di pratiche e gesti che gli esseri umani hanno da sempre sviluppato per tentare di influenzare il caso, allontanare la sfortuna o ingraziarsi la buona sorte. In Italia, così come in molti altri paesi europei, il gesto di toccare ferro si inserisce in questa categoria insieme ad altri comportamenti come incrociare le dita, fare le corna o bussare sul legno.
Tuttavia, non in tutte le culture il materiale fortunato è il ferro: nei paesi anglosassoni questo ruolo viene assegnato al legno. L'epressione corrispondente al "toccare ferro" è infatti “knock on wood” (cioè “bussare sul legno”). Il riferimento è ad un'usanza pagana molto antica: si credeva che gli spiriti protettivi si nascondessero nei tronchi degli alberi. Questo si rifletteva nei giochi dei bambini, che tradizionalmente – nei giochi equivalenti al nostro “ce l’hai” – quando toccavano gli alberi si dichiarano “salvi” e non potevano essere catturati.
È quindi diventato molto comune in diverse culture il semplice gesto di toccare un qualsiasi oggetto di ferro (una ringhiera, un manico, un chiodo) o di legno (un tavolo, una porta, una sedia) per richiamare l’energia protettiva del materiale e scacciare il presagio negativo. Non si tratta di magia o superstizione fine a se stessa, quanto piuttosto di un comportamento simbolico che si è stratificato nella cultura popolare nel corso dei secoli.
Altri modi per assicurarsi la fortuna
Come accennato brevemente, la tradizione di affidarsi a segni e simboli per assicurarsi fortuna o evitare la sventura è diffusa in molte culture, con varianti e gesti diversi a seconda dei contesti.
Rimanendo in ambito anglosassone, esiste la tradizione dell'osso della fortuna (in inglese wishbone) secondo la quale due commensali afferrano le due estremità opposte di un osso del tacchino appena consumato e lo tirano, spezzandolo. Chi ottiene la metà più lunga sarà il più fortunato.
Altri esempi di tradizioni portafortuna sono legati ai numerosi simboli del Natale e del Capodanno: chi a Natale non ha mai baciato la persona amata sotto il vischio? Chi l'ultimo dell'anno non ha mai mangiato lenticchie per attirare ricchezza e indossato biancheria rossa per attirare fortuna? In Spagna e nei paesi dell’America Latina si è soliti ingoiare 12 chicchi d’uva della fortuna (las doce uvas de la suerte) entro un minuto dalla mezzanotte del nuovo anno.
Tutte queste usanze mostrano come l’umanità abbia sempre cercato di creare connessioni simboliche tra oggetti materiali e significati astratti come fortuna, salute e benevolenza. Nascosto dietro al detto “toccare ferro” si cela un gesto che porta con sé secoli di tradizione, leggende e significati non sempre immediati.
Dal mito di San Dunstano alla protezione del ferro di cavallo appeso alla porta fino alle pratiche scaramantiche moderne, il gesto esprime il desiderio universale di esorcizzare la sfortuna e invocare un barlume di controllo su un mondo incerto. Anche se oggi lo facciamo spesso senza pensarci troppo, dietro c’è un filo che collega linguaggio, superstizione, cultura e simboli antichi.