0 risultati
video suggerito
video suggerito
20 Luglio 2026
6:00

Perché il giorno di stop al Tour de France non è riposo ma recupero attivo: gli studi sulle gambe pesanti

Nel giorno di riposo del Tour de France i corridori continuano a pedalare: fermarsi un giorno non fa perdere la forma, eppure molti hanno le "gambe pesanti" il giorno dopo. Ecco perché, tra recupero attivo, trasferimenti e fatica accumulata.

Ti piace questo contenuto?
Perché il giorno di stop al Tour de France non è riposo ma recupero attivo: gli studi sulle gambe pesanti
Immagine
Generata con AI.

In ogni grande corsa a tappe del ciclismo, come il Tour de France, esistono giornate di riposo (in genere un paio nell’arco delle tre settimane di gara) che però di "riposo" hanno ben poco, perché quasi nessun corridore riposa sul serio. Quasi tutti escono comunque a pedalare per qualche ora a ritmo blando per un’uscita cosiddetta di scarico. A questo si aggiungono spesso lunghi trasferimenti per raggiungere la partenza della tappa successiva, controlli medici, massaggi, impegni con la stampa e riunioni di team per fare il punto sull’andamento della corsa e decidere le strategie per le tappe successive. L'obiettivo della giornata è il cosiddetto recupero attivo: non stare fermi, ma recuperare in modo controllato. Una pedalata leggera aiuta a smaltire le scorie dell'affaticamento e a "tenere sveglie" le gambe, molto più di un riposo completo.

Un esempio perfetto di questa complessa routine lo vediamo proprio oggi, lunedì 20 luglio, in occasione del 2º giorno di riposo di questa edizione, che vede la carovana fare sosta nella suggestiva cornice dell'Haute-Savoie. Si tratta di una pausa quanto mai strategica per gli atleti, utile a ricaricare i muscoli e la mente: lasciata alle spalle la selettiva 15ª tappa (Champagnole → Plateau de Solaison, 183,9 km), questo stop diventa fondamentale per rifiatare prima di affrontare la 16ª tappa (Évian-les-Bains → Thonon-les-Bains), una decisiva cronometro individuale di 26,1 km.

Fermarsi un giorno non fa perdere la forma: la review di Sports Medicine

Il primo equivoco da sfatare è che una pausa faccia perdere la condizione. La perdita degli adattamenti costruiti con l'allenamento in realtà richiede tempi di stop molto lunghi: secondo le revisioni (Sports Medicine) classiche sull'argomento, cali misurabili di parametri come il massimo consumo di ossigeno (VO2max, l’indicatore chiave della resistenza) compaiono dopo settimane di inattività totale, non dopo uno o due giorni.

Inoltre, nelle prime fasi di uno stop il modesto calo che si osserva dipende soprattutto dalla riduzione del volume plasmatico, cioè della parte liquida del sangue, e non da un reale peggioramento di muscoli e cuore. È un aggiustamento che si inverte in pochi giorni non appena si torna a pedalare, per cui dopo un solo giorno di riposo un corridore del Tour non ha perso nulla della sua forma: se le gambe sembrano pesanti, le causa sono da cercare altrove.

Perché il giorno dopo le gambe sembrano "pesanti"

La sensazione di gambe pesanti dopo il riposo è riferita da molti ciclisti professionisti, ma le cause non sono ancora del tutto chiare e possono essere molteplici. La prima è il brusco cambio di ritmo. Per giorni l'organismo si è abituato a uno sforzo intenso e quotidiano: togliere di colpo quello stimolo, e sostituirlo con ore da seduti tra massaggi e trasferimenti, lascia il corpo un po' "spiazzato" e le gambe rigide. Non a caso i lunghi spostamenti in pullman o in aereo, con le gambe ferme e piegate per ore, sono considerati di per sé affaticanti.

La seconda ha a che fare proprio con il recupero attivo. Rispetto al riposo passivo, una pedalata leggera favorisce la circolazione, aiuta a rimuovere i prodotti di scarto del metabolismo e mantiene una certa prontezza dei muscoli. Chi resta completamente fermo può ritrovarsi, il giorno dopo, con gambe più legnose: è uno dei motivi per cui i corridori non rinunciano mai all'uscita di scarico e, a volte, la chiudono con qualche breve accelerazione per "risvegliare" le gambe in vista della ripresa della gara il giorno successivo. A questo si somma il piccolo calo di volume plasmatico, che può contribuire a una minore brillantezza nei primissimi chilometri. È anche per questo che il giorno di riposo è tutt'altro che banale dal punto di vista fisiologico: alcuni gruppi di ricerca studiano i corridori proprio in quelle giornate, raccogliendo campioni di sangue prima, durante e dopo un Grande Giro per capire come l'organismo accumula e gestisce la fatica di tre settimane. Le squadre sanno bene che questa sensazione di gambe pesanti può incidere nel rientro in gara e studiano tattiche per attaccare gli avversari appena dopo la pausa, per cercare di mettere in difficoltà chi ha recuperato peggio.

Il caso Pogačar e il crollo sul Col de la Loze nel 2023

La parte finale di un Grande Giro, quella che si apre dopo l'ultimo giorno di riposo, è storicamente il momento in cui la corsa si decide e in cui la fatica di tre settimane presenta il conto. L'esempio più celebre degli ultimi anni è il crollo di Tadej Pogačar nel Tour de France 2023, quello poi vinto da Jonas Vingegaard. Nella 17ª tappa, i 166 km da Saint-Gervais Mont-Blanc a Courchevel si concludevano scavalcando il Col de la Loze, il punto più alto di quel Tour a 2.304 metri di quota. A circa 8 km dalla vetta Pogačar si staccò di colpo dal gruppo dei migliori e comunicò alla squadra via radio, con una frase diventata famosa, di essere ormai "finito": «I’m gone. I’m dead». Al traguardo cederà quasi 6 minuti a Vingegaard, che mise di fatto in cassaforte la vittoria finale.

Molti accusarono Pogačar di aver gestito male il giorno di riposo, anche per via di alcuni video circolati molto sui social in cui si vedeva il fenomeno sloveno divertirsi con i compagni di team in piscina, mentre Vingegaard con la sua squadra si dimostrava impegnato nel cosiddetto “recupero attivo”. Sarebbe però fuorviante archiviare un crollo del genere sotto la voce "gambe pesanti dopo il riposo”, perchè il giorno di riposo era due giorni prima e, nel mezzo, c'era stata una cronometro in cui Pogačar aveva già perso un minuto e 38 secondi da Vingegaard. La crisi di Courchevel non nacque dalla rigidità di un giorno di stop, ma dalla somma di più fattori: la fatica accumulata in una corsa combattutissima, il colpo (fisico e psicologico) della cronometro del giorno prima, la pressione incessante della Jumbo-Visma (la squadra di Vingegaard) durante la tappa e persino una preparazione ridotta, visto che Pogačar arrivava da una frattura al polso rimediata in primavera alla Liegi-Bastogne-Liegi. Il caso del Col de la Loze ci ricorda piuttosto che nell'ultima parte del Tour, quando la stanchezza accumulata e la tensione si sommano, che anche il più forte può arrivare al punto di rottura.

Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views