
Se in casa avete un farmaco scaduto non assumetelo. Dopo la data di scadenza, definita dalle aziende produttrici secondo stringenti linee guida internazionali (ICH), si possono verificare processi di degradazione del principio attivo o degli eccipienti che possono risultare in una minore efficacia del principio attivo, nella formazione di composti tossici pericolosi per la vostra salute o in una contaminazione batterica. Inoltre, se non conservati in maniera idonea, come indicato sulla confezione (per esempio: conservare in frigo) possono degradarsi già prima della data di scadenza. Non vanno dispersi nell’ambiente, ma smaltiti correttamente, gettandoli negli appositi cassonetti presenti all’esterno delle farmacie. Sarà poi compito del farmacista smaltirli a sua volta affidandosi a ditte specializzate che invieranno il farmaco ad appositi impianti di termovalorizzazione.
Cosa succede se assumi un farmaco dopo la data di scadenza
Oltre la data di scadenza, il principio attivo, che sia un antibiotico, un anticoncezionale o un “semplice” antiacido, può degradarsi e, nella migliore delle ipotesi, perdere efficacia. In pratica, avete meno principio attivo nella compressa e quando lo prendete non vi fa effetto. Capite bene che se un antiacido non vi fa effetto dopo il cenone di Natale, potreste passare una brutta nottata.
Ma questo è solo il caso più lieve. Nei farmaci oltre ai principi attivi sono presenti anche altri ingredienti inerti, gli eccipienti (dal latino excipiens-entis, cioè accolto) che hanno il compito di facilitare il viaggio del principio attivo nel nostro corpo: per esempio favoriscono la dissoluzione delle compresse, o proteggono il farmaco dall’attacco dell’acido presente nel nostro stomaco. La degradazione del principio attivo o degli eccipienti può portare alla formazione di sostanze di degradazione tossiche (chiamate appunto impurezze di degradazione) e quindi pericolose per il nostro organismo, al punto da poter causare una reazione allergica fatale!
Infine, soprattutto per prodotti in formulazione liquida, come sciroppi, colliri o iniettabili, si corre il rischio di contaminazione batterica! In pratica, non fidatevi dei vostri occhi e del vostro naso: anche se non ha cambiato colore od odore, un farmaco scaduto può essere già pericoloso per la vostra salute.
Perché i farmaci hanno una scadenza?
La data di scadenza dei farmaci, come tutte le date di scadenza, serve a garantirci che ciò che stiamo consumando o assumendo non rappresenti un pericolo per la nostra salute. Indica infatti il termine ultimo entro il quale il produttore ne garantisce la piena stabilità, sicurezza ed efficacia.
Quella dei farmaci è indicata dalla dicitura “data di scadenza”, “scade il”, “scadenza” o semplicemente con il simbolo di una clessidra seguiti da giorno/mese/anno o solo da mese e anno: in questo caso, si considera la fine del mese. Ovviamente non dovete immaginare un piccolo timer all'interno dei farmaci che allo scoccare della mezzanotte della data di scadenza fa partire l'Armageddon all'interno delle vostre compresse, ma oltre quella data non avete più la garanzia di assumere un prodotto sicuro! Infatti, a differenza del Termine Minimo di Conservazione (“da consumare preferibilmente entro”), oltre la data indicata sulla confezione, i farmaci non si possono più assumere.
Attenzione anche prima della data di scadenza
Conservare i farmaci in posti non adatti (per esempio vicino a fonti di calore, in zone umide, esposti alla luce o a temperature elevate) può comprometterne anzitempo la stabilità e sicurezza. Insomma, non mettete i colliri in cucina vicino al forno! E in realtà, neanche il bagno è un posto tanto sicuro, perché spesso è la stanza più umida della casa. La data di scadenza si riferisce infatti al prodotto in confezionamento integro e correttamente conservato!
Per le formulazioni liquide, per esempio proprio i colliri, bisogna prestare attenzione anche alla cosiddetta scadenza secondaria, il famoso “dopo l’apertura, consumare entro”. Molti colliri multidose (cioè in un unico flaconcino) dopo l’apertura possono essere utilizzati per un massimo di 28 giorni dall'apertura (come indicato dall'Agenzia Europea dei Medicinali), nonostante la data scadenza indicata sulla confezione sia tra due anni.

È quindi fondamentale seguire sempre le indicazioni di conservazione indicate sul foglietto illustrativo (per esempio, “conservare a temperature tra 2 °C e 15 °C" o semplicemente "conservare in frigorifero"). Se non ci sono indicazioni particolari, secondo quanto riportato dall’Istituto Superiore di Sanità: conservate il farmaco a temperatura ambiente, lontano da fonti di calore, lontano da luce diretta e da umidità eccessiva.
Dove buttare i medicinali scaduti: smaltimento corretto
Per noi consumatori è facile: non vanno assolutamente dispersi nell'ambiente, ma li dobbiamo portare negli appositi raccoglitori presenti nelle farmacie con tutta la loro confezione. Sono da escludere solo la scatola esterna e i foglietti illustrativi che devono essere smaltiti nella carta. Quindi se avete usato solo tre compresse e nel blister ve ne rimangono quattro, nel raccoglitore dei farmaci va il blister intero, non dovete togliere le compresse.
Anche se a scadere sono sciroppi e formulazioni liquide, come i colliri o le fiale per iniezioni, va buttato l’intero contenitore (il flacone di vetro o la fialetta, per esempio) all’interno del raccoglitore della farmacia. I liquidi non devono assolutamente essere gettati nel lavandino o nel water, perché i farmaci al loro interno possono arrivare al mare e ai fiumi. Il problema in questo caso non solo è che li inquiniamo, ma che possiamo selezionare batteri resistenti agli antibiotici (se per esempio si dovesse svuotare un antibiotico liquido negli scarichi di casa).

Parliamo ovviamente di farmaci scaduti che vi sono rimasti inutilizzati, il discorso è diverso per i contenitori vuoti che vanno invece smaltiti nella raccolta differenziata. Quindi, se avete usato tutte le compresse, preso tutto lo sciroppo, e il blister o il flacone sono vuoti, li potete smaltire normalmente (solitamente nella plastica o nel vetro a seconda dei casi). Se ci sono ancora compresse o sciroppo, vanno nel raccoglitore della farmacia!
Come li smaltiscono le farmacie?
Secondo il DPR n.254 del 15 luglio 2003, i farmaci scaduti sono classificati come “rifiuti sanitari che richiedono particolari sistemi di gestione”. Le farmacie compilano un apposito modulo, chiamato Formulario di Identificazione del Rifiuto (FIR) e affidano i farmaci scaduti, sia quelli presenti nell’apposito bidone, sia quelli eventualmente ritrovati tra gli scaffali (eh sì, anche i farmaci possono scadere anche in farmacia) a ditte specializzate e autorizzate dall’ASL.
I farmaci così raccolti vengono poi inviati ad appositi termovalorizzatori. La termovalorizzazione garantisce infatti la completa distruzione del principio attivo e l’omogenizzazione del processo di smaltimento. Non tentate però di prendere scorciatoie: non si possono bruciare in casa. I termovalorizzatori e gli inceneritori hanno impianti appositi per raccogliere ed eliminare anche i fumi nocivi che si sviluppano, cosa che noi in casa non abbiamo.
Come si stabilisce la data di scadenza di un farmaco
A deciderla è l’azienda produttrice, che prima di poter vendere un farmaco deve eseguire specifici test per valutarne stabilità, contenuti di impurezze e parametri fisici nel tempo. I protocolli da seguire per questi test sono descritti dalle linee guida internazionali ICH (The International Council for Harmonisation of Technical Requirements for Pharmaceuticals for Human Use) e i risultati vengono inseriti nel dossier che l’azienda consegna a EMA o AIFA per ottenere l’Autorizzazione all'Immissione in Commercio (AIC) del farmaco.
Per stabilire la data di scadenza, devono essere effettuati, sul prodotto confezionato e integro, test a lungo termine per almeno 12 mesi a intervalli regolari, alle condizioni ambientali del Paese in cui si vuole commercializzare il farmaco (ovviamente in Paesi diversi umidità e temperatura cambiano anche di molto). Se l’azienda vuole proporre una scadenza superiore ai 12 mesi, questi test devono essere fatti per tutto il periodo che si intende proporre. Per esempio: se propone una scadenza di 3 anni, i test devono essere fatti per tutti e tre gli anni.
Le ICH prevedono anche di poter fare dei test accelerati, in cui si sottopone il farmaco a condizioni ambientali estreme per un periodo di tempo più limitato (di solito 6 mesi), per poi estrapolare i dati per estendere la data di scadenza.
Infine, le preparazioni che richiedono diluizioni, ricostituzioni (come alcuni farmaci iniettabili che devono essere ricostituiti mescolando una polvere e un liquido) o che vengono aperti e rischiano di essere contaminati (come i colliri multidose) devono essere sottoposti a specifici test di stabilità in-use, che mimano le condizioni di utilizzo.

L’esperimento USA per prolungare l’utilizzo
Gli USA si sono chiesti se non si potesse estendere la data di scadenza di alcuni medicinali: per questo la Food and Drug Administration (FDA) ha iniziato il programma SLEP (Shelf-Life Extension Program). In base ad alcuni studi infatti, se conservati perfettamente, alcuni farmaci potrebbero essere utilizzati anche oltre la data di scadenza. Il programma serve in primis per evitare gli sprechi derivanti dall’acquisto di grosse scorte di farmaci, per esempio per le forze militari o nel caso di emergenze sanitarie, che sarebbe necessario sostituire ogni tot anni per le scadenze.
Si tratta però di un programma governativo pensato unicamente per prodotti le cui condizioni di conservazione sono sotto stretto controllo governativo e che non va assolutamente preso come esempio per la vita di tutti i giorni. Infatti, la stessa FDA sconsiglia ai cittadini di assumere farmaci scaduti! Noi dobbiamo quindi attenerci alla data di scadenza indicata sulla confezione dei farmaci, l’unica approvata dalle autorità sanitarie, e preoccuparci di conservarli correttamente una volta in casa.