
Trovi una coccinella sul davanzale e pensi subito "porta fortuna". Ma se quella coccinella è gialla e nera, o arancione con tantissimi puntini, probabilmente non stai guardando la classica Coccinella septempunctata (la coccinella comune con 7 punti), bensì un'altra specie. E in un caso su due si tratta della coccinella arlecchino asiatica (Harmonia axyridis): una specie invasiva – il cui colore varia tra giallo, arancione, nero – che in Europa sta minacciando le coccinelle autoctone, può rilasciare un liquido maleodorante e tossico nel processo chiamato sanguinamento riflesso (reflex bleeding). Le tre principali differenze tra coccinelle rosse e gialle riguardano l'aspetto, l'alimentazione e il ruolo ecologico.
Caratteristiche e differenze nell’aspetto
A occhio nudo, la differenza più immediata è la taglia. La coccinella rossa (Coccinella septempunctata) misura tra i 6 e i 7 millimetri, ha una forma a cupola molto bombata e un numero fisso di puntini neri: sette, da cui il nome scientifico (septempunctata = "a sette punti"). Contrariamente a quanto recita una diffusa credenza popolare, i puntini non indicano l'età della coccinella ma il numero di macchie è determinato geneticamente e rappresenta una caratteristica della specie.

Le coccinelle gialle, invece, sono un gruppo più variegato. La Psyllobora vigintiduopunctata è piccola (3-5 mm), giallo limone, con esattamente 22 puntini neri (viginti-duo = ventidue).
Quest'ultima non è da confondere con la coccinella arlecchino (Harmonia axyridis) che, invece, ha una colorazione estremamente variabile e può essere gialla, arancione, rossa o quasi nera, con un numero di punti che va da 0 a 19.

È più grande (5-8 mm) e ha una caratteristica "M" nera sul pronoto (la sezione dietro la testa), che è il segno distintivo più affidabile per riconoscerla.

Cosa mangiano: una è predatrice, una micofaga e l’altra onnivora
Nella dieta troviamo una differenza radicale che racconta due strategie evolutive opposte. La coccinella rossa è una predatrice carnivora. Fin dallo stadio di larva divora enormi quantità di afidi (piccoli insetti fitofagi noti come "pidocchi delle piante"), cocciniglie e acari.

La coccinella gialla a 22 punti (Psyllobora vigintiduopunctata), invece, non mangia insetti ma è micofaga, cioè si nutre di funghi. Nello specifico ripulisce le foglie dalle spore di mal bianco (oidio), una malattia fungina che attacca viti, rose e zucche.
La coccinella arlecchino, invece, è onnivora e opportunista. Mangia afidi come la cugina europea, ma in mancanza di prede attacca uova e larve di altre coccinelle, comprese quelle autoctone. È proprio questa caratteristica a renderla un problema serio per gli ecosistemi.
Da dove viene la coccinella "arlecchino" asiatica
Harmonia axyridis è originaria dell'Asia orientale (Cina, Giappone, Corea, Siberia). Sebbene i primissimi tentativi di introduzione in Occidente risalgano agli inizi del ‘900, è stata utilizzata in modo massiccio in Nord America e in Europa a partire dagli anni '80 e '90 come agente di lotta biologica contro gli afidi nelle serre.

Il problema? È scappata dal controllo. La sua voracità, la sua capacità riproduttiva e la sua resistenza l'hanno trasformata in una delle specie invasive più aggressive d'Europa. Secondo i dati pubblicati su Biological Invasions nel 2016, in alcune regioni del Belgio l'areale di distribuzione (la zona dove vivono, per intenderci) delle coccinelle autoctone si è ridotto fino all'57% dall'arrivo dell'arlecchino. Allo stesso modo, secondo uno studio pubblicato nel 2020 su Insects, in Svizzera si sono diffuse al punto da rappresentare fino all'80% delle specie di coccinelle raccolte in un determinato habitat, diventando velocemente la specie predominante.
C'è poi un fastidio molto concreto per chi vive in campagna. In autunno, le coccinelle arlecchino formano grandi aggregazioni alla ricerca di un rifugio caldo per l'inverno, e finiscono spesso dentro le case, infilandosi tra serramenti e crepe dei muri.

La coccinella gialla e nera è velenosa?
Velenosa per chi la mangia, sì. Pericolosa per l'uomo, no (o quasi). Le coccinelle dai colori vivaci sfruttano un meccanismo evolutivo chiamato aposematismo. Il colore acceso è un segnale di pericolo per i predatori. Se un uccello o una lucertola le attaccano, le coccinelle attivano una difesa chimica chiamata "reflex bleeding" (sanguinamento riflesso o auto-emorragia) e dalle articolazioni delle zampe rilasciano gocce di emolinfa (l'equivalente del sangue negli insetti) di colore giallo-arancio, dall'odore sgradevole e ricca di alcaloidi tossici. Nello specifico, come riportato dallo studio di Röhrich pubblicato su Biology Letters della Royal Society, nella coccinella arlecchino questa molecola difensiva si chiama armonina (harmonine), un alcaloide ad ampio spettro antimicrobico così potente da aver mostrato attività persino contro il batterio della tubercolosi e contro il Plasmodium falciparum, il parassita della malaria.
Questo comportamento contribuisce al successo invasivo della specie dato che i predatori imparano in fretta a evitarla.
Per l'essere umano l'emolinfa non è letale o pericolosa, ma può macchiare i tessuti in modo persistente e, in ambienti chiusi dove svernano grandi colonie di arlecchino, può scatenare rare reazioni allergiche respiratorie in soggetti predisposti. Come documenta una review pubblicata su Allergy and Asthma Proceedings, l'allergia alla coccinella arlecchino è stata segnalata per la prima volta nel 1998 e può manifestarsi con rinocongiuntivite, asma, orticaria e angioedema, con gli allergeni specifici identificati nell'emolinfa dell'insetto. Inoltre, a differenza delle pacifiche specie nostrane, la coccinella asiatica può occasionalmente mordere se disturbata, un morso lieve e innocuo, ma fastidioso.