
Ragni marini, pesci lanterna, il calamaro vampiro e la medusa fantasma: sono solo alcune delle creature dai nomi fantasiosi che popolano gli abissi dei mari di tutto il mondo. Pur essendo note alla scienza, queste specie avvistate così di rado dall'uomo rappresentano solo un'infinitesima parte della biodiversità oceanica, considerando che oltre l'80% delle profondità marine è ancora del tutto inesplorato. Per sopravvivere in un habitat estremo, gelido e avvolto dall'oscurità totale, questi animali hanno sviluppato straordinari adattamenti evolutivi. Grazie a "trucchi" come la bioluminescenza, il gigantismo abissale e un metabolismo rallentato, assumono spesso sembianze bizzarre e inquietanti, tanto da sembrare i perfetti protagonisti di un film horror.
Ma di che profondità parliamo esattamente quando pronunciamo la parola "abissi"? Per orientarci, gli oceani sono divisi in diverse fasce man mano che si scende verso il fondale. Si inizia con la zona batipelagica (o "di mezzanotte"), che si estende dai 1.000 ai 4.000 metri. Più giù troviamo la zona abissale, che scende dai 4.000 ai 6.000 metri. Infine c'è la zona adale, o adopelagica: l'oscurità più estrema, che sprofonda dai 6.000 fino agli 11.000 metri, raggiungendo i fondali delle grandi fosse oceaniche come la Fossa delle Marianne. Scopriamo insieme gli incredibili animali che nuotano e si nutrono, indisturbati, in questo mondo alieno.
Ragni di mare, fino a 50 cm di grandezza
Dove la luce non penetra più e la temperatura scende sotto i 4 °C si sono evolute creature caratterizzate da una condizione chiamata gigantismo abissale, ovvero la tendenza a raggiungere dimensioni enormi se confrontati con i loro parenti di superficie. Si ipotizza che una mole maggiore in questi ambienti gelidi e ricchi di ossigeno offra vantaggi, come una minore dispersione del calore corporeo. Tuttavia, date le enormi difficoltà nello studiare gli animali a tali profondità, i veri motivi alla base di questo gigantismo restano ancora, in parte, un affascinante mistero scientifico.
Tra queste creature enormi troviamo per esempio ragni di mare, calamari colossali, meduse fantasma e isopodi giganti. I primi che possiamo incontrare nel nostro viaggio abissale sono i ragni di mare (appartenenti alla classe Pycnogonida), dei singolari artropodi marini che negli abissi polari possono raggiungere i 50 centimetri di grandezza. Non sono veri ragni (aracnidi) ma chelicerati marini che popolano tutti gli oceani a diverse profondità. Caratterizzati da zampe lunghissime che ospitano gli organi vitali e permettono persino di respirare, si nutrono succhiando i fluidi di anemoni e meduse tramite una proboscide simile a una cannuccia.

Isopodi giganti, a una profondità di 2000 m
Fino a una profondità di circa 2.000 m si trovano gli isopodi giganti (Bathynomus giganteus), dei crostacei che raggiungono i 40/50 cm di lunghezza. Può sembrare poco ma se confrontato con i suoi parenti stretti i porcellini di terra (2,5 cm) le dimensioni sono notevoli. Hanno 14 zampe e un esoscheletro duro, vivono sul fondale marino comportandosi come un veri e propri spazzini nutrendosi principalmente delle carcasse di pesci e calamari che precipitano dalle acque superficiali.

Calamaro colossale, l'invertebrato più grande al mondo
Nella zona batipelagica vive anche il calamaro colossale (Mesonychoteuthis hamiltoni), l'invertebrato più grande al mondo (fino a 500 kg per 7 metri), dotato di tentacoli uncinati. È un predatore d'agguato che vive oltre i 1000 metri di profondità nell'Oceano Australe, dove caccia pesci e viene a sua volta predato dai capodogli.

Medusa fantasma, fino a 10 metri di lunghezza
Infine, dai 200 fino ai 7.000 m "fluttua" in acqua la medusa fantasma (Stygiomedusa gigantea), una creatura abissale innocua e priva di tentacoli urticanti. Può raggiungere i 10 metri di lunghezza totale grazie a quattro lunghissime "braccia orali" con cui cattura il plancton, portandolo verso il suo grande ombrello a cupola di colore rosso cremisi.

Pesci ghiaccio, dal sangue trasparente
Nelle profondità del mare, tuttavia, le dimensioni non sono tutto. Questo ambiente è popolato anche da altre specie marine uniche.
I pesci ghiaccio (famiglia Channichthyidae) sono gli unici vertebrati ad avere il sangue "bianco", essendo privi di globuli rossi ed emoglobina. Per sopravvivere nelle acque gelide dell'Antartide, assorbono l'abbondante ossigeno disciolto direttamente attraverso la loro pelle priva di squame. Per esempio, Chionobathyscus dewitti è lungo fino a 60 cm e vive tra i 500 e i 2.000 metri di profondità.

Squali dormienti e metabolismo rallentato
Gli squali dormienti rappresentano una famiglia di squali capace di vivere a profondità importanti. Le specie più note e avvistate – come il Somniosus antarcticus, il Somniosus pacificus e lo squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus) – sono caratterizzate da dimensioni notevoli, un metabolismo estremamente lento e una longevità da record, potendo vivere dai 200 ai 500 anni.

Calamaro vampiro, un vero e proprio fossile vivente
Il calamaro vampiro (Vampyroteuthis infernalis) è un innocuo mollusco abissale di 30 centimetri, caratterizzato da grandi occhi e otto braccia unite da una membrana a forma di mantello. Nonostante il nome, non succhia sangue ma si nutre di detriti a 600-900 metri di profondità, rappresentando un vero e proprio "fossile vivente" evolutivamente a metà strada tra polpi e calamari.

Diavolo nero, dall'appendice bioluminescente
Il diavolo nero (Melanocetus johnsonii), parente delle rane pescatrici, è un piccolo pesce abissale (le femmine raggiungono i 18 cm, i maschi solo 3 cm) che vive fino a circa 2.000 metri di profondità. È famoso per l'enorme bocca dentata e per l'appendice bioluminescente sulla testa, usata come esca luminosa per attirare e inghiottire prede anche più grandi di lui nell'oscurità.

Pesci topo, tra i più abbondanti
I pesci topo (famiglia Macrouridae) sono tra i pesci abissali più abbondanti e abitano i fondali di tutto il mondo, a profondità che variano dai 200 fino a oltre 2.000 metri. Lunghi dai 10 cm a circa un metro, hanno occhi enormi, lunghissime code affusolate da cui prendono il nome e la frequente presenza di organi bioluminescenti sul ventre.

Spugne carnivore con forme strane
Oltre agli animali che nuotano liberamente negli abissi, i fondali ospitano le spugne carnivore (famiglia Cladorhizidae), a forma di arpa o alberello che intrappolano piccoli crostacei anche oltre i 3.000 metri di profondità sfruttando microscopici uncini adesivi.

Come sopravvivere al buio
Come ci ha già insegnato il nostro viaggio nelle buie acque abissali, qui gli animali si sono adattati sviluppando escamotage e stratagemmi evolutivi che permettono loro di vivere, nutrirsi e riprodursi al buio e al freddo.
Per esempio, la capacità di emettere luce – la bioluminescenza – può essere utilizzata per difesa, come elemento intimidatorio nei confronti di un potenziale predatore ma anche per l’attacco, per attrarre una preda o per confonderla e renderla più vulnerabile.
Altre tecniche sono la presenza di proteine antigelo nel sangue che bloccano la formazione dei cristalli di ghiaccio e il metabolismo rallentato – come negli squali dormienti – che riduce al minimo il dispendio di energie per fronteggiare il gelo e la perenne scarsità di prede.
Anche la dieta si è adattata a un ambiente poco popolato e in cui è molto difficile cacciare. La maggior parte delle specie qui si nutre di ciò che "cade" dagli strati più superficiali del mare. Si parla di neve marina – escrementi, gusci, scarti di animali morti o in decomposizione, batteri, sedimenti sospesi, muco e altre particelle di origine biologica (sia viva che morta) – e di vere e proprie carcasse.