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27 Febbraio 2026
9:13

Quali animali vivono negli abissi e come sopravvivono al buio estremo

Negli abissi marini, come quelli dell'Antartide, vive una fauna straordinaria, caratterizzata dal fenomeno del gigantismo abissale e da un'altissima biodiversità, con oltre 700 nuove specie scoperte negli ultimi anni.

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Quali animali vivono negli abissi e come sopravvivono al buio estremo
melanoceto abissi geopop
Generata con AI.

Ragni marini, pesci lanterna, il calamaro vampiro e la medusa fantasma: sono solo alcune delle creature dai nomi fantasiosi che popolano gli abissi dei mari di tutto il mondo. Pur essendo note alla scienza, queste specie avvistate così di rado dall'uomo rappresentano solo un'infinitesima parte della biodiversità oceanica, considerando che oltre l'80% delle profondità marine è ancora del tutto inesplorato. Per sopravvivere in un habitat estremo, gelido e avvolto dall'oscurità totale, questi animali hanno sviluppato straordinari adattamenti evolutivi. Grazie a "trucchi" come la bioluminescenza, il gigantismo abissale e un metabolismo rallentato, assumono spesso sembianze bizzarre e inquietanti, tanto da sembrare i perfetti protagonisti di un film horror.

Ma di che profondità parliamo esattamente quando pronunciamo la parola "abissi"? Per orientarci, gli oceani sono divisi in diverse fasce man mano che si scende verso il fondale. Si inizia con la zona batipelagica (o "di mezzanotte"), che si estende dai 1.000 ai 4.000 metri. Più giù troviamo la zona abissale, che scende dai 4.000 ai 6.000 metri. Infine c'è la zona adale, o adopelagica: l'oscurità più estrema, che sprofonda dai 6.000 fino agli 11.000 metri, raggiungendo i fondali delle grandi fosse oceaniche come la Fossa delle Marianne. Scopriamo insieme gli incredibili animali che nuotano e si nutrono, indisturbati, in questo mondo alieno.

Ragni di mare, fino a 50 cm di grandezza

Dove la luce non penetra più e la temperatura scende sotto i 4 °C si sono evolute creature caratterizzate da una condizione chiamata gigantismo abissale, ovvero la tendenza a raggiungere dimensioni enormi se confrontati con i loro parenti di superficie. Si ipotizza che una mole maggiore in questi ambienti gelidi e ricchi di ossigeno offra vantaggi, come una minore dispersione del calore corporeo. Tuttavia, date le enormi difficoltà nello studiare gli animali a tali profondità, i veri motivi alla base di questo gigantismo restano ancora, in parte, un affascinante mistero scientifico.

Tra queste creature enormi troviamo per esempio ragni di mare, calamari colossali, meduse fantasma e isopodi giganti. I primi che possiamo incontrare nel nostro viaggio abissale sono i ragni di mare (appartenenti alla classe Pycnogonida), dei singolari artropodi marini che negli abissi polari possono raggiungere i 50 centimetri di grandezza. Non sono veri ragni (aracnidi) ma chelicerati marini che popolano tutti gli oceani a diverse profondità. Caratterizzati da zampe lunghissime che ospitano gli organi vitali e permettono persino di respirare, si nutrono succhiando i fluidi di anemoni e meduse tramite una proboscide simile a una cannuccia.

ragni di mare
Un ragno di mare.

Isopodi giganti, a una profondità di 2000 m

Fino a una profondità di circa 2.000 m si trovano gli isopodi giganti (Bathynomus giganteus), dei crostacei che raggiungono i 40/50 cm di lunghezza. Può sembrare poco ma se confrontato con i suoi parenti stretti i porcellini di terra (2,5 cm) le dimensioni sono notevoli. Hanno 14 zampe e un esoscheletro duro, vivono sul fondale marino comportandosi come un veri e propri spazzini nutrendosi principalmente delle carcasse di pesci e calamari che precipitano dalle acque superficiali.

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Bathynomus giganteus. Credit: Eric Polk, CC BY–SA 4.0, via Wikimedia Commons

Calamaro colossale, l'invertebrato più grande al mondo

Nella zona batipelagica vive anche il calamaro colossale (Mesonychoteuthis hamiltoni), l'invertebrato più grande al mondo (fino a 500 kg per 7 metri), dotato di tentacoli uncinati. È un predatore d'agguato che vive oltre i 1000 metri di profondità nell'Oceano Australe, dove caccia pesci e viene a sua volta predato dai capodogli.

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Cucciolo di calamaro colossale.

Medusa fantasma, fino a 10 metri di lunghezza

Infine, dai 200 fino ai 7.000 m "fluttua" in acqua la medusa fantasma (Stygiomedusa gigantea), una creatura abissale innocua e priva di tentacoli urticanti. Può raggiungere i 10 metri di lunghezza totale grazie a quattro lunghissime "braccia orali" con cui cattura il plancton, portandolo verso il suo grande ombrello a cupola di colore rosso cremisi.

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Medusa fantasma. Credit: Credit: 2021 MBARI

Pesci ghiaccio, dal sangue trasparente

Nelle profondità del mare, tuttavia, le dimensioni non sono tutto. Questo ambiente è popolato anche da altre specie marine uniche.

I pesci ghiaccio (famiglia Channichthyidae) sono gli unici vertebrati ad avere il sangue "bianco", essendo privi di globuli rossi ed emoglobina. Per sopravvivere nelle acque gelide dell'Antartide, assorbono l'abbondante ossigeno disciolto direttamente attraverso la loro pelle priva di squame. Per esempio, Chionobathyscus dewitti è lungo fino a 60 cm e vive tra i 500 e i 2.000 metri di profondità.

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Avanotto di pesce di ghiaccio. credit: utente:uwe kils, CC BY–SA 3.0 <http://creativecommons.org/licenses/by–sa/3.0/>, via Wikimedia Commons

Squali dormienti e metabolismo rallentato

Gli squali dormienti rappresentano una famiglia di squali capace di vivere a profondità importanti. Le specie più note e avvistate – come il Somniosus antarcticus, il Somniosus pacificus e lo squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus) – sono caratterizzate da dimensioni notevoli, un metabolismo estremamente lento e una longevità da record, potendo vivere dai 200 ai 500 anni.

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Squalo dormiente – Somniosus antarcticus – avvistato in Antartide.

Calamaro vampiro, un vero e proprio fossile vivente

Il calamaro vampiro (Vampyroteuthis infernalis) è un innocuo mollusco abissale di 30 centimetri, caratterizzato da grandi occhi e otto braccia unite da una membrana a forma di mantello. Nonostante il nome, non succhia sangue ma si nutre di detriti a 600-900 metri di profondità, rappresentando un vero e proprio "fossile vivente" evolutivamente a metà strada tra polpi e calamari.

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Il calamaro vampiro, Vampyroteuthis infernalis Credit: NOAA, Journey into Midnight: Light and Life Below the Twilight Zone

Diavolo nero, dall'appendice bioluminescente

Il diavolo nero (Melanocetus johnsonii), parente delle rane pescatrici, è un piccolo pesce abissale (le femmine raggiungono i 18 cm, i maschi solo 3 cm) che vive fino a circa 2.000 metri di profondità. È famoso per l'enorme bocca dentata e per l'appendice bioluminescente sulla testa, usata come esca luminosa per attirare e inghiottire prede anche più grandi di lui nell'oscurità.

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Diavolo nero avvistato in Spagna.

Pesci topo, tra i più abbondanti

I pesci topo (famiglia Macrouridae) sono tra i pesci abissali più abbondanti e abitano i fondali di tutto il mondo, a profondità che variano dai 200 fino a oltre 2.000 metri. Lunghi dai 10 cm a circa un metro, hanno occhi enormi, lunghissime code affusolate da cui prendono il nome e la frequente presenza di organi bioluminescenti sul ventre.

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Coelorinchus caelorhincus, una specie di pesce topo. Credit: Etrusko25, Public domain, via Wikimedia Commons

Spugne carnivore con forme strane

Oltre agli animali che nuotano liberamente negli abissi, i fondali ospitano le spugne carnivore (famiglia Cladorhizidae), a forma di arpa o alberello che intrappolano piccoli crostacei anche oltre i 3.000 metri di profondità sfruttando microscopici uncini adesivi.

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La spugna arpa. Credit: istituto di indagine dell’acquario della Baia di Monterey, Attribution, via Wikimedia Commons

Come sopravvivere al buio

Come ci ha già insegnato il nostro viaggio nelle buie acque abissali, qui gli animali si sono adattati sviluppando escamotage e stratagemmi evolutivi che permettono loro di vivere, nutrirsi e riprodursi al buio e al freddo.

Per esempio, la capacità di emettere luce – la bioluminescenza – può essere utilizzata per difesa, come elemento intimidatorio nei confronti di un potenziale predatore ma anche per l’attacco, per attrarre una preda o per confonderla e renderla più vulnerabile.

Altre tecniche sono la presenza di proteine antigelo nel sangue che bloccano la formazione dei cristalli di ghiaccio e il metabolismo rallentato – come negli squali dormienti – che riduce al minimo il dispendio di energie per fronteggiare il gelo e la perenne scarsità di prede.

Anche la dieta si è adattata a un ambiente poco popolato e in cui è molto difficile cacciare. La maggior parte delle specie qui si nutre di ciò che "cade" dagli strati più superficiali del mare. Si parla di neve marina – escrementi, gusci, scarti di animali morti o in decomposizione, batteri, sedimenti sospesi, muco e altre particelle di origine biologica (sia viva che morta) – e di vere e proprie carcasse.

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Matteo Galbiati
Junior Content Editor
Sono diventato Content Editor di Geopop dopo una laurea in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e un'esperienza da ricercatore tra biomateriali e colture cellulari, ho infatti lasciato il laboratorio per la mia passione: la divulgazione scientifica. Quello che era nato come un gioco sui social per raccontare le biotecnologie si è trasformato in una professione, consolidata da un Master in Comunicazione Scientifica. Sono anche un instancabile sportivo, con una passione che spazia dal calcio al basket, passando per la corsa, il tennis e il football americano.
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