
Il primo monitoraggio nazionale condotto fra il 2020 e il 2021 e coordinato dall’Istituto per la Protezione dell’Ambiente (ISPRA) fornisce i dati sui lupi grigi (Canis lupus) attualmente presenti in Italia: circa 3.501 esemplari (valore medio in un intervallo fra 2.949 – 3.945 individui) distribuiti sul territorio nazionale, con circa 952 lupi nell’area Alpina, in particolare in Piemonte, la regione italiana con più lupi, e circa 2.557 lungo l’area peninsulare e la dorsale appenninica, a esclusione della Sardegna dove il lupo è assente. È importante, sottolineare che si tratta di una “stima” in quanto stiamo parlando di un animale estremamente elusivo, che difficilmente viene osservato direttamente e che, quindi, va censito cercando segni indiretti della sua presenza (escrementi, impronte, campioni di pelo, resti di predazione) o posizionando opportunamente fototrappole. Anche se geneticamente tutti i lupi grigi appartengono a un'unica specie, per l'Italia è stata riconosciuta la sottospecie del Lupo grigio appenninico (Canis lupis italicus).
La regione italiana con più lupi è il Piemonte
Nel primo censimento nazionale, nelle regioni alpine sono stati contati 102 branchi e 22 coppie, in gran parte dell’area occidentale. Il Piemonte con 67 branchi è risultata la regione con più nuclei familiari nel settore nord dell’Italia, seguito dal Veneto con 10 branchi censiti. Sugli Appennini, invece, la densità media più elevata è stata calcolata in Emilia Romagna, nella zona fra Parma e Piacenza, seguita dalla zona Toscana fra Arezzo e Firenze e poi dall’area dell’Appenino centrale fra Marche, Abruzzo e Molise.
Alla metà del XX secolo il lupo era ormai quasi estinto in gran parte dell’Europa e, in particolare in Italia erano sopravvissuti poco più di un centinaio di esemplari nell’Appennino centrale. A partire dal 1976 il lupo è stato rigorosamente protetto da normative nazionali e internazionali (Convenzione di Berna, Legge n.157 del 1992, Direttiva Comunitaria Habitat) e ha finalmente ha iniziato a ricolonizzare l’Appennino e anche le Alpi. Nell’arco di circa 50 anni i lupi, dall’Appennino centrale hanno iniziato a ricolonizzare ambienti idonei in diverse regioni italiane: nel 2014 si erano ormai insediati stabilmente nella parte occidentale delle Alpi, tra Francia e Italia, con un totale di 51 branchi e nello stesso tempo popolazioni provenienti dalla Slovenia hanno colonizzato il versante orientale alpino.
Intorno al 2017 il lupo ha iniziato a diventare una presenza stabile anche in alcune zone della pianura Padana. Il secondo censimento condotto nel 2023 e 2024 nell’area alpina eseguito con la stessa metodologia del precedente, ha messo in evidenza il fatto che i lupi, in numero di circa 1124 individui in totale, occupano una superficie complessiva stimata pari a circa 60.600 km², quindi complessivamente il loro areale è in espansione soprattutto nel versante centro-orientale, dove c’è ancora un incremento numerico delle popolazioni, mentre nell’area occidentale il tasso di crescita è più contenuto e le popolazioni sono vicine alla stabilizzazione. Si, perché i lupi, come qualsiasi altro animale, non continuano sempre ad aumentare, ma una volta raggiunto il numero massimo che ogni territorio può sostenere, si stabilizzano. A oggi, tra Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta, il lupo si va espandendo verso le aree collinari e di pianura e il Piemonte con 464 individui stimati si conferma la regione alpina con più esemplari. La mappa proposta di seguito è una rielaborazione semplificata dei dati ISPRA sulla presenza minima accertata nelle regioni alpine e appenniniche. Per la cartografia tecnica dettagliata, si rimanda al sito ufficiale dell'ente.
Quale specie di lupo è presente in Italia
Quando si parla di lupi in Italia si tende a fare una distinzione fra lupi alpini e lupi appenninici, in realtà il Lupo grigio (Canis lupus) è un’unica specie presente in Nord America e in Eurasia, composta da popolazioni che, a causa di un progressivo fenomeno di riduzione numerica, hanno subito lunghi periodi di isolamento e quindi una progressiva differenziazione genetica. Studi condotti sulla genetica del lupo in Europa mostrano che esiste una certa distanza genetica (quindi una certa differenza ) fra i lupi italiani e quelli di altri paesi europei.
In particolare, in Europa possono essere distinti tre gruppi (o cluster): una popolazione italiana, una popolazione dell’area dei Carpazi e una dell’area Balcanica e delle Alpi Dinariche. Per l’Italia è stata riconosciuta una sottospecie, il Lupo appenninico (Canis lupus italicus) che quindi si differenzia dalle altre popolazioni della specie presenti in Europa. Va detto però che i lupi hanno un'elevata mobilità, una volta riconquistati nuovi territori, individui provenienti da diverse popolazioni si reincrociano fra loro e le divergenze genetiche tendono a diminuire.
Cosa fare se si incontra un lupo
Come abbiamo già detto, il lupo è un animale estremamente schivo ed elusivo che avverte la presenza umana a vari chilometri di distanza e cerca di mantenersi lontano, quindi, un incontro ravvicinato è davvero un evento poco probabile. I suoi occhi color ambra e lo sguardo “magnetico”, lasciano innegabilmente un’emozione indimenticabile a chiunque riesca a vederlo anche per un attimo, ma questo suo fascino genera anche un effetto di “polarizzazione” dell’opinione pubblica fra chi ne è attratto e chi lo teme e prova avversione.
Alcune regole di comportamento corretto all'aperto evitano comunque eventuali rischi Ecco cosa consigliano il Servizio Forestale e il Centro Grandi Carnivori:
- non abbandonare i sentieri in montagna e tenere il cane al guinzaglio perché allontanandosi potrebbe essere preda del lupo che lo riconosce come suo rivale;
- se il lupo dovesse essere proprio vicino, parla a voce alta o batti le mani perché tenderà subito a fuggire;
- non abbandonare rifiuti alimentari che potrebbero attrarlo.

Come si contano i lupi
I lupi non si possono contare per osservazione diretta, ma, percorrendo tracciati di lunghezza e posizione predefinite, i così detti transetti, vanno rilevati segni indiretti di presenza: escrementi, impronte, tracce su neve, campioni di pelo, resti di predazione. In alternativa, possono essere posizionate fototrappole, sistemi di foto o video che si attivano con il movimento. Un'ulteriore alternativa è utilizzare tecniche di richiamo, come il Wolf howling. La stima quindi è piuttosto complessa anche per il comportamento di questa specie: compie lunghi spostamenti per cacciare e marcare il territorio e i giovani lupi si allontanano dai branchi e migrano alla ricerca di nuovi territori. Sono lupi definiti in dispersione: un po’ come i giovani che decidono di lasciare la famiglia e andare a vivere da soli. Lo sforzo per compiere il primo monitoraggio nazionale di questa specie è stato davvero imponente: 3.000 operatori esperti e volontari hanno percorso ben 85.000 Km attraverso tutta l’Italia, osservando e raccogliendo ben 24.490 segni indiretti di presenza del lupo.
L'Italia è stata suddivisa idealmente su apposite cartografie in 1.000 celle da 10×10 Km e all'interno di ogni cella sono stati individuati appositi transetti da percorrere, proprio "sulle tracce del lupo". Sono state inoltre posizionate più di 1.000 fototrappole in diversi distretti alpini e appenninici. Un'imponente mole di dati è stato poi analizzata applicando indici statistici e modelli matematici, per ottenere le stime definitive.